Dichiarazioni e speculazioni: Lagarde come Soros?

In Italia chiude tutto ma non la Borsa.
Lagarde fa crollare i mercati per poi farli rimbalzare: speculazioni come nel 1992?

Catastrofiche, shoccanti, criminali.

Questo sono state le dichiarazioni della presidente della Bce, Christine Lagarde (approfondimento al link). Una Banca centrale che non fa la Banca centrale, che non garantisce, che non è garante di ultima istanza; ognuno pensi a sé, insomma, e si salvi chi può.

Parole talmente fuori luogo da “scomodare” addirittura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, decisamente insolito a contestare tutto ciò che sia europeo, che dal suo profilo twitter ufficiale lancia un messaggio di pacata protesta.

Dopo arriva la rettifica della Lagarde, che al fine di rassicurare i mercati dice che la Bce fa il suo dovere. Le Borse recuperano.

L’Italia è zona rossa, chiude tutto ma non chiude la Borsa; ed il ricordo vola dritto al 1992, quando lo squalo della finanza George Soros fece una colossale speculazione ai danni dell’Italia (approfondimento al link).

Naturale e spontaneo sorge dunque un dubbio: perché non si è voluto chiudere il mercato azionario in un momento di manifesta emergenza? Perché la Lagarde ha fatto un simile annuncio? Perché lo ha poi rettificato?

Certi errori da chi ricopre determinate cariche non possono essere frutto di sola ingenuità.

Con le Borse aperte, le dichiarazioni che prima affondano i mercati e poi li fanno risalire, chi ha guadagnato speculando sulla situazione?

Effetto Lagarde: Borse giù, spread su

Impatto assolutamente negativo su Borse e spread dal discorso del presidente della Bce Christine Lagarde.
Spread a 235 punti base (+43 in un giorno).

È una giornata assolutamente negativa per le Borse.

Alle 13:45, per bocca del presidente Christine Lagarde, sono state annunciate le strategie della Bce:

“Ci vuole tempo per analizzare, sezionare e apprezzare ciò che facciamo; consideriamo l’attuale choc severo ma temporaneo se le giuste misure saranno messe in campo da tutti gli attori.”

Le misura a cui la Lagarde fa riferimento sono un incremento di 120 miliardi del QE da qui a fine anno, contro gli attuali acquisti di titoli da 20 miliardi di euro al mese, la revisione al ribasso dei tassi dei prestiti agevolati alle banche Tltro e l’aggiunta di nuovi prestiti a medio-lungo termine.

Rimangono inalterati, invece, i tassi di interesse ed i tassi di deposito.

Ciò che più spaventa, però, è stata la frase con la quale la presidente ha lasciato chiaramente passare l’idea di un’Istituzione vuota, priva di ogni comando e controllo, in balìa di sè stessa:

“We are not here to close spreads, there are other tools and other actors to deal with these issues.”

Che, tradotto, significa:

“Non siamo qui per chiudere lo spread, ci sono altri strumenti ed altri attori per affrontare questi problemi.”

E chi dovrebbe farlo, se non una Banca Centrale? Chi sarebbe il garante di ultima istanza?

Le reazioni sono state le seguenti:

  • Il Ftse Mib di Milano è sceso del 10%;
  • Il settore bancario a Piazza Affari è passato dal -4% al -10,20%;
  • Settore industriale -11%.

Nel dettaglio, la peggior performance è quella di Atlantia che fa registrare un -17%.

Lo spread, ieri a quota 192, è ora schizzato a 235 punti base.

Buttando l’occhio alla situazione generale, vediamo che il Dow Jones cala del 7,37% ed il Nasdaq del 6%.

L’oro, considerato un bene rifugio, perde il 3,22% scivolando sotto la soglia dei 1.600 dollari l’oncia.

Italia zona rossa ma la Borsa resta aperta: il ricordo torna al ‘92

Italia zona rossa e limitazioni in tutto il Paese, ma la Borsa resta aperta: il ricordo vola alla colossale speculazione fatta da Soros ai danni dell’Italia nel 1992.

L’Italia è stata dichiarata zona rossa, tutta.

Sono state sospese le attività educative, sportive e ricreative, con forti limitazioni a quelle sociali ed economiche a seconda dei casi.

Resta però una cosa che non ha subìto alcuna limitazione: la Borsa.

Il mercato è rimasto infatti aperto e senza alcuna limitazione; ciò significa che chiunque può intervenire a livello azionario ed obbligazionario esattamente come fosse un momento di normale amministrazione, come se non ci fosse alcuna situazione di emergenza sotto quel punto di vista.

Sembra incredibile che, per più avendolo già vissuto, il governo non si sia preoccupato di limitare l’operatività di Borsa. Ad oggi, infatti, è possibile effettuare qualsiasi transazione, comprese le vendite allo scoperto.

Vista la situazione d’emergenza, è logico che il rendimento dei titoli schizzi verso l’alto e che questo invogli gli speculatori ad effettuare vendite allo scoperto degli stessi.

Il giochetto, in poche parole, è questo: vendo oggi dei titoli che non posseggo (appunto, vendita allo scoperto) perché il loro valore di mercato è salito, promettendo che li ricomprerò (chiudendo quindi la partita, cosa che sono obbligato a fare) in futuro, ovvero quando la situazione si sarà stabilizzata ed il loro costo tornerà a scendere verso un valore normale.

