Il turismo di alta gamma tra sostenibilità e innovazione: tutti i player di settore al forum di Ecoluxury Fair

Roma è al 14° posto nella classifica mondiale della meeting industry mentre l’Italia si conferma una meta di lusso esclusiva con il 20% di visitatori stranieri.

Le nuove frontiere del turismo di alta gamma passano oggi attraverso due parole chiave: sostenibilità e innovazione. Una sfida che coinvolge tutti gli operatori di settore, con un mercato sempre più ampio ed esigente, tra riflessioni sullo stato attuale della Travel Industry e le nuove prospettive future.

Se ne parla a Roma in occasione dell’Ecoluxury Fair 2023, la sesta edizione della fiera internazionale sul mondo del lusso e della sostenibilità, presieduta da Enrico Ducrot, ceo di Ecoluxury e Viaggi dell’Elefante, che si svolge nellastorica e suggestiva cornice di Palazzo Taverna. Momento “clou” della kermesse romana il “forum su Turismo & Sostenibilità”, che si è svolto oggi alla presenza di imprenditori, professionisti, travel experts, docenti universitari e rappresentanti delle istituzioni.

Un ricco programma “per favorire opportunità di business e confronto di idee secondo il concetto del laboratorio in continua evoluzione – ha spiegato Enrico Ducrot, ceo di Viaggi dell’Elefante e patron di Ecoluxury Fair 2023 in apertura dei lavori -. Abbiamo invitato i protagonisti del turismo per riflettere su come il lusso possa contribuire al tema della transizione della sostenibilità, facendola coesistere con consapevolezza e responsabilità anche nella stessa direzione dell’innovazione.

Chi finanzia questa grande rivoluzione della sostenibilità e dell’innovazione? “Fino a poco tempo fa il mondo della sostenibilità era considerato a sé stante, mentre è parte integrante di tutti i settori – ha precisato Ducrot – Oggi un grande albergo di alta gamma non è solo un ecosistema perfettamente funzionante al suo interno, ma contribuisce anche al finanziamento della comunità circostante, a cominciare dall’agricoltura, l’artigianato e lo sviluppo socio-economico delle varie attività locali e quindi, di conseguenza, l’identità stessa del territorio”.

Al centro del “forum”, moderato dal giornalista Roberto Gentile, editorialista turistico, temi di grande interesse come digital detox e mental wellnesscicloturismo e mobilità sostenibilesmart mobility e turismo accessibile, ma anche i benefici socioeconomici del turismo culturale di alta gamma, l’importanza delle certificazioni sostenibili e il ruolo della cultura e dell’etica nel mercato del turismo. In apertura di lavori, riflettori puntati su Roma che si conferma, per il quarto anno consecutivo, la prima città in Italia per numero di congressi e fiere organizzate sul territorio comunale.

Il turismo luxury, unito a una visione responsabile e innovativa dell’ambiente, rappresenta un segmento fondamentale per lo sviluppo della nostra città. E’ un settore in forte espansione. I grandi brand dell’hotellerie internazionale hanno puntato con decisione sulla nostra città, grazie a una costante interlocuzione con la nostra Giunta generando un clima di rinnovata fiducia sulle prospettive future della Capitale. Diverse strutture, infatti, hanno già aperto i battenti e da qui al 2024 assisteremo a un rapido incremento del comparto 5 stelle e 5 stelle lusso andando a coprire una carenza di strutture di alta gamma. Quando abbiamo iniziato ad amministrare questa città Roma aveva un terzo dei posti letto extra lusso di Milano. Dopo tre anni arriveremo al 30 per cento in più e dopo 5 anni al doppio rispetto a Milano. Una crescita che oltre a dare una risposta a una domanda specifica, genera grandi ricadute economiche ed occupazionali e migliora l’immagine della città”. Lo ha affermato Alessandro Onorato assessore di Roma Capitale a turismo, grandi eventi, sport e moda.

