Fca: accordo con la cinese Foxconn per l’elettrico

Dopo ‘accordo con Peugeot, Fca punto ad espandersi sul mercato cinese ed elettrico.

Neanche il tempo di sfiorare l’accordo per la fusione con Renault, poi sfumato e rimpiazzato da quello fatto con Peugeot, per forse tornare alla carica di Renault dopo le voci di divorzio tra la stessa Renault e NissanMitsubishi (approfondimento al link), che Fca fa registrare un altro accordo.

Con l’intento di rafforzarsi in due aree attualmente carenti, vale a dire il presidio nel mercato cinese e la produzione elettrica, Fca ha infatti ammesso di essere in contatto con la cinese Foxconn (precisamente Hon Hai Precision Ind. Co., Ltd.), al fine di costituire una joint venture paritetica per lo sviluppo e la produzione in Cina di veicoli elettrici di nuova generazione e l’ingresso nel business Internet of Vehicles.

Equita Sim commenta così l’ormai vicino accordo:

La notizia è potenzialmente positiva (previa verifica dei dettagli), in quanto aiuterebbe a colmare il ritardo nel segmento delle macchine elettriche e agevolerebbe la penetrazione nel mercato cinese, ad oggi marginale”.

Iran: più che decuplicata la produzione di uranio arricchito. Messaggio agli Usa

Non volevamo fare questo passo ma ci hanno costretto le politiche di Washington; ringraziamo il nemico per averci dato l’opportunità di mostrare quello che la repubblica islamica può fare.

Scriocchiolii e litigi nell’accordo sul nucleare del 2015 (il Jcpoa), di cui fanno parte Gran Bretagna, Francia, Iran, Cina, Germania e Russia e dal quale gli Usa si sono ritirati.

E sono proprio gli quest’ultimi ad aver accusato l’Iran di “continuare a colpire civili innocenti”, avvertendo il regime di Teheran che “finché non cambierà il suo comportamento ostile, continueremo a varare sanzioni paralizzanti”. Gli Usa, inoltre, tramite il Tesoro hanno fatto sapere di aver inserito nove membri dell’entourage della guida suprema Ali Khamenei nella loro black list.

Per reazione, l’Iran ha annunciato di aver aumentato di oltre dieci volte la produzione di uranio arricchito, facendo poi sapere di aver sviluppato due nuove centrifughe avanzate, una delle quali in fase di sperimentazione.

Ad oggi, Teheran, come risposta al ritiro americano dall’accordo sul nucleare, ha varato tre pacchetti di contromisure, minacciando altre misure che attiverà nel caso in cui i Paesi rimasti nell’accordo non l’aiuteranno ad eludere le sanzioni Usa.

Dal lato suo, l’Unione Europea ha avvertito che il suo sostegno all’accordo sul nucleare dipende dal fatto che il Paese adempia ai suoi impegni e Bruxelles ha chiesto, di conseguenza, una “marcia indietro” e di “astenersi da altre misure che potrebbero minare l’intesa“.

Gli annunci iraniani sono stati ancora più chiari: il primo luglio l’Iran aveva annunciato un aumento delle scorte di uranio arricchito oltre il limite massimo di 300 kg stabilito dall’accordo. Una settimana dopo aveva rivelato di aver superato il limite del 3,67% sulla purezza delle scorte di uranio. Il 7 settembre ha annunciato di aver attivato centrifughe avanzate.

Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione per l’energia atomica (Aeoi), dal sito nucleare di Natanz ed in occasione del giorno del quarantesimo anniversario della crisi degli ostaggi nell’ambasciata Usa a Teheran, ha detto che la produzione di uranio arricchito ha raggiunto i cinque chilogrammi al giorno, rispetto ai 450 grammi di due mesi fa; lo stesso, ha poi aggiunto che “gli ingegneri iraniani hanno costruito con successo un prototipo di IR-9, che è la nostra centrifuga più recente, e anche un modello di una nuova macchina chiamata IR-s, tutto questo in due mesi“.

In ultima battuta, l’Iran ha annunciato che Teheran ha rimosso tutte le sue centrifughe IR-1, ovvero le uniche consentite nell’accordo, per passare all’utilizzo di modelli avanzati.

È stato sempre Salehi, infatti, ha rivelare l’attivazione da parte iraniana di 30 nuove centrifughe avanzate IR-6, oltre alle 30 già esistenti. Le sue parole, in conclusione, sono state le seguenti:

Non volevamo fare questo passo ma ci hanno costretto le politiche di Washington; dobbiamo ringraziare il nemico per averci dato l’opportunità di mostrare quello che la repubblica islamica può fare, la nostra capacità, specialmente nell’industria nucleare che qualcuno riteneva distrutta“.