Il flop della sanatoria dei migranti voluta dalla Bellanova

Attuata sotto il ricatto delle dimissioni del ministro, la manovra porta esiti miseri.
Non si capisce il senso di offrire lavoratori ad un Paese senza lavoro.

Aveva minacciato di dimettersi, il ministro alle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, nel caso in cui non le avessero fatto passare la sanatoria sulla regolarizzazione di 600mila migranti (approfondimento al link).

L’aveva, poi, firmata tra le lacrime di commozione. Lacrime che, in realtà, a molti avevano fatto tonare in mente quella della Fornero, autrice di una riforma che tutti conosciamo.

L’intento dichiarato era quello di tutelare i lavoratori vittime di caporalato, da una parte, ed evitare lo spopolamento delle campagne italiane visto che la crisi da covid19 aveva costretto molti lavoratori agricoli a tornare nelle rispettive patrie verso l’Est Europa, senza i quali l’agricoltura sarebbe morta.

L’obiettivo, da molti ritenuto nascosto, era invece quello di abbassare il numero degli irregolari al fine di migliorare le statistiche sull’immigrazione, da un lato, e di assicurarsi più di mezzo milione di voti, dall’altro.

Dati alla mano, come riporta “La Stampa”, la sanatoria non ha avuto gli esiti sperati, almeno dal punto di vista dell’intento dichiarato. A giugno, il 91% delle domande, ovvero 21.695, era inerente al lavoro domestico ed all’assistenza alla persona (badanti e colf, per intenderci), anziché al settore agricolo.

Al 31 luglio 2020, inoltre, le domande di regolarizzazione da parte di immigrati per richiedere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro sono state appena 148.594; di queste, ben 128.179 riguardo appunto il lavoro domestico come precedentemente detto.

Solo 19.875 erano inerenti ai settori di agricoltura e pesca.

Il 25% degli stranieri irregolari, inoltre, è stato assunto in famiglie della stessa etnia con il conseguente elevato rischio che questi lavori siano solo uno specchietto per le allodole e svaniscano nel nulla non appena ottenuto il permesso di soggiorno.

I dati Istat, infine, dimostrano come a giugno 2020 ci siano 750mila occupati in meno rispetto all’anno precedente e che, di questi, 600mila siano dovuti alla mancata riattivazione dei rapporti di lavoro stagionali ed a termine. Di questi 600mila, il 20% è inerenti a lavoratori stranieri. Le stime più recenti parlano di circa 500mila stranieri regolari in cerca di lavoro; viene dunque da chiedersi perché si spinga a proporre forza lavoro tramite queste sanatorie che attirano ancora maggiormente gli sbarchi, mente l’Italia è un Paese in crisi di lavoro più che di manodopera.

Autore: Francesco Puppato

Vive in Polonia dove ricopre il ruolo di Plants Controller per Rosa Europe; parla quattro lingue (italiano, inglese, polacco e francese) ed ha precedentemente lavorato nel dipartimento finanziario della Holding Orange1. Laureato in Economia Aziendale con indirizzo in Management ed Organizzazione presso l'Università degli Studi di Udine, ha anche un Master in "Gestione delle Risorse Umane ed Organizzazione del Lavoro" conseguito presso lo stesso ateneo. Dal 2015 al 2020 ha curato la rubrica "About economy and Social Equity"  per la rivista "Economia - ecaroiundworld", dal 2017 al 2019 ha collaborato con "Wall Street Italia", nel 2019 con "Economista.info" mentre dal 2020 collabora con "Wall Street Cina" e "Gazzetta Italia". Founder di "General Magazine", ha ottenuto, tra gli altri, il patentino Bloomberg, l'Europass Mobilità e l'ECDL.

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