La capitale riveste un ruolo sempre più centrale nella cosiddetta meeting industry posizionandosi al 14simo posto (risalendo di 4 posizioni rispetto gli ultimi anni): nella Top 20 mondiale dell’ultima graduatoria ICCA (International Congress and Convention Association) e trainando l’Italia nella Top 3 mondiale dei Paesi ospitanti eventi e congressi internazionali (+2 posizioni rispetto al 2021).

“Siamo orgogliosi di aver rinnovato il supporto a Ecoluxury Fair, favorendone la crescita e lo sviluppo attraverso il coinvolgimento di buyer esteri, – ha commentato Onorio Rebecchini, Presidente del Convention Bureau Roma e Lazio – provenienti dai principali mercati europei e americani, e il dialogo con le istituzioni. Ecoluxury Fair, oltre a essere una manifestazione fieristica volta alla creazione di network e opportunità di business per gli operatori del territorio con professionisti internazionali del segmento luxury, rappresenta anche un’occasione di formazione e approfondimento su tematiche legate alla sostenibilità dell’esperienza di viaggio, asset sempre più prioritario tra le esigenze dei turisti di alta gamma”.

L’Italia, d’altronde, si conferma una meta di lusso esclusiva con il 20% di visitatori stranieri. È questo uno dei dati più significativi che emergono dallo studio di ENIT, condotto da Unioncamere con il supporto tecnico di ISNART. Oltre il 20% dei turisti stranieri sceglie le nostre destinazioni espressamente attratto dallo stile di vita italiano, associando al nostro Paese una “allure” di esclusività.  “L’ alto di gamma strizza l’occhio sempre di più all’attenzione alla sostenibilità. Le fasce del lusso si orientano così maggiormente alle buone pratiche per un turismo non impattante. Accogliere turisti altospendenti non solo arricchisce il settore turistico, ma sostiene anche attività locali, preservando il patrimonio artistico e culturale del paese. La bellezza senza tempo dell’Italia diventa così una risorsa sostenibile, unendo lusso e autenticità in un connubio che beneficia sia i visitatori che la nazione stessa. Il turismo altospendente rappresenta un elemento cruciale per l’economia italiana, contribuendo in modo significativo alla crescita finanziaria e al prestigio internazionale. L’Italia, con la sua ricca storia, cultura e bellezze paesaggistiche, offre un’esperienza unica per i turisti in cerca di raffinatezza ed esclusività” ha dichiarato Ivana Jelinic Presidente e Ceo Enit.

Ma non solo Italia. Con i suoi 800 miliardi di euro fatturati nel 2022, il settore turistico in Europa rappresenta il 10% del valore dell’export totale e genera il 4% del Pil dell’Unione Europea. I dati, offerti dallo studio High-End Tourism condotto da ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance), illustrano anche che il turismo di alta gamma rappresenta il 2% delle strutture ricettive totali, genera il 22% del fatturato turistico europeo, concorre al 22% della spesa in alloggi e al 33% della spesa per cultura, intrattenimento e shopping. Una qualità, ma soprattutto un’esclusività che deve essere sostenuta da standard elevati, soprattutto nel comparto del lusso, adeguatamente certificati. Nel mondo, si stima che esistano circa 140 Ecolabel a disposizione dei player ma solamente il 6,2% degli hotel può vantare una certificazione green. Tra queste spicca sicuramente Travelife, un’organizzazione con lo scopo di promuovere pratiche sostenibili nell’ambito dei viaggi e del turismo a cui aderiscono le principali associazioni di categoria europee (partner per l’Italia è Fiavet, la Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggio e Turismo, cha fa capo a Confcommercio). “Il turismo sostenibile illustra una visione del mondo che si declina nel rispetto dell’ambiente e delle persone, intese sicuramente come comunità locali, ma anche come clienti, collaboratori e fornitori: è un metodo di gestione quindi che può e deve essere applicato a tutte le tipologie di turismo – ha sottolineato Livia Muto Nardone, esperta di sostenibilità per il turismo, coach e auditor per Travelife – Il percorso della certificazione Travelife, da questo punto di vista, non è mai un punto di arrivo, bensì l’inizio di una formazione costante sulle buone pratiche di sostenibilità che dà maggiore slancio alle scelte consapevoli che le sfide future ci richiederanno di fare. Il Report di sostenibilità, del resto, nonostante dal 2026 sarà obbligatorio solo per le PMI quotate in borsa, diventerà un documento sempre più richiesto e chi avrà iniziato a prepararsi su questi temi, si troverà sicuramente avvantaggiato. L’attenzione per la sostenibilità, inoltre, è ormai un requisito richiesto anche dal mercato e le certificazioni sono un efficace strumento per distinguersi dal greenwashing. Una garanzia per il 48% dei consumatori europei che, secondo un’indagine dell’Eurobarometer 2021, predilige gli operatori certificati e li riconosce tra tutti gli altri”.

