Green pass: tabaccai pronti allo sciopero

Si rischia che i clienti si rivolgano al mercato clandestino.
Se le richieste non verranno ascoltato, giù le saracinesche.

È impensabile che l’obbligo di controllo del green pass ricada sui tabaccai.

Questa è linea di Giovanni Risso, presidente della Federazione Italiana Tabaccai (FIT), che aggiunge la minaccia di uno sciopero nel caso in cui il sottosegretario Costa non comprenda le richieste.

Stando a quanto riporta “Rai News”, secondo il presidente Risso il rischio sarebbe quello di vedere i clienti rivolgersi al mercato clandestino; più precisamente, le sue parole sono state le seguenti:

Lo ribadiremo con determinazione al sottosegretario Costa che, ci auguriamo, comprenderà le nostre ragioni; se così non fosse lo sciopero sarà inevitabile. Le tabaccherie abbasseranno le saracinesche: capiamo l’importanza del Green Pass come ostacolo al diffondersi dei contagi ma piuttosto che fare la fila per acquistare un pacchetto di sigarette legali, i clienti potrebbero rivolgersi al mercato clandestino.

Ristori: 360 milioni per piscine, discoteche e tessile

Decreto in via di definizione.
Previsti 200 milioni nel 2022 più 160 in meccanismi di aiuto.

Dovrebbe essere in via di definizione il decreto ristori.

Visto il perdurare della pandemia con il governo che ha fissato lo stato di emergenza fino alla fine di marzo inasprendo le restrizioni, sono molte le attività che chiedono a gran voce degli aiuti data la concreta impossibilità o quantomeno l’elevata difficoltà lavorativa.

Il piano che il governo intende seguire, come riporta “Tgcom24”, sarebbe quello di dare 360 milioni di euro ad una serie di attività tra cui piscine, discoteche e settore tessile.

Più precisamente, le misure messe a punto dal Mise prevederebbero 200 milioni di euro nel 2022 per le attività maggiormente impattate e altri 160 milioni che andranno in parte a rifinanziare il fondo ad hoc per il sostegno di queste attività e in parte ad altri meccanismi di aiuto.

Reddito di cittadinanza a rischio senza Green pass

Dall’1 febbraio possibile obbligatorietà.
Anche in questo caso si tratta obbligo indiretto.

Anche il Reddito di cittadinanza potrebbe essere vincolato al possesso del Green pass.

I disoccupati che percepiscono il sussidio, infatti, dall’1 febbraio potrebbero perderne diritto; tra la legge di Bilancio ed il decreto del 7 gennaio emerge la necessità del Green pass per accedere ai centri per l’impiego, in banca ed in posta: tutti posti a cui chi percepisce il sussidio dovrà accedere.

Per accedere ai luoghi sopracitati è sufficiente un tampone con esito negativo, ma l’ultima legge di Bilancio ha stabilito l’obbligo di frequentazione dei centri per l’impiego con l’immediata sospensione del sussidio in caso contrario, cosa che potrebbe creare qualche grattacapo a più di qualcuno.

Come riporta “Signo”, dai dati sulle vaccinazioni si deduce che i percettori del reddito di cittadinanza sprovvisti al momento del super green pass, perché non vaccinati o guariti dal Covid, siano inferiori al 10%; si tratta dunque di una platea di circa 100mila beneficiari su una platea di circa 1,3 milioni di nuclei familiari che ricevono il Reddito di cittadinanza.

Cure mediche: nel 2021 metà delle famiglie ci ha rinunciato

Problemi economici, indisponibilità del servizio ed inadeguatezza dell’offerta.
Saltate il 13,4% delle prestazioni sanitarie rilevanti.

Metà delle famiglie ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie.

Non stiamo parlando di chissà quanti anni fa o di chissà quale Paese povero ed arretrato; il tutto, infatti, è accaduto nel 2021 in Italia.

Come riporta “Rai News”, i dati Cerved presentati a Roma alla presenza della ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti, hanno messo in luce che precisamente il 50,2% delle famiglie italiane nell’anno appena concluso ha dovuto rinunciare alle cure mediche.

il report, riportando anche che le rinunce alle prestazioni sanitarie sono aumentate del 9,4% rispetto al 2018, mette in luce che le rinunce stesse sono avvenute per motivi economici, per indisponibilità del servizio e/o per inadeguatezza dell’offerta.

Più nel dettaglio, nel 2021 la rinuncia alle prestazioni sanitarie definite “rilevanti” è stata del 13,4%, con effetti potenzialmente significativi sulla salute dei vari componenti. 

La pandemia ha sicuramente accentuato il problema, che in realtà era però già ben radicato dato che il 29% delle famiglie italiane vive in condizioni di debolezza economica.

Non solo. il 58,4% delle famiglie ha rinunciato alle spese per l’assistenza ai bambini ed all’educazione prescolare, il 56,8% alle spese per l’assistenza agli anziani ed il 33,8% alle spese per l’istruzione.

La spesa investita nel welfare dalle famiglie equivale a 136,6 miliardi di euro, mentre quella investita dalle aziende ammonta a 21,2 miliardi di euro; complessivamente, la cifra equivale al 9% del Pil.

Dati che mettono chiaramente in evidenza la difficoltà del momento che le famiglie italiane stanno attraversando ormai da qualche anno e che si accentua sempre di più; un Paese come l’Italia dovrebbe girare su ben altri livelli di qualità della vita: quanto ancora dovrà passare prima si riesca a mettere in discussione l’attuale paradigma economico-sociale?

Esperimento “universo 25”: fine della società post-industriale?

