Bosch prevede di tagliare 1.100 posti entro il 2029

La causa è il rapido peggioramento del mercato automobilistico.
L’azienda prevede di concentrarsi sulla produzione di semiconduttori perchè le unità di controllo elettroniche non sono più competitive nel mercato europeo.

Il produttore tedesco di componenti per auto Bosch taglierà fino a 1.100 posti di lavoro entro il 2029 e ristrutturerà il suo stabilimento di Reutlingen, a causa del rapido peggioramento del mercato automobilistico che fa calare le vendite.

Come riporta Tgcom24, Bosch concentrerà l’impianto principalmente sulla produzione di semiconduttori, poiché la produzione di unità di controllo elettroniche non è più competitiva nel mercato europeo.

Federterziario sui fondi interprofessionali: “Misure più adatte a micro e pmi”

Su 240 mln per la formazione dei cassaintegrati, impegnato solo il 4%.

La formazione prevista per i cassaintegrati non ha raggiunto l’obiettivo sperato“. Le parole di Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario, l’organismo datoriale che rappresenta circa 90mila imprese associate, principalmente micro, piccole e medie, si focalizzano sui dati riportati nel XXIV Rapporto dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) che evidenziano come a fronte di 240 milioni disponibili nel biennio 2022-2023, ne sono stati effettivamente impegnati poco più di 11 milioni, pari a circa il 4% del totale.

Questo dato – spiega Alessandro Francodimostra la difficoltà nell’utilizzare questa misura rispetto alla platea dei potenziali destinatari, soprattutto per le imprese di minori dimensioni, dove il vincolo della contemporaneità tra periodo di sospensione dell’attività lavorativa e avvio della formazione diventa di difficile applicabilità”.

Nell’ottica di un miglioramento della gestione dei Fondi restano da dirimere anche le questioni legate alle risorse destinate e al cosiddetto “prelievo forzoso” effettuato dall’INPS che di fatto decurta ulteriormente le linee di finanziamento destinate ai Fondi.

Sarebbe auspicabile – spiega Francoinnalzare il tetto dello 0,30% per portare l’Italia ai livelli di altri paesi europei, come la Francia, o quantomeno eliminare il ‘prelievo forzoso’ perché le sole risorse versate dalle imprese sulle trattenute dei contributi non consentono ai Fondi Interprofessionali che non hanno ricevuto start-up, tra i quali FondItalia, di mettere a bando risorse in favore di determinate categorie di lavoratori. Inoltre, considerando la sottocapitalizzazione delle MPMI, l’aumento delle risorse economiche disponibili permetterebbe alle imprese di essere più produttive e maggiormente competitive sul mercato anche per affrontare la transizione digitale e green“.

La fruizione della formazione nelle micro, piccole e medie imprese assume coordinate decisamente differenti rispetto alla grande imprese e senza correttivi adeguati si rischia di creare elementi di criticità anche sul fronte della concorrenza. Occorrono stanziamenti aggiuntivi e una revisione dell’utilizzo dei Fondi dedicati. A tal proposito bisognerebbe rivedere l’applicazione della disciplina relativa agli aiuti di stato che oggi comporta disparità di trattamento fra MPMI e Grandi imprese, creando una distorsione del sistema, in contraddizione con l’assunto normativo introdotto proprio al fine di non alterare la concorrenza.   

“Oggi, le nostre MPMI – aggiunge il segretario generale rischiano di essere escluse dai mercati, di subire pesanti riduzioni di fatturato o addirittura di dover cessare lattività perché troppo deboli, con poche competenze tecniche e spesso sottocapitalizzate. Un contesto economico fortemente polarizzato da imprese di grandi dimensioni, soprattutto internazionali, più capaci di sostenere investimenti in tecnologie e di supportare la crescita delle competenze interne, rischia di limitare gli spazi per le piccole imprese“. 

Resta fondamentale, quindi, il “ruolo sociale” dei fondi interprofessionali, che hanno già dimostrato di poter essere decisivi per consentire a lavoratori e imprese l’acquisizione e l’adeguamento di competenze determinanti per riuscire a consolidare la propria competitività nel sistema produttivo globale.

Riteniamo strategicamente importante che venga data ai fondi la possibilità di formare anche il datore di lavoro delle imprese che occupano fino a 15 dipendenti – conclude il segretario generale , da un lato, per facilitare e rendere sempre più immediato l’accesso alla formazione, anche attraverso percorsi individuali e personalizzati, in coerenza con le specifiche esigenze, dall’altro, perché formare gli imprenditori vuol dire anche consentire loro di trasferire la cultura della formazione, della sicurezza e delle transizioni”.

Verso il Fondo Nuove Competenze 2026: co-progettualità e politica strutturale

FondItalia propone miglioramenti su gestione risorse, tempistiche
e meccanismi di certificazione delle esperienze pregresse.

La formazione continua dei lavoratori italiani si trova a un bivio cruciale. Con oltre 23mila istanze presentate nella terza edizione del Fondo Nuove Competenze (FNC) e un investimento senza precedenti di oltre un miliardo di euro, il programma ha dimostrato una capacità di coinvolgimento per oltre un milione di lavoratori. Di fronte a questi numeri, FondItalia (Fondo Formazione Italia) getta lo sguardo verso l’edizione 2026 perché gli attori in gioco facciano fronte comune per la trasformazione del FNC in una politica strutturale permanente.