Tra le certificazioni Travelife, quella sicuramente più ambita dalle strutture turistiche è la “gold”: l’iter per le organizzazioni prevede una prima adesione a Travel Life e, successivamente, la certificazione del rispetto di oltre 100 parametri che, ogni due anni, devono essere nuovamente certificati. Iter, questo, che in Italia sta portando avanti con successo il tour operator “Viaggi dell’Elefante” che, nel mese di giugno di quest’anno, è diventato partner Travelife per certificare i propri marchi Exoluxury ((Ecoluxury Retreats of the World, Ecoluxury Travel ed Ecoluxury Fair).

Tra i temi trattati nel corso del forum, anche quello del “digital detox”, trend sempre più in crescita: se nel mondo dell’iper-connessione oggi il vero lusso è essere “off line”, anche il settore turistico si sta sempre più allineando a questa domanda, offrendo proposte in linea con spazi e tempi liberi dalla tecnologia per riconnettersi con sé stessi e con l’ambiente circostante. Sempre più persone mettono la “mental wellness” in cima alla lista delle loro priorità, nella vita e in vacanza: nel 2020 il mercato del benessere valeva 720 Bilioni $, nel 2025 si prevede un valore di oltre 1,3 Trilioni $ (dati Fitt Insider) e i viaggi maggiormente in trend per i prossimi anni saranno per il 44% soggiorni spirituali36% benessere sperimentale, 40% riti del silenzio. “Siamo sempre più legati all’ambiente virtuale che alla realtà. Diventano quindi sempre più necessari “momenti di introspezione”, di pausa dagli input esterni” ha sottolineato nel corso del forum Alessio Carciofi, Professore e autore di marketing & digital wellbeing. “Questo non è un lusso, ma un vero e proprio bisogno” continua, spiegando come la mental wellness possa essere coltivata anche in vacanza attraverso attività “rigenerative” come pratiche di yoga, tai chi, meditazione, ma anche pittura e piccolo artigianato. Piccole fatiche “fisiche” per disintossicarci dalla fatica digitale.

Nel settore del turismo di alta gamma, innovazione e sostenibilità si incontrano poi sul campo della smart mobility, come il cicloturismo e la bikeconomy, ad esempio, un segmento “che vale 500 miliardi ed è anche lusso e moda. L’Italia ha potenzialità enormi ma non c’è ancora la sufficiente consapevolezza per poterle sfruttare adeguatamente” come ha ricordato, quasi in chiusura di lavori, Gianluca Santilli, presidente e ideatore dell’Osservatorio Bikeconomy.

Se il lusso tradizionale resta al palo sul tema della sostenibilità rischia di uscire dal mercato di alta gamma- ha concluso Enrico Ducrot – Il modello Ecoluxury dimostra come si può utilizzare il turismo di alta gamma come laboratorio e ingente finanziatore della complessa e onerosa transizione verso la piena sostenibilità. Un contributo imprescindibile richiesto dal mercato che le istituzioni e l’offerta non possono più sottovalutare”.

