Si accorcia l’aspettativa di vita

La soglia passa da 83 a 82 anni.
Pesa la pandemia.

Cala la “speranza di vita alla nascita” per ogni individuo.

Perlopiù a causa della pandemia, nel 2020 l’aspettativa si è accorciata passando da 83 a 82 anni; più precisamente il calo è pari a 1,32 anni.

A riportare la notizia è “Tgcom24” che cita lo studio fatto dall’Università Ca’ Foscari di Venezia a firma di Stefano Mazzuco e Stefano Campostrini.

Green pass: tabaccai pronti allo sciopero

Si rischia che i clienti si rivolgano al mercato clandestino.
Se le richieste non verranno ascoltato, giù le saracinesche.

È impensabile che l’obbligo di controllo del green pass ricada sui tabaccai.

Questa è linea di Giovanni Risso, presidente della Federazione Italiana Tabaccai (FIT), che aggiunge la minaccia di uno sciopero nel caso in cui il sottosegretario Costa non comprenda le richieste.

Stando a quanto riporta “Rai News”, secondo il presidente Risso il rischio sarebbe quello di vedere i clienti rivolgersi al mercato clandestino; più precisamente, le sue parole sono state le seguenti:

Lo ribadiremo con determinazione al sottosegretario Costa che, ci auguriamo, comprenderà le nostre ragioni; se così non fosse lo sciopero sarà inevitabile. Le tabaccherie abbasseranno le saracinesche: capiamo l’importanza del Green Pass come ostacolo al diffondersi dei contagi ma piuttosto che fare la fila per acquistare un pacchetto di sigarette legali, i clienti potrebbero rivolgersi al mercato clandestino.

Ristori: 360 milioni per piscine, discoteche e tessile

Decreto in via di definizione.
Previsti 200 milioni nel 2022 più 160 in meccanismi di aiuto.

Dovrebbe essere in via di definizione il decreto ristori.

Visto il perdurare della pandemia con il governo che ha fissato lo stato di emergenza fino alla fine di marzo inasprendo le restrizioni, sono molte le attività che chiedono a gran voce degli aiuti data la concreta impossibilità o quantomeno l’elevata difficoltà lavorativa.

Il piano che il governo intende seguire, come riporta “Tgcom24”, sarebbe quello di dare 360 milioni di euro ad una serie di attività tra cui piscine, discoteche e settore tessile.

Più precisamente, le misure messe a punto dal Mise prevederebbero 200 milioni di euro nel 2022 per le attività maggiormente impattate e altri 160 milioni che andranno in parte a rifinanziare il fondo ad hoc per il sostegno di queste attività e in parte ad altri meccanismi di aiuto.

Reddito di cittadinanza a rischio senza Green pass

Dall’1 febbraio possibile obbligatorietà.
Anche in questo caso si tratta obbligo indiretto.

Anche il Reddito di cittadinanza potrebbe essere vincolato al possesso del Green pass.

I disoccupati che percepiscono il sussidio, infatti, dall’1 febbraio potrebbero perderne diritto; tra la legge di Bilancio ed il decreto del 7 gennaio emerge la necessità del Green pass per accedere ai centri per l’impiego, in banca ed in posta: tutti posti a cui chi percepisce il sussidio dovrà accedere.

Per accedere ai luoghi sopracitati è sufficiente un tampone con esito negativo, ma l’ultima legge di Bilancio ha stabilito l’obbligo di frequentazione dei centri per l’impiego con l’immediata sospensione del sussidio in caso contrario, cosa che potrebbe creare qualche grattacapo a più di qualcuno.

Come riporta “Signo”, dai dati sulle vaccinazioni si deduce che i percettori del reddito di cittadinanza sprovvisti al momento del super green pass, perché non vaccinati o guariti dal Covid, siano inferiori al 10%; si tratta dunque di una platea di circa 100mila beneficiari su una platea di circa 1,3 milioni di nuclei familiari che ricevono il Reddito di cittadinanza.

Cure mediche: nel 2021 metà delle famiglie ci ha rinunciato

Problemi economici, indisponibilità del servizio ed inadeguatezza dell’offerta.
Saltate il 13,4% delle prestazioni sanitarie rilevanti.

Metà delle famiglie ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie.

Non stiamo parlando di chissà quanti anni fa o di chissà quale Paese povero ed arretrato; il tutto, infatti, è accaduto nel 2021 in Italia.

Come riporta “Rai News”, i dati Cerved presentati a Roma alla presenza della ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti, hanno messo in luce che precisamente il 50,2% delle famiglie italiane nell’anno appena concluso ha dovuto rinunciare alle cure mediche.

il report, riportando anche che le rinunce alle prestazioni sanitarie sono aumentate del 9,4% rispetto al 2018, mette in luce che le rinunce stesse sono avvenute per motivi economici, per indisponibilità del servizio e/o per inadeguatezza dell’offerta.

Più nel dettaglio, nel 2021 la rinuncia alle prestazioni sanitarie definite “rilevanti” è stata del 13,4%, con effetti potenzialmente significativi sulla salute dei vari componenti. 

La pandemia ha sicuramente accentuato il problema, che in realtà era però già ben radicato dato che il 29% delle famiglie italiane vive in condizioni di debolezza economica.

Non solo. il 58,4% delle famiglie ha rinunciato alle spese per l’assistenza ai bambini ed all’educazione prescolare, il 56,8% alle spese per l’assistenza agli anziani ed il 33,8% alle spese per l’istruzione.

La spesa investita nel welfare dalle famiglie equivale a 136,6 miliardi di euro, mentre quella investita dalle aziende ammonta a 21,2 miliardi di euro; complessivamente, la cifra equivale al 9% del Pil.

Dati che mettono chiaramente in evidenza la difficoltà del momento che le famiglie italiane stanno attraversando ormai da qualche anno e che si accentua sempre di più; un Paese come l’Italia dovrebbe girare su ben altri livelli di qualità della vita: quanto ancora dovrà passare prima si riesca a mettere in discussione l’attuale paradigma economico-sociale?