FederTerziario, siglato il CCNL per dipendenti delle imprese di restauro dei beni culturali

Contratto firmato dall’organismo datoriale, UGL Costruzioni e Associazione Restauratori d’Italia: iniziativa esclusiva per gli operatori del comparto rispetto ad altre tipologie contrattualistiche che ne prevedono l’inserimento nell’edilizia.
Priorità agli adeguamenti salariali per compensare la perdita del potere d’acquisto e formazione continua.

Si occupano di salvaguardare il valore culturale dello sterminato patrimonio storico e artistico italiano: sono oltre 3.500 imprese che impiegano circa 9mila addetti, con una base imprenditoriale a vocazione femminile (circa il 60%).

A questa ampia fascia di professionisti operanti in Italia (dati Infocamere-Movimprese) si rivolge FederTerziario con la stipula del CCNL per i dipendenti delle imprese di restauro di beni culturali – con decorrenza dal 6 marzo 2024 al 5 marzo 2027 – che è stato firmato ieri dal Presidente e dal Segretario generale dell’organismo datoriale, Nicola Patrizi e Alessandro Franco, dalla Federazione Nazionale UGL Costruzioni, rappresentata dal Segretario nazionale Egidio Sangue, e dall’Associazione Restauratori d’Italia, alla presenza del Presidente Kristian Schneider.

Di rilievo l’assistenza tecnica di ANCL – Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro, col Presidente Nazionale, Dario Montanaro.

Questo contratto consolida la nostra visione del lavoro nei beni culturali: da sempre abbiamo privilegiato il ruolo specifico delle figure professionali del restauratore di beni culturali e dei tecnici del restauro e degli altri operatori del comparto della conservazione – dichiara Nicola Patrizi, presidente FederTerziario – con un intervento contrattuale specialistico che si differenzia rispetto ad altre tipologie impiegate in maniera più generica sulle lavorazioni di tipo edile e artigianale sul patrimonio costruito”.

Un’azione che si concretizza nella definizione di alcune prerogative specifiche nell’ambito di un settore complesso, come quello della restaurazione-conservazione, e in continuo mutamento per le disposizioni legislative in ambito nazionale ed europeo, nonché per la necessità di formazione continua anche in rapporto alle costanti evoluzioni tecnologiche.

Il rinnovo contrattuale – evidenzia Egidio Sangue, Segretario nazionale UGL Costruzioni costituisce un ulteriore rafforzamento e perfezionamento dell’autonomia delle imprese e dei professionisti che operano nel settore. Nello specifico, si prevede un adeguato aumento retributivo, si ampliano le tutele anche in materia di previdenza sanitaria e di formazione necessaria al mantenimento delle competenze in un settore che rappresenta una delle eccellenze italiane che valorizza l’unico e immenso patrimonio nazionale”.

Il contratto nazionale si avvale del supporto e della firma dell’Associazione Restauratori d’Italia, che dal 1985, anno della fondazione, è impegnata in prima linea per tutelare e qualificare la professione di restauratore dei beni culturali.

Il CCNL per i dipendenti delle imprese di restauro – spiega il presidente Kristian Schneider – conferma il suo ruolo di riferimento per il settore dei BBCC. Rappresenta infatti il primo contratto specifico per la conservazione ed il restauro del patrimonio culturale giungendo così alla sua 4° edizione. In passato tale documento è stato spesso oggetto di critiche, per essere poi però ampiamente imitato da altri settori che, fino a pochi anni addietro, negavano non solo la necessità della sua peculiarità ma persino la ratio specifica che definisce compiutamente le figure professionali operanti nel settore del restauro”.

L’edizione del CCNL siglata recupera “la perdita di potere d’acquisto – conclude il presidente – subita negli anni garantendo retribuzioni e tutele ai dipendenti, e, grazie alla collaborazione con FondItalia, mette a disposizione un’offerta di formazione professionale continua specifica. È bene infine segnalare come il nuovo contratto debba considerarsi un’eccellenza anche in merito all’ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro, soprattutto se confrontato con le proposte alternative che solo negli ultimi anni hanno scelto di interessarsi al settore del restauro”.