Nel corso della manifestazione il dott. Enrico Ducrot ha ricevuto dal prof. Antonio Percario, Former President di Skal Roma e Membre d’Honneur Skal International, il premioSUSTAINABLE TOURISM QUALITY AWARD DI SKAL EUROPE “per il grande impegno nella realizzazione di prodotti turistici di alta qualità, preservando cultura e stili di vita locali, offrendo condizioni economiche eque e partecipando allo sviluppo sociale e culturale delle destinazioni”.

L’Ecoluxury fair è iscritta nell’elenco delle manifestazioni riconosciute dalla Regione Lazio, gode del Patrocinio di Roma Capitale e si avvale del supporto del Convention Bureau di Roma e Lazio.

Sponsor dell’evento è il Tourism Ireland.

Via il segreto salariale: visibile la retribuzione dei colleghi

Direttiva UE 970/2023 con l’intento di ridurre le discriminazioni salariali.
Danno o beneficio?

Possiamo mettere la parola “fine” al segreto salariale, il blocco che impediva ai dipendenti di poter rivelare quanto guadagnino tra loro.

Con la direttiva UE 970/2023, ora colleghi e colleghe potranno rilevare tra di loro i rispettivi stipendi e scoprire chi guadagna di più, e perché.

Motivo di questa direttiva è anche il fatto di scovare quanti più casi di discriminazione salariale, una piaga sociale che, a detta degli analisti, porta in molti casi ad una retribuzione media tra donne e uomini di circa il 13% a livello europeo, stando a quanto riporta Wall Street Italia.

Una piaga, però, che si spera di debellare senza creare ulteriori problemi per imprese e soprattutto lavoratori.

Perché la decadenza del segreto salariale permetterà anche di poter combattere il gender pay gap a livello legale e mettere di mezzo l’avvocato e il giudice del lavoro potrebbe non stimolare molto l’economia, anzi c’è il rischio che si possa portare ad un progressivo appiattimento degli stipendi: una cosa che causerebbe sicuramente più danni che benefici.

La norma in realtà non è ancora in vigore in Italia.

Solo a livello europeo sarà attiva dal 24 agosto, ma i paesi hanno tempo quasi 2 anni per recepire la direttiva e trasformarla in legge, prima di cadere in sanzione.

Nel caso dell’Italia, si avrà tempo entro il 7 giugno 2026 per provvedere ad abolire il segreto salariale per lavoratori e lavoratrici in Italia.

Malgrado le tempistiche lunghe, se dovesse venire approvata una legge al pari della direttiva 970/2023, le imprese avranno ulteriori obblighi da dover rispettare nei confronti dei propri dipendenti.

Le aziende dovranno mettere i dipendenti nelle condizioni di poter verificare che, alla stessa mansione, non venga attribuito un valore diverso a seconda di chi lo svolge e che rendano trasparenti i criteri in base ai quali si stabilisca tale retribuzione.

Inoltre, dovranno far sì che lavoratori e rappresentanti sindacali ricevano informazioni chiare sulle retribuzioni medie e le vieta di introdurre clausole contrattuali che vietino la divulgazione di informazioni sulla loro retribuzione, così come nel caso di richiesta da parte loro anche in merito ad altre categorie.

È una misura che andrà a colpire il gender pay gap che, malgrado il principio della parità retributiva sià sancito dal Trattato di Roma, continua a pesare in Europa e in Italia.

Sicurezza sul lavoro: oltre 19 milioni nella formazione

I dati sulla formazione su SSL con il contributo di FondItalia nel periodo 2019/2023.
Lombardia, Puglia e Lazio le regioni più virtuose.

