Sgarbi sindaco: referendum, “50% o vado via”

Giunta insediata 3 settimane fa.
La decisione dopo le critiche dell’opposizione.

Il sindaco Vittorio Sgarbi ha annunciato l’indizione di un referendum popolare con il quale chiedere ai cittadini di Arpino (Frosinone) la conferma del voto che tre settimane fa lo ha eletto alla guida del Comune.

Il sottosegretario alla Cultura lo ha annunciato ieri sera al termine della prima seduta del Consiglio Comunale.

Lo ha fatto replicando alle critiche del consigliere di opposizione Niccolò Casinelli secondo il quale il voto del mese scorso ha eletto Sgarbi come sindaco ma senza dargli il sostegno della maggioranza dei cittadini in quanto la somma dei voti delle due liste avversarie è superiore ai voti ottenuti dalla lista Sgarbi.

Il neo sindaco ha detto all’Aula che convocherà un referendum entro un mese e se non avrà la fiducia di almeno la metà più uno degli arpinati si dimetterà.

In precedenza aveva assegnato le deleghe ai suoi assessori, come riporta Ansa, con non poche sorprese.

A Massimo Sera è andata la fascia di vice sindaco ed oltre alle deleghe tradizionali a centro storico, lavori pubblici, comunicazione, Protezione civile ed attività sportive ha avuto la competenza ai rapporti con l’Unesco.

A Maria Rosaria Manuel sono andate le competenze su tradizione, civiltà classica, dialogo con le religioni, difesa del paesaggio.

A Stefania Quadrini tesoro, economia, finanze, bilancio, dipendenti pubblici.

A Bruno Biancale patrimonio, beni pubblici, manutenzione, acqua.

Slovacchia: il governo presenta le dimissioni

Heger dalla presidente Caputova: crisi politica persistente.

Il primo ministro slovacco Eduard Heger ha reso noto oggi di aver presentato le dimissioni del suo governo provvisorio alla presidente Zuzana Caputova.

Come riporta Ansa, Heger, che guida il governo ad interim dal dicembre scorso, ha dichiarato ai giornalisti quanto di seguito:

Ho chiesto alla presidente di revocare il mio mandato“.

La decisione sarebbre stata presa a seguito di una crisi politica persistente.

“A Bruxelles poche donne lavorano per mentalità italiana”

È bufera sulla frase del ministro.
Nel mirino le donne di origini italiane, marocchine e turche.

Se a Bruxelles il tasso d’occupazione femminile è troppo basso è colpa del fatto che “molte donne si trovano ancora in un modello famigliare mediterraneo, nel quale l’uomo lavora e la donna resta a casa”.

Una situazione che, secondo il ministro del Lavoro della Regione di Bruxelles, riguarda nello specifico le donne “di origine italiana o marocchina”.

Le dichiarazioni di Bernard Clerfayt hanno subito scatenato una raffica di polemiche nel Paese in cui vivono circa 300 mila italiani, anche da parte degli esponenti della maggioranza che guida l’amministrazione della capitale belga, tanto che a deputata socialista Fadila Laanan ha affermato:

Sono sconvolta e indignata. Penso a tutte quelle donne che conosco e che cercano lavoro, ma che sono discriminate a causa delle loro origini, a tutte quelle donne madri singolo che hanno difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare”.

Il gruppo dei socialisti nel parlamento bruxellese, che fa parte della maggioranza, ha diffuso una nota in cui definisce “inaccettabili e discriminatorie” le dichiarazioni di Clerfayt, esponente del partito politic Défi, di orientamento social-liberale.

Non solo: anche dagli altri partner della coalizione, i verdi, sono subito arrivate le prese di distanza. Barbara Trachte, segretario di Stato alla Transizione economica della Regione di Bruxelles, ha aggiunto:

Anziché trasmettere stereotipi dovremmo affrontare gli ostacoli strutturali all’inserimento lavorativo delle donne, in particolare di origine straniera”.

Dopo il polverone per le dichiarazioni rilasciate durante l’intervista all’emittente belga LN24, come riporta La Stampa, il ministro ha cercato di precisare il senso delle sue parole, ma senza fare passi indietro:

Ho sempre combattuto le disuguaglianze chiamando le cose con il loro nome. Descrivere un fatto non è stigmatizzare e io lavoro ogni giorno per promuovere l’occupazione di tutte le donne di Bruxelles”.

Infine, su Twitter ha insistito con la sua tesi:

A parità di profilo, il divario (nel tasso di occupazione tra uomo e donna, ndr) è diverso. Nelle Fiandre la differenza è di 6 punti (percentuali, ndr), in Vallonia è di 8 punti e a Bruxelles è di 10 punti”.

PD, strategia Schlein: mani nelle tasche degli italiani

La nuova segretaria ospite d’onore del poco considerato Fazio.
Nuova persona, vecchie idee.