Turismo: certificare le competenze aiuta competitività e ambiente

Al via l’edizione 2024 del BTM a Bari, Fiera del Levante.
Saranno presentati i dati sulla piattaforma C+ ideata da FondItalia
per la certificazione delle competenze dei lavoratori del comparto.

Oltre 500 imprese del turismo formate nel 2023, più del 15% del totale. È con questi numeri che FondItalia (Fondo Formazione Italia) partecipa al BTM (Business Tourism Management) di Bari in programma dal 27 al 29 febbraio alla Fiera del Levante, nell’ambito del quale promuove il convegno “C+ lo strumento FondItalia per la profilazione, la valutazione e la messa in trasparenza delle competenze” che si svolgerà mercoledì 28 febbraio alle 10,30 nello spazio BTM for JOB nel nuovo padiglione della Fiera di Bari.

FondItalia, partner BTM, forte dei dati di un settore che, nel corso del 2023, si è rivelato virtuoso, sottolinea come la formazione dei lavoratori sia alla base della sostenibilità di un comparto, quello del Turismo, trainante per il sistema economico del Paese. «Si tratta di un settore molto condizionato dalla stagionalità, che obbliga le imprese a dotarsi di un’organizzazione flessibile, anche per quanto riguarda l’impiego di collaboratori, e che comporta delle criticità sia per le imprese sia per i lavoratori, a partire dall’incontro domanda/offerta» è il commento di Egidio Sangue, direttore di FondItalia.

Nel corso del convegno del 28 febbraio sarà presentato l’innovativo strumento voluto e ideato da FondItalia denominato C+, che garantisce a tutti i lavoratori del comparto turistico, e alle imprese alla ricerca di professionalità specifiche, un aiuto concreto favorendo l’occupabilità del lavoratore e la possibilità, per i datori di lavoro, di dotarsi delle competenze più idonee per una solida presenza sul mercato: «Già con l’istituzione del Fondo Nuove Competenze, nel 2020, in Italia aveva mosso i primi passi una strategia di valorizzazione degli apprendimenti formali, informali e non formali a sostegno dell’occupabilità delle persone –precisa ancora Sangue-. FondItalia ha inteso rafforzare questo percorso, stabilendo, nell’ambito degli Avvisi pubblicati, una premialità anche finanziaria per tutti quegli enti di  formazione che prevedranno una attestazione delle competenze maturate dai lavoratori a seguito della formazione finanziata dal Fondo mediante C+, lo strumento FondItalia per la profilazione, la valutazione e la messa in trasparenza delle competenze».

Oltre il 15% delle imprese coinvolte in attività di formazione finanziate dal Fondo proviene dal multiforme mondo del comparto turistico, che comprende agenzie di viaggio, servizi di alloggio, ristorazione, noleggio, accoglienza ed intrattenimento, fino alla personalizzazione dei servizi, che va dalla cura del corpo alla scoperta dei territori e delle tradizioni enogastronomiche. Le più dinamiche nella formazione dei propri dipendenti sono state quelle legate “all’attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (175), seguite dalle imprese legate al “noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese” (134).

L’impegno di FondItalia nel settore turistico ben si allinea al tema portante della BTM 2024 che sarà incentrata sull’invito, per le aziende del settore, a riscrivere insieme nuove regole per un turismo che tenga conto delle radicali trasformazioni sociali, ambientali e tecnologiche che, come conclude il direttore di FondItalia, «non possono e non devono prescindere da una professionalità sempre più al passo dei cambiamenti e che solamente una formazione precisa e costante degli operatori del settore può garantire».