Anche noto come “Fogna del comportamento”, portò Calhoun ad interpretare il collasso sociale nella sociologia urbana e nella psicologia.

L’esperimento “Universo 25, anche noto come “La fogna del comportamento”, o “Fogna comportamentale”, è un’espressione coniata dall’etologo statunitense John Bumpass Calhoun, usata per denotare il collasso di una società a causa di anomalie comportamentali provocate dal sovraffollamento, pur in un ambiente in cui la comunità è tenuta al riparo da avversità atmosferiche o da predatori e si vede garantita abbondanza illimitata di risorse, come cibo e acqua, e pertanto non si trova in una situazione di sovrappopolazione in senso “malthusiano” (cioè uno squilibrio tra popolazione e risorse, con quest’ultime insufficienti al fabbisogno della comunità).

È uno degli esperimenti più terrificanti nella storia della scienza, che, attraverso il comportamento di una colonia di topi, è un tentativo degli scienziati di spiegare le società umane. L’idea di “Universo 25” è venuta dallo scienziato americano John Calhoun, che ha creato un “mondo ideale” in cui centinaia di topi avrebbero vissuto e si sarebbero riprodotti.

Più specificamente, Calhoun costruì il cosiddetto “Paradiso dei topi”, uno spazio appositamente progettato dove i roditori avevano abbondanza di cibo e acqua, nonché un grande spazio abitabile. All’inizio ha piazzato quattro coppie di topi che in poco tempo iniziarono a riprodursi, causando una rapida crescita della popolazione. Tuttavia, dopo 315 giorni la sua riproduzione ha iniziato a diminuire significativamente.

Nel 1962 Calhoun descrisse in questa maniera il comportamento riscontrato negli esperimenti:

“Molti (esemplari femmine) non erano in grado di portare avanti una gravidanza sino al termine, o di sopravvivere al parto se fossero giunte alla fine. Un numero anche maggiore, dopo essere riuscite a partorire, vennero meno alle proprie funzioni materne. Tra i soggetti maschi, le distorsioni comportamentali variarono dal cannibalismo all’iperattività frenetica, all’emergere di un isolamento patologico, a causa del quale gli individui isolati uscivano per mangiare, dormire e muoversi solo quando tutti gli altri membri della comunità stavano dormendo. Anche l’organizzazione sociale degli animali ha mostrato uguale disgregazione. […] L’origine comune di questi disturbi divenne notevolmente manifesta nelle popolazioni della nostra prima serie di tre esperimenti, nei quali abbiamo osservato lo sviluppo di quello che abbiamo chiamato fogna del comportamento. Gli animali si affollavano insieme in grande numero in uno dei quattro nidi di interconnessione sui quali era mantenuta la colonia. Dai 60 agli 80 ratti si assembravano in un solo nido durante il periodo di alimentazione. I ratti singoli raramente avrebbero mangiato se non in compagnia di altri ratti. Come risultato, il nido scelto per mangiare aveva una densità di popolazione estrema, lasciando gli altri tre quasi vuoti. […] Negli esperimenti in cui si era sviluppata una fogna del comportamento, la mortalità infantile raggiunge quote del 96% tra i gruppi più disturbati della popolazione.”

Quando il numero dei roditori è arrivato a 600, si è formata una gerarchia tra loro e poi sono comparsi i cosiddetti “miserabili”. I roditori più grandi iniziarono ad attaccare il gruppo, con il risultato che molti maschi iniziarono a “collassare” psicologicamente. Di conseguenza, le femmine si sono protette e, a loro volta, sono diventate aggressive con i loro piccoli.

Con il passare del tempo, le femmine hanno mostrato comportamenti sempre più aggressivi, elementi di isolamento e mancanza di animo riproduttivo. C’è stato un basso tasso di natalità e allo stesso tempo un aumento della mortalità nei roditori più giovani. Poi è apparso un nuovo tipo di roditori maschi, i cosiddetti “bei topi”. Si sono rifiutati di accoppiarsi con le femmine o di “combattere” per il loro spazio. Gli importava solo mangiare e dormire.

Un tempo i “bei maschi” e le “femmine isolate” costituivano la maggioranza della popolazione. Con il passare del tempo, la mortalità giovanile ha raggiunto il 100% e la riproduzione è arrivata a zero. Tra i topi in via di estinzione si è osservata pansessualità (i topi si accoppiavano indipendentemente dal sesso e dall’età) e, allo stesso tempo, il cannibalismo è aumentato, nonostante ci fosse abbondanza di cibo. Due anni dopo l’inizio dell’esperimento, nacque l’ultimo topo della colonia.

Nel 1973 muore l’ultimo topo dell’universo 25.

John Calhoun ha ripetuto lo stesso esperimento altre 25 volte, e ogni volta il risultato è stato lo stesso. Il lavoro scientifico di Calhoun è stato utilizzato come modello per interpretare il collasso sociale, e la sua ricerca serve come punto focale per lo studio della sociologia urbana.

Per Calhoun non c’erano dubbi: non importa quanto sofisticato l’uomo crede di essere, una volta che il numero di individui in grado di ricoprire un ruolo supera largamente il numero di ruoli disponibili,

“L’inevitabile conseguenza è la distruzione dell’organizzazione sociale. Individui nati in queste circostanze sarebbero così distaccati dalla realtà da essere incapaci persino di alienarsi. I loro comportamenti più complessi diventerebbero frammentati. L’acquisizione, la creazione e l’utilizzo di idee appropriate per il sostentamento della vita in una società post-industriale sarebbe impossibile.”

Si ringrazia il dott. R. S. per la segnalazione.