Berlino: sgravi dei costi dell’elettricità per le aziende

Imposta sull’elettricità industriale ridotta al minimo europeo.
Anche altri aiuti fino al 2028 per mantenere la competitività.

Il governo tedesco ha trovato un accordo sulle riduzioni dei costi dell’energia elettrica per l’industria e le imprese produttive in Germania.

Per farlo, come riporta Ansa citando la stampa locale tedesca, l’imposta sull’elettricità industriale sarà ad esempio ridotta al minimo europeo di 0,05 centesimi per kilowattora.

Per capire l’entità degli sgravi, basti pensare che attualmente il costo è di circa 2 centesimi per kilowattora, anche se diverse aziende potevano già beneficiare di un costo di 1,537 centesimi.

Come ha scritto il cancelliere Olaf Scholz su X, solo nel 2024 il pacchetto di misure porterà all’industria “un risparmio fino a 12 miliardi di euro“.

Gli sgravi saranno applicati nel 2024 e nel 2025 ma con i fondi necessari, le misure saranno inoltre prolungate fino al 2028.

Dopo mesi di discussioni e appelli da parte industriale, l’accordo nell’esecutivo tedesco è stato in particolare raggiunto dal cancelliere Scholz, dal ministro dell’Economia, Robert Habeck, e dal ministro delle Finanze, Christian Lindner.

Gli sgravi sono destinati ad aiutare significativamente i grandi consumatori tedeschi di energia, come le fonderie di metalli, i produttori di vetro e l’industria chimica, in modo che rimangano competitivi a livello internazionale.

Circa 350 aziende particolarmente esposte alla concorrenza internazionale e che soffrono per i prezzi elevati dell’elettricità riceveranno inoltre ulteriori aiuti, con un piano di 5 anni.

Crisi eolico: 3,8 miliaridi di svalutazioni per Orsted

Duro colpo per il leader mondiale di parchi eolici.
Dopo Siemens Energy (-39%), altro tonfo nell’eolico.

Il leader mondiale nella costruzione di parchi eolici offshore, la danese Orsted, sprofonda alla Borsa di Copenaghen dopo aver annunciato che interromperà lo sviluppo di due progetti negli Stati Uniti, facendosi carico di una svalutazione di 28,4 miliardi di corone danesi, ovvero circa 3,8 miliardi di euro, sui suoi conti.

A riportare la notizia è Ansa, aggiungendo inoltre che il titolo, che è arrivato a perdere il 22%, cede il 15,6% scendendo a 286,7 corone.

Dopo Siemens Energy che ha chiesto garanzie al governo tedesco per 15 miliardi di euro per aver perso il 39% in borsa sempre a causa del settore eolico (approfondimento al link), ecco un altro tonfo colossale.

Siemens Energy chiede 15 miliardi di garanzie al governo

Il titolo crolla in Borsa: -39%.
Perdite miliardarie; pesa la divisone eolica.

Siemens Energy è arrivato a perdere quasi il 40% alla borsa di Francoforte dopo che l’azienda ha detto di essere in trattativa con il governo tedesco per ottenere garanzie statali in seguito a significativi problemi nella divisione eolica.

Anche un portavoce del ministero dell’Economia tedesco ha confermato i colloqui, definendoli “diretti e affidabili“, come riporta Reuters.

Il titolo ha toccato i minimi storici con un calo di oltre il 39%, pari a una perdita di 3,3 miliardi di euro di capitalizzazione da ieri.

Quest’anno sono emersi problemi di qualità nella controllata eolica Siemens Gamesa relativi alle pale del rotore e agli ingranaggi delle turbine eoliche onshore più recenti, che hanno provocato il disappunto del principale azionista ed ex controllante Siemens AG: Siemens Gamesa ha registrato perdite miliardarie.

A causa delle perdite, Siemens Energy teme di incontrare difficoltà nell’assicurarsi garanzie dalle banche e ha deciso di rivolgersi al governo e a Siemens per ottenere un quadro di garanzie, ha scritto il settimanale economico WirtschaftsWoche, che per primo ha riferito dei colloqui insieme alla rivista Spiegel.