Più di 19 milioni euro di contributi sono stati concessi nel periodo 2019/2023 da FondItalia (Fondo Formazione Italia) a sostegno dei i corsi obbligatori aziendali sulla Sicurezza e la Salute nei luoghi di lavoro. Contributi chehanno interessato una platea di oltre 60mila lavoratori per un totale di quasi 6mila imprese. Di queste, quasi 3mila sono microimprese (fino a 9 dipendenti), poco più di 2mila piccole imprese (da 10 fino a 50 dipendenti) e 634 le grandi aziende con oltre 50 dipendenti. La regione italiana dove si è maggiormente investito in formazione sul tema è stata la Lombardia (più di 4 milioni di euro nel quinquennio), dove hanno preso parte ai corsi di formazione ex lege quasi 20mila lavoratori, per un totale di 2mila imprese. Al secondo posto di questa speciale classifica la Puglia, con quasi 3,5 milioni di euro per progetti finanziati e 557 imprese aderenti per un totale di 8.500 lavoratori e, al terzo, il Lazio con 277 imprese e quasi 5mila lavoratori.

I comparti produttivi che hanno espresso maggiore esigenza di risorse per la formazione obbligatoria sono le “attività manifatturiere” (quasi 5 milioni di euro per circa 1500 imprese e poco meno di 13mila dipendenti), il “commercio all’ingrosso e al dettaglio” (oltre 3 milioni di euro di contributi per più di mille  imprese e oltre 10mila lavoratori) e la “sanità e assistenza sociale” (quasi 2 milioni di contributi per 270 imprese e oltre 7mila dipendenti).

«Il sistema imprenditoriale italiano si è dimostrato molto attento alla formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sui posti di lavoro –è il commento di Egidio Sangue, vicepresidente e direttore di FondItalia-; ciò nonostante, il nostro Paese paga ancora uno scotto troppo drammatico in termini di incidenti e morti sul lavoro. Certo, la Legge 81 del 2008 ha dato alcuni benefici, ma dobbiamo tutti quanti fare di più. Penso all’aggiornamento che è, ad oggi, obbligatorio ogni cinque anni, ma che dovrebbe essere più stringente. Oppure alla scuola dove bisognerebbe iniziare a parlare di Sicurezza e Salute nei luoghi di Lavoro con particolare attenzione al futuro dei nostri giovani; o ancora ai lavoratori stranieri, che spesso incontrano difficoltà di comprensione linguistica e a cui dobbiamo necessariamente rivolgere un’attenzione differente».

Per Francesco Franco, presidente di FondItalia«la formazione obbligatoria in materia di Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro rappresenta un caposaldo della normativa italiana che agevola, migliora e rende più sicura la vita professionale dei lavoratori. A tutto ciò, noi di FondItalia consigliamo di accompagnare corsi di perfezionamento più mirati e specifici al fine di rendere ancora più preparati e competenti i lavoratori italiani».

Salario minimo in sanità e assistenza per contenere i fenomeni distorsivi del dumping o valorizzazione dei contratti collettivi

“La direttiva Ue chiede retribuzioni adeguate, preferendo i Contratti Collettivi Nazionali”.
“Salario minimo per evitare effetti distorsivi e rafforzare la contrattazione”.

Il salario minimo continua ad animare il dibattito politico, coinvolgendo anche gli esperti dell’ambito giuslavoristico che declinano il tema sugli aspetti relativi al settore produttivo sanitario, sociosanitario e socioassistenziale. Una discussione avviata sul primo numero del magazine L’Arco dal capo delegazione dell’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari (Aris), avvocato Giovanni Costantino, espressosi negativamente in un articolato editoriale sull’eventualità dell’introduzione della misura in Italia. Un intervento che ha stimolato la risposta della segretaria generale della Funzione Pubblica CGILSerena Sorrentino, che sarà ospitata nel secondo numero della rivista in uscita a fine luglio.

Durante la pandemia – si riporta da un estratto dell’articolo della sindacalista – abbiamo verificato che anche nei settori dei servizi, in particolare sanità e assistenza, a fronte di mercati del lavoro caratterizzati dall’incidenza dei professionisti, le dinamiche retributive modificano l’attrattività di aziende che operano in questi settori, obbligandole a competere e ad adoperarsi per armonizzare le retribuzioni per professionisti e lavoratori che operano nello stesso settore e che si muovono tra pubblico e privato e tra privati in base ad apprezzamento delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro”. Aspetti che si accompagnano a “decorrenze contrattuali che di solito non rispettano mai le scadenze effettive nei rinnovi contrattuali, fiscalità applicata al lavoro alta e soggetta a variazione normativa di legge di bilancio in legge di bilancio, normativa in materia di rapporti di lavoro continuamente manutenuta”. Elementi che, secondo Sorrentino, rendono “ancor più urgente una riflessione tra le parti sociali sulla necessità di razionalizzare i contratti e trovare sistemi di stabilizzazione interni alla contrattazione collettiva sia sui trattamenti economici fondamentali che sull’incidenza della distribuzione della produttività”.

