Geopolitica, Lucietti: “L’Italia deve tornare protagonista. Oggi mancano figure di adeguato spessore”

Scenario geopolitico, Lucietti: “Italia priva di leader di spessore. Dobbiamo tornare ad essere decisivi al tavolo delle trattative e nelle relazioni internazionali”.

Tutti gli occhi sono puntati sugli scontri tra Usa ed Iran, che potrebbero addirittura portare alla terza guerra mondiale (approfondimento al link).

Prima gli screzi sulle petroliere nello Stretto di Hormuz, poi l’Iran che incrementa in maniera esponenziale la produzione nucleare puntando alla produzione della bomba atomica dichiarando “non volevamo farlo, ma ringraziamo il nemico (sottointeso, l’America) per averci dato la possibilità di dimostrare la forza della repubblica islamica” (approfondimento al link). Ancora l’assalto all’ambasciata americana di Baghdad (approfondimento al link), l’uccisione di Soleimani (approfondimento al link)e l’attacco alle basi americane di Al-Asad ed Erbil (approfondimento al link).

Il report Eurasia 2020 sostiene che non il duello non sfocerà in una guerra (approfondimento al link) ma l’aria che tira non è certo delle più delicate e nel frattempo Israele si schiera senza dubbi dalla parte di Trump (approfondimento al link).

Ne abbiamo parlato con il dottor Andrea Lucietti, laureato in Relazioni Internazionali e responsabile del centro studi di Nina International, che fa una disamina della situazione. Dottor Lucietti, secondo lei, cosa ha portato la situazione a questo punto, un singolo episodio oppure si tratta di tensioni accumulate?

Beh innanzitutto è impossibile non pensare alla politica interna americana. Trump sul fronte della politica estera ha sempre dimostrato di essere molto volubile ma quanto gli sta succedendo in patria (impeachement e annessi) certo ha contribuito nel voler accelerare un’operazione palesemente non pianificata. Poi, ovviamente, l’attivismo iraniano e il peso crescente che sta prendendo nella Regione ha contribuito all’escalation”.

Come giudica il comportamento di entrambe le parti (Usa ed Iran)?

Gli Stati Uniti hanno agito in modo anomalo. È vero che Soleimani e le birgate Al-Quds, da sempre, foraggiano gruppi terroristi nella Regione ma è anche vero che eliminare un alto grado di un regime straniero tanto potente è piuttosto azzardato. Del resto, Trump ci ha abituato all’imprevedibilità. Mentre sembrava in fase di disimpegno dall’Iraq esce con una manovra che, nella migliore delle ipotesi, obbligherà loro e gli alleati a un impegno ancora maggiore. Si è preso un rischio enorme. Del resto le parole di qualche giorno dopo hanno dimostrato che la speranza (più che l’obiettivo) era quello di flettere i muscoli evitando però un conflitto su larga scala.

Da par suo l’Iran ha agito in modo molto razionale. Ha approfittato della situazione per dare forza alla narrazione sull’arricchimento “necessario” dell’uranio per evitare futuri attacchi e ha dato allo stesso tempo dimostrazione di “moderazione” (sebbene illegittimamente, va sottolineato) attraverso una rappresaglia contenuta. Del resto, allo stato attuale, dubito l’Iran abbia le possibilità di essere più aggressiva sia dal punto di vista politico che militare”.

Quale sarebbe, secondo lei, il miglior approccio che dovrebbero utilizzare, allo stato attuale delle cose, le parti in gioco?

Allo stato attuale delle cose la de-escalation che è susseguita ai primi giorni di tensione mi sembra essere stato un atteggiamento corretto da parte dei due attori. Nessuno dei due aveva la possibilità di dare seguito alle minacce e ai toni delle prime ore e i fatti l’hanno dimostrato. Ovviamente, l’unico modo per iniziare a pensare di risolvere le tensioni sarebbe quello di tornare ad un tavolo negoziale per un accordo globale sulla rinuncia all’arricchimento dell’uranio a fini bellici in cambio di una mitigazione delle sanzioni. Impensabile pensare all’incoraggiare la democrazia, oggi, in Iran ma l’operazione militare americana ha avuto un effetto deleterio anche per la protesta veemente che si era levata nel Paese del Golfo nei mesi scorsi. Si è solo ottenuto un ricompattamento dell’opinione pubblica assolutamente contrario alle speranze della Comunità Internazionale. Razionalmente la speranza è che, per una volta, si affrontino situazioni complesse con ipotesi magari poco elettoralmente paganti ma sicuramente più efficaci sul medio-lungo periodo”.

E quale ruolo/comportamento dovrebbe ricoprire/mantenere l’Italia?

In tutta la vicenda l’Italia ha avuto allo stesso tempo un ruolo marginale e centrale. Politicamente è stata senza dubbio esclusa da qualunque valutazione pre e post attacco; si è però trovata al centro del dibattito per la presenza di un nutrito (in termini relativi) contingente di nostri militari in Iraq potenzialmente a rischio qualora la risposta fosse arrivata con altri toni e modi. In linea di principio l’Italia dovrebbe riprendere il proprio ruolo centrale nel dibattito sulla politica mediorientale anche se, a mio parere, la nostra classe politica, oggi, non è minimamente nelle possibilità di ricoprire degnamente il ruolo. Non intendo sparare sulla Croce Rossa ma la debolezza di Di Maio davanti ai pari grado dei Paesi alleati è evidente. Non penso sia solo un problema di persona ma anche di visione. Quando e se l’Italia deciderà di dover tornare ad essere centrale allora potrà contribuire non solo in termini di uomini sul terreno ma anche in ambito diplomatico col suo sempre riconosciuto apporto costruttivo. Siamo meravigliosamente bravi a costruire relazioni e ovunque ci riconoscono grande umanità. E’ necessario unirla alla competenza necessaria tornando a sedersi ai tavoli esprimendo opinioni prese in considerazione dai nostri partners”.

Autore: Francesco Puppato

Vive in Polonia dove ricopre il ruolo di Plants Controller per Rosa Europe; parla quattro lingue (italiano, inglese, polacco e francese) ed ha precedentemente lavorato nel dipartimento finanziario della Holding Orange1. Laureato in Economia Aziendale con indirizzo in Management ed Organizzazione presso l'Università degli Studi di Udine, ha anche un Master in "Gestione delle Risorse Umane ed Organizzazione del Lavoro" conseguito presso lo stesso ateneo. Dal 2015 al 2020 ha curato la rubrica "About economy and Social Equity"  per la rivista "Economia - ecaroiundworld", dal 2017 al 2019 ha collaborato con "Wall Street Italia", nel 2019 con "Economista.info" mentre dal 2020 collabora con "Wall Street Cina" e "Gazzetta Italia". Founder di "General Magazine", ha ottenuto, tra gli altri, il patentino Bloomberg, l'Europass Mobilità e l'ECDL.

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