Secondo il settimanale, Siemens Energy starebbe cercando di ottenere garanzie fino a 15 miliardi di euro.

Modena: Mitsubishi acquista il 100% di Cpc

L’hub europeo della fibra di carbonio per l’auto è ora totalmente nipponico.
Chiude, invece, la Calsonic Kansei di Crevalcore nel Bolognese.

Sventola il grande disco rosso della bandiera giapponese sulla CPC di Modena: il gruppo Mitsubishi Chemical (una delle dieci divisioni della più grande holding nipponica, 1.763 società, 85mila dipendenti, 159 miliardi di dollari di fatturato) dopo essere entrato nel 2017 con il 44% delle quote ha annunciato di aver acquisito l’intero capitale dell’azienda specializzata da 60 anni nella componentistica automotive in plastica rinforzata con fibra di carbonio (il CFRP-Carbon Fiber Reinforced Polymer).

L’operazione, soggetta ora alle approvazioni normative, dovrebbe completarsi entro la fine del 2023, conferma la capacità competitiva della Motor Valley emiliana nello scacchiere europeo quando si tratta di materiali innovativi e tecnologie di frontiera e fa da contraltare alla notizia di questi giorni di un altro marchio nippo-americano, la Calsonic Kansei, di chiudere la fabbrica di Crevalcore nel Bolognese.

Come riporta Il Sole 24 Ore, Franco Iorio, Ceo e azionista di maggioranza fino a ieri della CPC, ha dichiarato quanto di seguito:

Mitsubischi Chemical controlla un’altra società in Germania specializzata come noi in CFRP (la Wethje a Hengersberg in Baviera, ndr) ma ha scelto Modena per sviluppare esponenzialmente questa tecnologia, che fino a ieri era una nicchia a misura di macchine da corsa e hypercar e ora è destinata a diventare una applicazione su scala industriale per tutta la mobilità ibrida ed elettrica, dove la leggerezza e la resistenza dei componenti sono fattori critici. Saremo noi la punta di diamante del gruppo in Europa. E sono le centinaia di milioni di investimenti che i giapponesi hanno in programma sul nostro sito a spiegare il valore di questa operazione, più ancora del valore in sé dell’acquisizione del restante 56% di azioni (coperta da accordo di riservatezza, ndr)”.

Volkswagen: perquisiszioni negli uffici

L’inchiesta riguarda gli stipendi ai sindacalisti.
Favoritismi in cambio di pace sindacale su contratti e investimenti.

Diversi uffici della Volkswagen in Germania sono stati oggetto di perquisizioni da parte della polizia tedesca su mandato dell’ufficio del pubblico ministero di Braunschweig.

Stando alla stampa tedesca, a sua volta citata da Quattroruote, l’iniziativa è legata alle indagini condotte dalla procura sulle retribuzioni ai membri del consiglio di fabbrica e alla presunta violazione delle normative sul divieto di favoritismo all’interno delle organizzazioni aziendali.

Si è proceduto con la raccolti di dati e documenti.

Il raid, che ha interessato anche la sede di Wolfsburg ed è durato diverse ore, ha portato gli inquirenti a sequestrare numerosi documenti e file.

Inoltre, sono stati perquisiti quattro appartamenti privati di proprietà di persone che, secondo diverse ricostruzioni, “non hanno nulla a che fare con la Volkswagen” e sono da ritenersi come dei perfetti insospettabili.

L’operazione, per la quale il costruttore ha assicurato la massima collaborazione, è il seguito di un’inchiesta giudiziaria in corso ormai da anni, partita dall’ipotesi che l’azienda abbia pagato stipendi eccessivi ai componenti del consiglio di fabbrica, ossia ai rappresentanti dei lavoratori, per ottenere in cambio una serie di benefici, a partire da una sorta di pace sindacale nelle trattative sul rinnovo del contatto di lavoro o sui piani di investimento.

Pochi mesi fa la corte federale di giustizia ha annullato l’assoluzione di quattro ex dirigenti dell’ufficio del personale della Volkswagen, accusati di appropriazione indebita: di conseguenza, sono stati riaperti il procedimento giudiziario presso il tribunale regionale di Braunschweig e il relativo fascicolo d’inchiesta.