Ucraina: si dimette il primo ministro

Dopo aver fatto trapelare critiche verso il presidente, il primo ministro ucraino ha rassegnato le dimissioni.

Il presidente ucraino, Volodymur Zalenskiy, è chiamato a prendere in considerazione le dimissioni del primo ministro Oleksiy Honcharuk; ad annunciarlo è stato l’ufficio della Presidenza.

Queste le parole del primo ministro dimissionario, rilasciate su facebook:

Sono riuscito a realizzare il programma del Presidente, che per me rappresenta un modello di apertura e decenza; Tuttavia, per eliminare ogni dubbio sul rispetto e fiducia che nutro nei confronti del Presidente, rassegno le dimissioni”.

Negli ultimi tempi, infatti, si erano sparse voci secondo le quali il primo ministro criticasse il presidente ucraino.

Fca: accordo con la cinese Foxconn per l’elettrico

Dopo ‘accordo con Peugeot, Fca punto ad espandersi sul mercato cinese ed elettrico.

Neanche il tempo di sfiorare l’accordo per la fusione con Renault, poi sfumato e rimpiazzato da quello fatto con Peugeot, per forse tornare alla carica di Renault dopo le voci di divorzio tra la stessa Renault e NissanMitsubishi (approfondimento al link), che Fca fa registrare un altro accordo.

Con l’intento di rafforzarsi in due aree attualmente carenti, vale a dire il presidio nel mercato cinese e la produzione elettrica, Fca ha infatti ammesso di essere in contatto con la cinese Foxconn (precisamente Hon Hai Precision Ind. Co., Ltd.), al fine di costituire una joint venture paritetica per lo sviluppo e la produzione in Cina di veicoli elettrici di nuova generazione e l’ingresso nel business Internet of Vehicles.

Equita Sim commenta così l’ormai vicino accordo:

La notizia è potenzialmente positiva (previa verifica dei dettagli), in quanto aiuterebbe a colmare il ritardo nel segmento delle macchine elettriche e agevolerebbe la penetrazione nel mercato cinese, ad oggi marginale”.

Al-Asad: feriti 11 soldati americani

11 i feriti americani dopo l’attacco iraniano.
I militari sono stati trasportati in Germania e Kuwait per visite mediche.

Trapelano le prime informazioni in merito all’attacco iraniano alle basi americane in Iraq avvenuto l’8 gennaio (approfondimento al link).

A smentire le dichiarazioni dell’amministrazione Trump, arriva infatti il comunicato della Coalizione anti-Isis, dove si sostiene che 11 militari americani siano stati feriti nell’attacco alla base americana di Al-Asad, in Iraq.

Ancora, nel comunicato si legge che “per precauzione diversi militari stanno ricevendo cure ai centri medici in Germania e in Kuwait”.

Stando al Defence One, i militari sarebbero stati trasferiti in Germania ed in Kuwait, al fine di essere sottoposti a trattamenti per trauma cranico e ad ulteriori esami dato che almeno un militare avrebbe subìto una commozione cerebrale; più precisamente, Myles Caggings, colonnello e portavoce del comando Usa a Baghdad, ha riferito quanto di seguito:

Per un eccesso di cautela, alcuni militari sono stati trasportati dalla base Al-Asad al centro medico di Landstuhl in Germania, ed altri al Camp Arifjan, in Kuwait, per screening di follow-up“.

Svolta green: altro “cetriolo” per l’Italia

Dalla svolta green altra fregatura per l’Italia: verserà 900 milioni per incassarne 364.
Alla Polonia 2 miliardi sui 7,5 totali.

L’Italia riceverà dall’Ue 364 milioni di euro per la svolta green.

Tutti contenti, dai sostenitori Gretini alle Sardine, ed una bella notizia, apparentemente.

I retroscena su Greta Thunberg li ha già svelati l’autore in un altro suo articolo (approfondimento al link), quelli inerenti alle politiche green si rimandato alle camuffate strategie tedesche, da sempre pro austerity, di fare spesa pubblica oltre che agli interessi dei grandi gruppi commerciali.

