Svezia: il sesso diventa ufficialmente uno sport

A breve il primo torneo europeo.
Per molti, ora più che mai, vale il motto “l’importante è partecipare”.

Il sesso diventa ufficialmente uno sport.

Non solo. A breve si terrà anche il primo torneo europeo.

Ad organizzarlo è la Svezia, precisamente la Swedish Sex Association (ovvero la Federazione svedese del sesso), che oggi 8 giungo aprirà le porte qualsiasi cittadino continentale.

Le regole ed il funzionamento del torneo? In termini di tempistiche, si parla di diverse settimane in cui ogni partecipante dovrà competere per 6 ore al giorno.

Inoltre, ci saranno ben 16 discipline tra cui seduzione, sesso orale e penetrazione.

A riportare la notizia sono già diverse testate come il Daily Mirror, Il Primato Nazionale e molte altre; sul tema è intervenuto anche il presidente della Swedish Sex Association, Dragan Bratych, che ha dichiarato che l’obiettivo della definizione del sesso come sport è massimizzare il piacere, il quale sarebbe incasellato in un sistema di punti: più piacere si prova, più se ne ottengono durante le sfide.

Poi ci saranno le valutazioni finali in una divisione di 70% di voti del pubblico e 30% di voti della giuria.

Sarebbero già 20 i concorrenti che hanno presentato la domanda.

Inutile dire che, ironicamente o meno, sono già in molti ad appellarsi ora più che mai al motto “l’importante non è vincere, ma partecipare”.

Fda: ok a testare impianti cerebrali nelle persone

Neuralink ottiene il via libera; già testato sugli animali.
Lo scopo è far interfacciare i cervelli con i computer.

Neuralink ha annunciato di aver ottenuto l’approvazione dalle autorità di regolamentazione statunitensi per testare i suoi impianti cerebrali nelle persone.

La start-up di Elon Musk ha affermato che l’autorizzazione della Food and Drug Administration (Fda) per il suo primo studio clinico sull’uomo è “un primo passo importante” per la sua tecnologia, che ha lo scopo di consentire ai cervelli di interfacciarsi direttamente con i computer.

Più precisamente, come riporta Il Sole 24 Ore, le sue parole sono state le seguenti:

Si tratta di un primo passo importante che consentirà un giorno alla nostra tecnologia di aiutare molte persone», ha spiegato l’azienda californiana sul proprio account Twitter, aggiungendo che «le assunzioni per le sperimentazioni cliniche non sono ancora aperte“.

Le persone potrebbero quindi pagare qualche migliaio di dollari per dotare il proprio cervello della potenza del computer.

Per Elon Musk questi chip devono consentire all’umanità di raggiungere una “simbiosi con l’Ai“, nelle sue parole del 2020 pronunciate alla conferenza annuale dell’azienda.

Alla fine di novembre, su Twitter, aveva dichiarato:

Ora siamo fiduciosi che il dispositivo di Neuralink sia pronto per l’uomo, quindi la tempistica dipende dal processo di approvazione della Fda“.

Finora prototipi delle dimensioni di una moneta sono stati impiantati nei crani degli animali.

Diverse scimmie sono così in grado di “giocare” ai videogiochi o di “digitare” parole su uno schermo semplicemente seguendo con gli occhi il movimento del cursore.

Altre aziende stanno lavorando per controllare i computer con il pensiero, come Synchron che ha annunciato nel luglio 2022 di aver impiantato la prima interfaccia cervello-macchina negli Stati Uniti.

Bce all’Italia: il debito è un problema vostro

9 economisti su 10 vedono nell’Italia l’anello debole dell’Ue.
Crosetto critica i troppi poteri alla Banca centrale.

Il debito? È un problema vostro. Così la Bce all’Italia

Non si placa la polemica dopo l’articolo del Financial Times, secondo il quale nove economisti su dieci vedono l’Italia come l’anello debole dell’Unione europea dopo i rialzi dei tassi Bce.

Recentemente è sceso in campo il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che in un’intervista a Repubblica ha detto di non “comprendere le ragioni che hanno spinto la Bce a cambiare politica sugli acquisti di Stato europei, in un momento economicamente già molto complesso”.

In particolare, come riporta Il Giornale, Crosetto ha criticato non tanto i rialzi dei tassi, ma la decisione di ridurre di 15 miliardi al mese l’acquisto di titoli di Stato. Una decisione che ha fatto salire i rendimenti dei titoli sovrani dell’area euro, tra cui il Btp italiano.