Questo meccanismo è del tutto lecito e, per chi non è troppo giovane, riporta sicuramente alla mente la colossale speculazione fatta da George Soros ai danni dell’Italia nel 1992. Operazione che, oltretutto, valse anche la laurea ad honorem allo stesso Soros e consegnata da Romano Prodi tramite l’Università di Bologna (approfondimento, a cura dello stesso autore ma per la rivista “Wall Street Italia”, al link).

Qui, un breve video reperibile molto facilmente su youtube di cosa successe in quella sciagurata occasione. Un’occasione che sembra tuttavia non aver insegnato niente, visto l’attuale comportamento del governo.

Barilla investe in Russia

Nuovi investimenti in Russia per Barilla: 130 milioni per aprire la prima azienda di grano duro nell’Est Europa.

Barilla, la multinazionale italiana del settore alimentare, ha deciso di investire in Russia.

L’azienda ha intrapreso, infatti, un investimento da 130 milioni con cui costruirà il primo mulino nell’Est Europa dedicato alla produzione di farina di grano duro, nonché il secondo impianto per la produzione di pasta. 

Il luogo scelto è la zona Economica Speciale (Zes) di Stupino Quadrat. Che si trova nell’area di Mosca.

Fattore determinante nella scelta della location, dal punto di vista logistico, è stata per la presenza di una linea ferroviaria sul sito. Dal punto di vista operativo, invece, è stata un fattore chiave la disponibilità nel distretto di personale altamente qualificato, grazie alla collaborazione della società di consulenza Livolsi&Partners (che nella trattativa ha rappresentato la Zes).

A commentare l’operazione arrivano le parole del vicepresidente per la Russia e la Csi di Barilla Rus Llc e ceo della nuova società di produzione Barilla Rus Production Llc, Mikhail Putilin:

“Ci è voluto molto tempo per scegliere la sede per il nostro progetto su larga scala e ci siamo soffermati sulla Zes Stupino Quadrat. I fattori più importanti per noi sono stati la logistica conveniente, la disponibilità di una linea ferroviaria sul sito, le attrezzature con tutte le strutture e servizi necessari, nonché la disponibilità di personale altamente qualificato nel distretto di Stupino. Inoltre, il governo della regione di Mosca, l’amministrazione del distretto della città di Stupino e la società di gestione della Zes Stupino Quadrat hanno dimostrato grande lealtà e competenza durante quasi due anni di preparazione della transazione, che consentirà di attuare con successo il progetto nel più breve tempo possibile tempo possibile.”

Debito pubblico: la differenza sta nella sovranità

Debito pubblico: la differenza sta nella sovranità del debito.
Il problema sorge nel caso in cui manchi sovranità monetaria.

Il debito pubblico è costantemente al centro delle discussioni economiche odierne.

Fino a poco tempo addietro, tanto che scoppiò la crisi dei debiti sovrani, gli economisti consideravano che un indebitamento superiore al 90% del Pil fosse tossico per l’economia; ora, invece, cominciano a ricredersi.

A rivelarlo è il Wall Street Journal che riporta il parere di diversi esperti del settore, tra cui l’ex capo economista del Fmi Olivier Blanchard piuttosto che l’ex capo economista del dipartimento al Tesoro Usa Karen Dynan.

Ora la tesi che comincia a prendere campo è la seguente: una buona crescita economica e livelli di debito pubblico elevati possono convivere e sono persino desiderabili; infatti, se i rendimenti dei titoli sovrani restano al di sotto dei tassi di crescita economica, i governi possono continuare a emettere debito senza praticamente doverlo pagare.

Italia, Francia, Spagna e Regno Unito hanno infatti debiti pubblici che si avvicinano o superano il 100% del Pil; il Giappone super addirittura il 200% e gli Usa supereranno il 105%.

Rimangono contrari a quest’idea, invece, nella zona Euro. Il presidente della Bce Christine Lagarde, il mese scorso ha così ammonito la Francia:

Il crescente debito pubblico è motivo di preoccupazione, poiché riduce il margine di manovra fiscale in caso di recessione dell’economia”.

La commissione Ue le ha fatto eco avvertendo 8 Paesi membri (tra cui l’Italia, la Francia e la Spagna) del rischio di violare le regole del Patto di Stabilità, ricordando agli Stati che hanno un debito pubblico superiore al 60% che lo devono ridurre gradualmente.

Uno studio del Fmi pubblicato il mese scorso e che ha esaminato più di 400 episodi di crisi in 188 paesi tra il 1980 e il 2016, rivela che le economie avanzate affrontano un rischio sostanzialmente più elevato di entrare in crisi se il debito sovrano nei confronti di creditori stranieri supera il 70% del Pil. La soglia è invece pari al 30% per quanto riguarda le economie dei mercati emergenti.

Il problema, che probabilmente sfugge nello studio del Fmi, non è tanto il rapporto debito/Pil ma la proprietà del debito; è proprio perché si parla di “creditori stranieri” e, quindi, di debito non sovrano, che si hanno problemi.