Banca d’Italia: con questi prezzi le imprese non sopravvivono

Prezzi del gas sale di dieci volte in due anni.
L’allarme si aggiunge a quelli di Confindustria e dei costruttori.

Con questi prezzi del gas le aziende chiudono.

È l’allarme lanciato da Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, che va ad aggiungersi a quelli di Confindustria (approfondimento al link) e dei costruttori (approfondimento al link).

Con i prezzi del gas saliti di dieci volte in due anni, “c’è un grande stress sui consumatori e sulle industrie che non possono sopravvivere con questi prezzi“.

Stando a quanto riporta “Tgcom24”, Visco sottolinea come rispondere a questa difficoltà “non sia responsabilità delle politiche monetarie” ma che importante invece è stata la “forte coordinazione di risposta all’invasione russa dell’Ucraina. È questo l’unico modo di rispondere a questo shock terribile“.

Rivolta dei costruttori: costretti a chiudere

Pesano i rincari.
Anche Confindustria contro il governo.

Un “dietrofront inconcepibile” da parte del governo: così Gabriele Buia, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili, commenta la decisione di eliminare dall’ultimo decreto energia la norma che dava alle imprese la possibilità di prorogare o sospendere i lavori a causa dei rincari delle materie prime.

Come riporta “Tgcom24”, Buia avverte che in questo modo “è impossibile tenere i cantieri aperti” poiché quella norma “era l’unico strumento a disposizione delle imprese per non abbandonare del tutto i cantieri, vista l’impossibilità di proseguire i lavori con i costi attuali e la scarsità di materiali”.

Sul tema era anche recentemente intervenuta Confidustria, esprimendo forti perplessità e delusione (approfondimento al link).

Disoccupazione: è record di domande

Riprendono i licenziamenti.
20,4% in più di richieste rispetto lo scorso anno.

20,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2021.

Questo l’aumento delle domande di disoccupazione che, con la ripresa dei licenziamenti, ha raggiunto un nuovo record.

Come riporta “il Mattino”, la crisi è racchiusa tutta in queste cifre: gennaio sono arrivate all’Inps 173.792 domande di disoccupazione con un aumento del 20,4% rispetto allo stesso mese del 2021, quando era però in vigore il blocco dei licenziamenti per far fronte all’emergenza sanitaria.

È quanto emerge dall’Osservatorio Inps sulla cassa integrazione. Il dato è in calo su gennaio 2020, prima dell’emergenza sanitaria, quando le domande furono 180.292.

Sciopero autotrasportatori: stop dalla commissione di garanzia

Manca il rispetto dei 25 giorni di preavviso.
La comunicazione arriva dal commissario delegato Bellavista.

Salta lo sciopero degli autotrasportatori.

Come riporta “Rai News”, infatti, il paventato stop dell’autotrasporto italiano, proclamato a da lunedì prossimo, 14 marzo, dalle aziende di autotrasporto a livello nazionale “per causa di forza maggiore” è stato bocciato dalla Commissione di garanzia per lo sciopero.

Con una comunicazione il commissario delegato della Commissione Alessandro Bellavista, frena sulla possibilità di avviare la mobilitazione: l’informativa inviata a Trasportounito-Fiap e ministeri delle Infrastrutture e Interno rileva il “mancato rispetto del termine di preavviso di 25 giorni” e richiama “l’obbligo di predeterminazione della durata dell’astensione“.

Lavoratori PA non vaccinati e sospesi: metà stipendio

Bisogna “sopperire alle esigenze essenziali della vita”.
Decisione del Tar del Lazio in attesa dell’udienza pubblica.

I lavoratori pubblici che hanno deciso di non vaccinarsi e che, di conseguenza sono stati sospesi, hanno comunque diritto a metà dello stipendio.

A riportare la decisione che emerge dall’ordinanza 1234/22 depositata il 25 febbraio dalla quinta sezione del Tar Lazio, in attesa dell’udienza pubblica prevista per la trattazione del ricorso nel merito, è “Italia Oggi”, aggiungendo che la motivazione risiede nel fatto che bisogna in ogni caso “sopperire alle esigenze essenziali di vita” e riportando quanto di seguito.

Trova ingresso l’istanza cautelare proposta dal dipendente del ministero della Giustizia, un assistente capo della polizia penitenziaria impegnato nel sistema dell’esecuzione penale esterna: a disporre lo stop dal servizio è stato il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Ma adesso il collegio dei giudici dispone in favore dell’interessato un assegno alimentare pari al 50 per cento del trattamento retributivo di attività. Il ricorso richiede “un approfondimento di merito” sull’obbligo vaccinale: in particolare sulla necessità di bilanciamento di valori costituzionali fra la tutela della salute come interesse collettivo e l’assicurazione di un sostegno economico vitale. D’altronde la sospensione imposta dal datore di lavoro per la mancata immunizzazione non ha natura disciplinare e implica la privazione integrale del trattamento retributivo. L’interessato, fra l’altro, è uno dei dipendenti pubblici che aveva ottenuto con un provvedimento monocratico del presidente la corresponsione dell’intero stipendio fino alla trattazione collegiale. Il tutto perché, come emerge dal decreto 726/22, il lavoratore pone una serie di questioni di legittimità costituzionale sull’obbligo vaccinale che meritano essere approfondite dal collegio. La retribuzione, tuttavia, è la “fonte di sostegno” del lavoratore e dunque la misura cautelare non può attendere fino alla camera di consiglio. Ora l’agente di polizia penitenziaria dovrà contentarsi del 50 per cento almeno fino al 6 maggio, data della prossima udienza.

Non è la prima volta, peraltro, che s’incrina il fronte della fermezza tra i giudici amministrativi, che pure nei mesi scorsi hanno sempre confermato la legittimità della sospensione di medici, infermieri e professori contrari al vaccino. Non più di due settimane fa, infatti, il Tar Lazio con il decreto 919/22 ha detto stop alla sospensione di oltre venti militari accogliendo il ricorso contro i provvedimenti dei rispettivi comandi che li avevano momentaneamente estromessi per non aver adempiuto l’obbligo di immunizzarsi. Anche qui sul rilievo che sussiste “l’estrema gravità ed urgenza” perché i lavoratori non possono aspettare la trattazione collegiale del ricorso restando senza stipendio. Una linea che invece non trova riscontro nelle decisioni del giudice del lavoro sui rapporti coi datori privati: è legittimo sospendere il dipendente no vax, stabilisce ad esempio l’ordinanza 2467/21 del tribunale civile di Modena, perché la perdita dello stipendio non è di per sé “irreparabile” ma è un danno risarcibile ex post come tutte le lesioni dei diritti che derivano da rapporti obbligatori.