Nonostante alcuni anni fa Elly Schlein non avesse un’alta considerazione di Fabio Fazio, come dimostrano i suoi tweet, in veste di segretaria del Partito democratico è recentemente stata l’ospite d’onore del suo programma.

Dopo aver annunciato di aver riaperto il tesseramento online, con la solita politica fatta di slogan e di frasi fatte, ha dichiarato di voler essere “la segretaria di tutte e di tutti: è finito il tempo dei personalismi e della conflittualità interna, che è energia sprecata rispetto alla costruzione di un’alternativa alla destra“.

Ma il nuovo che avanza, come viene considerata da quelli che l’hanno votata, continua ad avere le idee vetuste della vecchia guardia rossa che, per altro, è quella che l’ha sostenuta.

Intervenendo, infatti, dice quanto di seguito:

Vorremmo poter fornire un certo sistema di tutela che non metta in contrapposizione fragilità diverse partendo dal principio costituzionale della progressività, altrimenti qualcosa si rompe nel contratto sociale. Chi ha di più contribuisca di più“.

Una patrimoniale, dunque. Il nuovo che avanza vuole mettere le mani in tasca agli italiani, né più né meno rispetto a quelli che l’hanno preceduta e che sono stati, anche per questo motivo, spodestati.

Sempre nella logica della propaganda, come riporta Il Giornale, la segretaria del Pd è tornata anche sulla tragedia di Cutro, che ormai la sinistra cavalca come proprio ariete politico:

Bisogna stabilire le responsabilità e la linea di comando. Capire chi ha deciso che intervenisse la Gdf che non aveva mezzi adeguati rispetto alla Guardia Costiera che aveva mezzi per intervenire. Noi abbiamo lanciato gli atti ispettivi per fare chiarezza perchè ciò che è successo è gravissimo, è una ferita profonda sulla quale il ministro ha polemizzato anzichè farsi la domanda giusta su cosa si può fare. Io ho conosciuto una madre che ha perso due figlie. Prima di dire cose inumane si dica cosa si può fare per dare protezione“.

Dalle parole di Elly Schlein, benché lei neghi personalismi, si nota una certa attitudine della segretaria a porre se stessa in una posizione di centralità.

Un modo di fare che potrebbe risultare pericoloso per il suo percorso politico, anche se lei sembra essere convinta che non ci saranno scissioni.

Tesoro: arriva Barbieri

Il nuovo direttore generale sostituisce Rivera.
Esulta il governo Meloni, che prepara le nomine per Eni ed Enel.

L’economista Riccardo Barbieri è il nuovo direttore generale del Tesoro, al posto di Alessandro Rivera.

Il ministero dell’Economia ha inviato alla presidenza del consiglio la proposta di nomina in vista della riunione di governo in agenda per le 18,30.

La decisione segna una vittoria per la presidente del consiglio Giorgia Meloni, che si è spesa per rimuovere Rivera ed è pronta a giocare un ruolo di rilievo in altre future nomine di peso, secondo quanto riferiscono fonti politiche.

Barbieri, 64 anni, è attualmente il capo economista del Tesoro ed in passato ha lavorato per JP Morgan, Morgan Stanley e Bank of America-Merrill Lynch.

Come riporta Reuters, il fondatore dell’osservatorio sul rischio politico Policy Sonar, Francesco Galietti, ha commentato la notizia come di seguito:

Cosmopolita, Barbieri è uno degli alti rappresentanti del Tesoro che si relaziona più di frequente con Bruxelles“.

Il ministero ha inoltre proposto la conferma di Biagio Mazzotta come ragioniere generale dello Stato.

Il direttore generale del Tesoro gioca un ruolo chiave nella supervisione delle società partecipate dallo stato ed è il Deputy del ministro dell’Economia nelle riunioni di G7, G20 e del Fmi.

Il dipartimento che dirige gestisce inoltre il secondo debito pubblico più alto della zona euro, pari a circa il 150% del Pil.

Tra coloro che hanno ricoperto l’incarico figurano l’ex presidente della Bce e presidente del consiglio Mario Draghi, nonché Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, entrambi in passato ministri dell’Economia.

Meloni aveva messo nel mirino Rivera per il modo in cui aveva gestito alcuni dossier come Mps, controllata dallo stato con una quota del 64% a seguito del salvataggio avvenuto nel 2017, che è costato ai contribuenti 5,4 miliardi.

Nella conferenza stampa di fine anno Meloni avevo detto che Mps era stata “gestita fin qui abbastanza pessimamente“, un commento in cui molti hanno visto una critica indiretta a Rivera.

Nelle prossime settimane Meloni dovrà gestire altre nomine di rilievo, perché andranno a scadenza i consigli di amministrazione di tutte le principali società partecipate dallo stato, a cominciare da Eni ed Enel.