Il ministro di Fratelli d’Italia ha criticato organismi come Bce ed Ebache rispondono solo a se stessi” e hanno possibilità “di incidere sulla vita dei cittadini in modo superiore alla Commissione europea e soprattutto ai governi nazionali”. Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha polemizzato definendo l’intervista “demenziale dal punto di vista tecnico”, in quanto la Bce deve contrastare l’inflazione, e “pericolosa perchè riesuma tutto l’arsenale di fesserie sovraniste”.

Un’altra risposta alle critiche italiane è arrivata proprio da Francoforte, con un post pubblicato ieri sul blog della Bce dal titolo “Politica fiscale: dal pasto gratis a quello accessibile”.

Il testo ammette che per i governi è diventato più costoso finanziarsi, ma “il debito pubblico può rimanere su un percorso solido”.

La velina all’Italia si fa più evidente quando si sottolinea che “gli investitori sono diventati più restii a detenere attività più rischiose” e “prestano attenzione alla sostenibilità del debito”.

Ergo: la colpa è principalmente dell’Italia, e del suo maxi debito, se i rendimenti si sono alzati molto (ieri il Btp decennale rendeva il 4,24%, più del triplo di un anno fa). L’istituto centrale, tuttavia, rassicura sul fatto che un’inflazione più elevata tende a migliorare la sostenibilità fiscale per effetto dell’aumento del gettito di alcune imposte, come per esempio l’Iva.

Non sembra dunque essere all’orizzonte un rallentamento sul rialzo dei tassi. Anche se qualche buon segnale si è materializzato tra il calo dell’inflazione tedesco a cui si è aggiunto, ieri, il dato francese che, a sorpresa, è risultato in calo a dicembre al 5,9% contro il +6,2% di novembre.

Oggi sarà il turno del dato italiano che potrebbe certificare una volta in più il rallentamento della corsa dei prezzi e riequilibrare un po’ lo scontro tra falchi e colombe, che in sede Bce vede per il momento prevalere i primi.

Se, da un lato, l’aumento dei tassi pare inevitabile a fronte di un’inflazione così elevata, dall’altra il rischio è di forzare troppo la mano e di rovinare l’ottimo momento dell’Italia che è la terza economia dell’area euro. Come riporta il Sole 24 Ore, quest’ anno Il Paese dovrà mettere sul mercato Btp fra i 310 e i 320 miliardi.

Un bilancio che sale a 510 miliardi con Bot e altre emissioni a breve. Si va verso una spesa per interessi da 270,2 miliardi tra 2023 e 2025 (contro i 186,1 calcolati nel Def di aprile).

Il Tesoro, tra l’altro, chiederà aiuto agli investitori retail, con una o più emissioni nel 2023 del Btp Italia.

Il Paese può farcela, ma il dubbio è se non sia il caso di mettere in campo uno strumento più potente del Tpi per tenere a bada i rendimenti sovrani. Per il vantaggio di tutti, non solo dell’Italia.

RAFFORZARE LE COMPETENZE: FONDITALIA STANZIA 7 MILIONI PER IL 2023

Nel 2022 il Fondo ha approvato progetti di formazione per oltre 16 milioni di euro.

L’Italia necessiterà di almeno 4,5 milioni di lavoratori tra settori privati e pubblici nel quinquennio 2022/2026, con un incremento di oltre un milione di lavoratori rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. Sono i dati contenuti nel report sulle “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia” realizzato da Excelsior – Unioncamere, i quali evidenziano, tra l’altro, che il fabbisogno di competenze sempre più green e digitali è alla base non solo della crescita economica del Paese, ma soprattutto della competitività di tutti i settori produttivo/industriali. Considerando che un italiano su due ha competenze obsolete e che, dati al 2021, solamente il 25% della forza lavoro dell’intero Paese svolge corsi di formazione continua, gli sforzi dei Fondi interprofessionali si fanno, di anno in anno, sempre più intensi. Con la pubblicazione dell’Avviso FEMI 2023.01 per il finanziamento di attività di formazione continua a favore di imprese aderenti al Fondo e ai Conti di Rete, FondItalia (Fondo Formazione Italia) ha aumentato la dotazione economica iniziale di un milione di euro, passando dai sei milioni stanziati lo scorso anno ai sette milioni di budget per l’anno entrante. Il nuovo Avviso 2023.01, con procedura a Sportello, è articolato su quattro differenti assi formativi: Progetti formativi aziendali, in linea con le esigenze espresse da una sola impresa, Progetti formativi interaziendali rivolti ad un gruppo di imprese, aggregate secondo una logica di rete, e Progetti formativi individuali finanziabili mediante voucher, ossia la partecipazione a percorsi a scelta individuale di alta formazione o specialistica, erogata da specifici Enti in linea con le esigenze espresse da una o più imprese. A questi, si affianca l’asse FNC (Fondo Nuove Competenze) inserito nel Piano Nazionale Nuove Competenze previsto nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) che prevede accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro destinati a percorsi di sviluppo delle competenze dei lavoratori.