In questo senso, proprio il salario minimo legale avrebbe, ribadisce la segretaria della Funzione Pubblica CGIL, un’importante funzione di contrasto del fenomeno del dumping contrattuale, cioè la proliferazione dei contratti collettivi nazionali che negli anni ha falsato il sistema delle retribuzioni. Inoltre, l’introduzione della misura “avrebbe leffetto positivo di evitare fenomeni distorsivi e di rafforzare la contrattazione collettiva, rappresentando uno strumento idoneo a evitare che i compensi per il lavoro autonomo e le forme flessibili, che non rientrano tra quelle eterodirette ricomprese nei CCNL, oltrepassino la soglia della tollerabilità, così da tutelare il lavoratore e limitare il dumping che queste forme di lavoro potrebbero determinare”.

Nel primo numero de L’Arco, l’avvocato Giovanni Costantino, fondatore dello studio Costantino&partners e capo delegazione dell’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari (Aris), si era espresso favorevolmente alla scelta governativa in riferimento all’interpretazione della direttiva comunitaria 2022/2041 (approvata il 19 ottobre 2022) che chiede ai Paesi Ue di

assicurare a tutti i lavoratori retribuzioni adeguate: “La scelta italiana – si legge nell’articolo – di non adottare un salario minimo ma valorizzare la contrattazione è assolutamente in linea con i desiderata europei, ed infatti la mozione di indirizzo approvata a fine anno impegna il Governo a raggiungere l’obiettivo di tutelare i diritti dei lavoratori non per il tramite di un salario minimo, bensì attraverso la valorizzazione dei contratti collettivi firmati dai sindacati più rappresentativi, il contrasto dei contratti pirata, l’attivazione di un confronto con le parti sociali sul tema della riduzione del costo del lavoro e del cuneo fiscale”.

Poi un focus dedicato al settore produttivo sanitario, sociosanitario e socioassistenziale, un ambito nel quale “assume grande interesse l’impegno governativo all’attivazione di un confronto tra le parti coinvolte nella contrattazione, finalizzato all’individuazione delle ragioni che ostacolano l’applicazione e il puntuale rinnovo dei contratti collettivi”.

Distribuito gratuitamente ad addetti ai lavori e esperti del settore il magazine si può scaricare al link .

Quali sono i 10 lavori più pagati in Italia?

La specializzazione gioca un ruolo importante.
La laurea è spesso richiesta per poter esercitare le professioni più retribuite.

Conoscere i lavori più pagati in Italia è importante per coloro che sono alla ricerca di una carriera redditizia.

Secondo i dati raccolti dall’Istat nel 2021, i lavori più pagati sono quelli del settore medico, bancario e amministrativo.

La specializzazione gioca un ruolo importante nel raggiungimento di un reddito elevato e molte delle professioni più pagate richiedono una laurea.

Ecco qual è la classifica stilata da Wall Street Italia:

  1. Notaio: 265.000 euro l’anno
  2. Medico: 75.000 euro l’anno
  3. Pilota d’aereo di linea: 74.400 euro l’anno
  4. Titolare di farmacia: 60.000 euro l’anno
  5. Web marketing manager: 57.000 euro l’anno
  6. Consulente finanziario: 55.000 euro l’anno
  7. Software engineer: 39.000 euro l’anno
  8. Ingegnere: 38.000 euro l’anno
  9. Commercialista: 36.000 euro l’anno
  10. Avvocato: 35.800 euro l’anno