Il retroscena inerente ai fondi che l’Italia percepirà, invece, sta nel fatto che il Bel Paese verserà all’Europa per la tematica in questione la bellezza 900 milioni di euro.

Infatti, non è un retroscena nuovo quello che l’Italia sia un finanziatore netto dell’Unione europea. Per alimentare il fondo europeo che sarà utilizzato per la svolta green, tabella fonte ANSA alla mano l’Italia si porterà a casa un altro segno negativo (verserà 900 milioni di euro per riceverne 364, con un risultato netto di averci rimesso 536 milioni di euro).

Il tutto, per sentirsi inoltre dire che deve aumentare le tasse e tagliare i servizi “perché spende troppo”.

Ciò nonostante, le parole del ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, sono state le seguenti:

Inizia il percorso per il Green Deal europeo che vede l’Italia protagonista. Il Fondo di 7,5 miliardi mira a garantire una transizione sociale giusta con ricadute positive per tutti gli Stati membri”.

Il totale del fondo, che prende il nome di Just Transition Fund, ammonta appunto a 7,5 miliardi di euro di cui 2 andranno alla Polonia, Paese già primo nella classifica dei finanziamenti ottenuti dall’Ue, a causa dell’ancora forte dipendenza industriale dal carbone. La quota di 2 miliardi sarebbe la soglia massima destinabile ad un unico Stato e, rapportato in percentuale, significherebbe il 26,7% dei totali 7,5 miliardi di euro.

Quanto alla quota di 364 milioni di euro che spetterà all’Italia e che saranno spalmati in 7 anni, il ministro Amendola continua:

La cifra potrà salire ad 1,3 miliardi grazie alla leva finanziaria derivante dall’investimento di questo budget, stando ai calcoli dell’Unione europea”.

Usando il condizionale e parlando di leve finanziarie, parliamo di dati stimati, presunti e/o sperati; nulla di sicuro, quindi. Di sicuro ci sono solo l’importo in uscita e quello in entrata inerenti al fondo, che portano al bilancio negativo sopracitato di 536 milioni di euro, i quali incrementano ulteriormente la posizione di contributore netto dell’Italia nei confronti dell’Europa.

La logica europea, infatti, prevede che i Paesi contributori netti versino più risorse rispetto ai Paesi beneficiari netti; da qui l’elevato importo che l’Italia dovrà versare al fine di alimentare il medesimo fondo.

La cifra da ricevere, invece, viene calcolata secondo diversi parametri come quelli ambientali, occupazionali, e la ricchezza pro capite del Paese.

Le varie caratteristiche del fondo saranno comunque discusse dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, al fine di trovare un’intesa prima dell’avvio del prossimo periodo di programmazione europea (2021). Potrebbero dunque anche verificarsi delle variazioni.

Per il momento la svolta green è verde come un cetriolo: l’ennesimo cetriolo che l’Italia si è presa nel didietro.

Renault-Nissan vicine al divorzio: si riaffaccia Fca?

Appare vicino il divorzio tra Renault e Nissan, con FCA che resta alla finestra pronta ad un accordo dopo quello conPeugeot.

Renault e Nissan (e, quindi, Mitsubishi) sarebbero prossime alla separazione, secondo quanto riporta il Financial Times.

I dirigenti Nissan, infatti, avrebbero accelerato i piani di emergenza per una possibile divisione dalla Renault dopo la fuga di Carlos Ghosn dal Giappone a Beirut, in Libano.

Stando sempre al quotidiano inglese, le discussioni preliminari per una separazione includerebbero una divisione totale dei settori engineering e produzione, oltre che le modifiche al consiglio di amministrazione Nissan.

Ad esprimere dubbi sulla futura longevità della collaborazione franco-nipponica era stato già l’anno scorso il presidente della Renault Jean-Dominique Senard.

Visti i recenti tentativi di fusione con Renault, poi finiti in un niente di fatto, potrebbe tornare alla finestra Fca. Al tempo dei contatti, il gruppo italo-americano era valutato 18 miliardi mente quello francese 15 miliardi.

Nonostante l’accordo raggiunto poi invece con l’altro gruppo francese Peugeot, può darsi che sbuchi qualche altro accordo commerciale.