All’interno del nuovo Avviso FEMI 2023.01, FondItalia ha ritenuto prioritario intervenire su alcune tematiche, quali: aggiornamento e mantenimento delle competenze; adozione di nuovi modelli di gestione aziendale (risorse umane, qualità, tecniche di produzione) ed amministrazione, sviluppo delle abilità personali; introduzione di elementi di innovazione tecnologica e digitale; incremento della conoscenza del contesto lavorativo e delle competenze linguistiche; supporto all’internazionalizzazione e green economy.

Per il 2023, accanto alla pubblicazione dei sei Sportelli dell’Avviso FEMI, avremo anche la gestione di quei percorsi legati al Fondo Nuove Competenze, che chiuderà la presentazione dei Progetti nel mese di maggio del prossimo anno –spiega Egidio Sangue, Vicepresidente e Direttore di FondItalia-. Creare le condizioni perché i lavoratori abbiano accesso a corsi di formazione e aggiornamento di qualità in modo da accompagnarli nello sviluppo di abilità e competenze professionali necessarie per mantenersi concorrenziali sui mercati di riferimento rappresenta di una possibilità aggiuntiva per le imprese».

Il 2022 si è chiuso, per FondItalia, con 768 progetti di formazione approvati a fronte di oltre 16 milioni di euro spesi in attività formative (due milioni in più rispetto al 2021) a beneficio di quasi 30mila lavoratori (cinquemila in più rispetto al 2021) per un totale di quasi 750mila ore di formazione. «Sono numeri molto positivi, che ci auguriamo di poter confermare ed incrementare nel corso del 2023 –conclude Sangue; ci troviamo di fronte a grandi e repentine mutazioni dei mercati e dei loro contesti che devono essere affrontati con la giusta competenza e professionalità. I dati dello scorso anno ci dicono che le imprese e i lavoratori hanno ben chiari questi cambiamenti».

Le tematiche formative con il più alto monte ore di formazione nel 2022 sono state la salute e sicurezza sul lavoro, lo sviluppo delle abilità personali e la gestione aziendale. I lavoratori maggiormente coinvolti in attività formative hanno un’età compresa tra 30-39 anni, seguita dai lavoratori tra i 40 e 49 anni. L’Italia è in linea con le medie europee per percentuale di adulti in età lavorativa solo con il diploma di scuola media superiore (41% secondo Ocse) e le statistiche sull’Avviso FEMI 2022.01 dimostrano come, proprio questo target, è stato il maggiore beneficiario della formazione FondItalia. Laurea e successive specializzazioni non escludono l’accesso alla formazione o all’aggiornamento: infatti il 13% degli iscritti è composto proprio da laureati. Tra le regioni più virtuose in fatto di formazione professionale, troviamo la Lombardia, seguita dalla Puglia ed Emilia-Romagna.

La pubblicazione dell’Avviso FEMI 2023.01 succede alla pubblicazione di quello 2022.01 con cui FondItalia è riuscita ad attivare percorsi formativi a beneficio di 2.644 imprese per un totale di quasi 30mila lavoratori.

Tutti gli osservatori, nazionali e internazionali, concordano che il 2023 sarà un anno di svolta per il Paese -sottolinea Francesco Franco, Presidente FondItalia-Il fabbisogno di lavoratori, dovuto al turnover degli occupati in uscita dal mondo del lavoro, ed il livello di specializzazione professionale richiesto sono alla base delle grandi trasformazioni del mercato del lavoro che ci troveremo ad affrontare. FondItalia, che rappresenta un riferimento importante e presente per le imprese aderenti, soprattutto piccole e micro, come sempre c’è ed ha intenzione di dare il proprio contributo perché la ripresa del nostro Paese sia durevole e di largo respiro grazie all’apporto e agli sforzi di tutti gli attori della partita».