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Iveco vende Magirus: aveva inventato la scala girevole antincendio

Fondata nel 1864, impiega 180 persone a Brescia e 1.000 in Europa.
I mezzi antincendio non rientrano nel core business.

Iveco è pronta a mettere sul mercato Magirus, la storica società tedesca che è una divisione del gruppo con sede a Torino.

L’azienda si occupa dell’allestimento dei mezzi per i vigili del fuoco ed è leader a livello internazionale soprattutto nella costruzione delle scale mobili antincendio: ha inventato la scala girevole, dispositivo che è stato clonato ed è presente su tutti i principali camion antincendio.

Come comunicato ai sindacati, Iveco ha “l’intenzione di cercare un investitore che rilevi in tutto o in parte la divisone antincendio, che in Italia occupa circa 180 persone nel sito di Brescia mezzi speciali e circa 1.000 in Europa”. 

Fondato dal capo dei vigili del fuoco tedesco Conrad Dietrich Magirus nel 1864, il marchio Magirus ha quasi 150 anni di esperienza nella produzione di veicoli che forniscono soccorso in caso di incendio, pericolo e calamità naturali.

Una riorganizzazione che, come riporta La Repubblica, dipende dalla necessità di Iveco, società partecipata da Exor che controlla anche Repubblica attraverso Gedi, di focalizzarsi sul core business.

I mezzi antincendio non vi rientrano e, soprattutto, la ricerca di un investitore, che è appena partita, servirà anche a rilanciare l’attività di Magirus. 

Pechino a Kissinger: impossibile contenere la Cina

Le parole di Wang Yi all’ex segretario Usa che ritiene inevitabile l’evolversi cinese.

Durante un incontro con l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, in visita a Pechino, l’alto diplomatico cinese Wang Yi ha dichiarato oggi che è “impossibile accerchiare o contenere” la Cina.

Lo stesso Wang Yi, come riporta Ansa, ha poi continuato come di seguito:

“Lo sviluppo della Cina ha una forte dinamica endogena e una logica storica inevitabile. È impossibile cercare di trasformare la Cina, ed è ancora più impossibile accerchiarla e contenerla“.

Stellantis: accordi per oltre 10 miliardi sui microchip

Copertura fissata fino al 2030.
Il gruppo ha optato per una strategia diversificata.

Le partnership sui semiconduttori avviate ad oggi da Stellantis per gestire e garantire la fornitura a lungo termine dei microchip coprono un valore di acquisti di oltre dieci miliardi di euro fino al 2030.

E’ quanto scrive il gruppo automobilistico in una nota, riportato da Reuters, nella quale delinea la strategia diversificata adottata per far fronte alla crescente domanda di chip con l’obiettivo di raggiungere gli “ambiziosi obiettivi” del piano strategico ‘Dare Forward 2030‘.

La strategia di Stellantis, spiega la nota, combina accordi con i produttori di chip per i semiconduttori strategici, l’acquisto diretto di componenti e la piena visibilità della domanda futura di chip.

Nei settore dei semiconduttori Stellantis collabora con partner come Infineon, NXP Semiconductors, Onsemi e Qualcomm, esta inoltre lavorando con aiMotive e SiliconAuto per sviluppare in futuro dei propri chip differenziati.

Enel: ceduto il portafoglio fotovoltaico in Cile

Continuano le cessione del gruppo, soprattutto per il settore green.
Cessione a Sonnedix per 550 milioni di dollari.

Continuano le cessioni di Enel.

Dopo la recente vendita Enel Green Power Australia (approfondimento al link), il gruppo procede a cedere parti del suo capitale, in modo particolare liberandosi dei business correlati all’energia verde.

Come riporta First Online, infatti, Enel ha venduto asset in Cile per 550 milioni di dollari.

La multinazionale italiana e la sua controllata quotata Enel Cile hanno firmato un accordo di compravendita di azioni con Sonnedix Chile Arcadia e Sonnedix Chile Arcadia Generación, società entrambe controllate dal produttore internazionale di energia rinnovabile Sonnedix, che prevede la vendita delle intere partecipazioni detenute da Enel (circa 0,009%) e dalla sua controllata (circa 99,991%) nel capitale sociale di Arcadia Generación Solar, azienda cilena proprietaria di un portafoglio di quattro impianti fotovoltaici.

Gli impianti sono situati nelle regioni di Atacama e Antofagasta, nella parte settentrionale del Cile, e hanno circa 416 MW di capacità installata in totale.

La finalizzazione della vendita è soggetta ad alcune condizioni sospensive usuali per questo tipo di operazioni, tra cui l’autorizzazione da parte dell’autorità antitrust cilena Fiscalía Nacional Económica (Fne).

In una nota, la società ha dichiarato quanto di seguito:

“La transazione è in linea con il Piano strategico di Enel Cile, in quanto contribuisce all’obiettivo della creazione di valore attraverso la diversificazione e l’ottimizzazione del capitale e del portafoglio di Enel Cile e delle sue controllate”.

L’accordo prevede che gli acquirenti paghino, per la totalità delle partecipazioni, un corrispettivo complessivo di 550 milioni di dollari (circa 504 milioni di euro), corrispondente al 100% dell’enterprise value concordato dalle parti.

Di conseguenza, si prevede che l’operazione generi un impatto positivo sull’indebitamento netto del Gruppo pari a circa 504 milioni di euro e sull’utile netto di Gruppo reported per il 2023 pari a circa 20 milioni di euro.

Non sono invece previsti impatti dell’operazione sui risultati economici ordinari del Gruppo.

I quattro impianti fotovoltaici che compongono il portafoglio sono: Diego de Almagro (36 MW, operativo dal 2014), Carrera Pinto (97 MW, operativo dal 2016), Pampa Solar Norte (79 MW, operativo dal 2016) e Domeyko (204 MW, operativo dal 2022), che insieme generano circa 1 TWh all’anno di produzione netta.