«Crediamo convintamente –spiega Egidio Sangue, direttore di FondItalia– che la quarta edizione del Fondo Nuove Competenze, che vedrà la luce il prossimo anno, debba articolarsi su tre direttrici principali: il superamento dell’approccio emergenziale, l’integrazione nelle politiche attive del lavoro e la valorizzazione delle filiere formative attraverso le aggregazioni di imprese».

Stando all’esperienza fin qui maturata da FondItalia, il Fondo Nuove Competenze ha rappresentato una vera rivoluzione nel panorama della formazione continua, riuscendo ad avvicinare migliaia di piccole e microimprese a percorsi formativi strutturati. Dalla sua istituzione nel 2020, lo strumento ha dimostrato un’efficacia crescente nel sostenere la riqualificazione professionale attraverso la riduzione dell’orario di lavoro compensata da percorsi formativi mirati.

Tra le suggestioni avanzate da FondItalia, emerge l’idea di un approccio co-progettuale che preveda il coinvolgimento diretto delle imprese nella fase di definizione della misura«Questa metodologia consentirebbe una più stretta integrazione tra le esigenze aziendali e l’offerta formativa, garantendo una risposta più tempestiva alle trasformazioni del mercato del lavoro» precisa Sangue.

Il Fondo Paritetico evidenzia, inoltre, l’opportunità di perfezionare i meccanismi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, con l’obiettivo di progettare una formazione di maggiore qualità e aderenza alle esigenze del mercato del lavoro. Le proposte includono un focus particolare sulle competenze per il futuro e sui cluster di imprese, elementi che potrebbero trasformare radicalmente l’approccio alla formazione continua.

L’integrazione del Fondo Nuove Competenze nella programmazione delle politiche attive del lavoro rappresenta un altro elemento centrale delle idee elaborate in questi anni da FondItalia: «Il passaggio a una misura strutturale risponde alla necessità di fornire alle imprese strumenti permanenti per affrontare le sfide della trasformazione digitale e della transizione ecologica, rendendo la formazione continua un elemento centrale della strategia competitiva aziendale» prosegue Sangue.

Tra i suggerimenti di FondItalia per l’edizione 2026 di FNC anche un miglioramento della gestione delle risorse e delle tempistiche, aspetti che potrebbero ottimizzare l’efficacia complessiva del programma. Il maggiore coinvolgimento delle filiere formative che nascono dalle aggregazioni di imprese rappresenta una delle suggestioni più significative del modello proposto.

«Il sistema della formazione continua in Italia funziona proprio perché è realmente a contatto con le esigenze delle imprese –conclude il direttore Sangue-. I Fondi Interprofessionali hanno dimostrato di sapere fornire l’ecosistema e l’infrastruttura tecnica necessari per garantire l’efficacia dei percorsi formativi, un elemento che andrebbe valorizzato nella progettazione della quarta edizione del FNC».

Indeed e Glassdoor licenziano 1.300 dipendenti

La giapponese Recruitment Holdings che detiene entrambi i portali per la ricerca del lavoro intende puntare sull’AI.
Prevista una riduzione del 6% dell’organico collettivo.

Recruitment Holdings, la società giapponese che controlla sia Glassdoor che Indeed, sta per avviare un processo di riduzione di circa il 6% del proprio organico collettivo, ovvero circa 1.300 dipendenti.

Le due società sono tra i portali di ricerca del lavoro più popolari e sono entrate a far parte di Recruitment Holdings rispettivamente dal 2018 e dal 2012.

Stando a quanto riporta Business Insider poi ripreso da HD Business, i licenziamenti sarebbero dovuti alla volontà del gruppo di puntare sull’intelligenza artificiale.

Lavoro, Univendita-Confcommercio: ha ragione UPB, impegno per ridurre tasso inattivi

12 milioni di italiani tra i 15 ed i 64 anni non lavorano e non cercano lavoro.
Di questi, 8 milioni sono donne.

Un tasso di inattività così alto nella popolazione tra 15 e 64 anni, in particolare tra le donne, rimane un grave vulnus del nostro mercato del lavoro, su cui l’Ufficio parlamentare di bilancio ha giustamente rinnovato l’allarme. Si tratta di circa 12 milioni di italiani, di cui otto milioni di sesso femminile che non lavorano e non cercano nemmeno un’occupazione. Un numero che dobbiamo assolutamente ridurre se vogliamo avvicinarci ai migliori standard europei“.

Lo dice Ciro Sinatra, presidente di Univendita, la principale associazione della vendita diretta in Italia, aderente a Confcommercio, commentando l’audizione dell’Upb in commissione d’inchiesta sugli Effetti economici e sociali della transizione demografica.

Il nostro comparto sta facendo la propria parte in tal senso: offre flessibilità di impegno, occasioni di carriera e compensi commisurati al merito. Non a caso, circa il 90% degli incaricati nella vendita diretta è donna – aggiunge Sinatra -. Ma soprattutto, grazie a un settore in salute, le aziende associate sono alla ricerca di nuove figure da inserire negli organici, in particolare di sesso femminile in ragione della loro naturale creatività e predisposizione all’empatia relazionale con il cliente, vero punto di forza della vendita diretta“.