Fitto al convegno FederTerziario: “PNRR fondamentale per digitalizzazione e transizione energetica piccole e medie imprese”

Convegno promosso da FederTerziario: le imprese più piccole valgono il 97,4% del tessuto produttivo nazionale.
Ricetta per lo sviluppo: ‘small first’, progetti regionali calibrati sul fabbisogno e crescita capitale umano locale.

Il PNRR sarà fondamentale anche per supportare le micro, piccole e medie imprese nei processi di digitalizzazione e di transizione energetica. È quanto emerge dalle parole del Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNNR, Raffaele Fitto, impegnato a Bruxelles in vista di un importante Consiglio europeo, in un videomessaggio inviato al convegno La rappresentanza delle micro e piccole imprese e il ruolo delle associazioni” promosso da FederTerziario con il patrocino di FondItalia che si è tenuto oggi all’Ara Pacis.

Il richiamo principale – sottolinea il Ministro per gli Affari Europei – è rivolto al piano nazionale di ripresa e resilienza, uno strumento fondamentale per il nostro Paese che ci impegna fortemente sulla prospettiva futura per la grande dimensione finanziaria che lo caratterizza e perché gran parte di queste risorse non sono a fondo perduto, ma gravano sul futuro del nostro Paese. Il piano nasce infatti per assicurare la ripresa ma soprattutto la resilienza. Quindi è necessario avere la capacità di immaginare, sul fronte della spesa, una scelta che sia di qualità e che accompagni una crescita indispensabile per poter rientrare da questo debito che costituisce uno degli elementi di principale riflessione nell’ambito dellattuazione”. Poi il focus sulla fase di rimodulazione avviata nei mesi scorsi con la “ridefinizione di oltre 21 miliardi di euro dal punto di vista finanziario” e anche “degli obiettivi del Piano”. Si tratta di “unazione che abbiamo realizzato già nella fase iniziale sia per quanto riguarda la terza e la quarta rata”, spiega il Ministro Fitto, che sono “due rate che il nostro Governo ha ottenuto incassando appunto l’importo a noi assegnato e abbiamo già presentato la richiesta di pagamento per la quinta rata, avendo già raggiunto tutti gli obiettivi”. La fase dell’attuazione sarà fondamentale per il mondo delle imprese: “La revisione – aggiunge – prevede un importante intervento indirizzato verso il mondo delle imprese e, in particolare, su quei temi che sono collegati anche alle transizioni necessarie per creare le condizioni per innovare e rafforzare le nostre aziende, sul fronte della digitalizzazione e della politica della transizione energetica”. Aspetti che riguardano da vicino, dichiara il Ministro degli Affari europei, le grandi e medie aziende ma anche le realtà di piccola dimensione. Considerazioni che trovano conferma nel costante confronto avviato: “Nella cabina di regia ridefinita a inizio legislatura con il primo decreto PNRR abbiamo coinvolto direttamente le organizzazioni di categoria e le parti sociali per un confronto anche sulle scelte che portiamo avanti” e quindi “la fase di attuazione del PNRR è anche una verifica costante e quotidiana dell’attuazione e della realizzazione del piano”.

Il futuro del Paese passerà dalla capacità di attuare gli interventi del PNRR e della Politica di Coesione e dai processi di formazione e istruzione nell’ottica di un mercato del lavoro caratterizzato dalla “transizione delle competenze” nel quadro di un adeguamento della rappresentatività che metta al centro delle politiche pubbliche le micro, piccole e medie imprese che costituiscono il 97,4% del tessuto produttivo nazionale. L’eventosi è sviluppato in due panel dedicati all’evoluzione del mercato del lavoro e rappresentanza delle imprese minori e nuova governance politiche di coesione e opportunità per le imprese alla presenza di attori istituzionali, esponenti governativi e parlamentari di primo piano.

Abbiamo voluto offrire una lettura coordinata dell’attuale momento con vista sui prossimi anni – evidenzia Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario -, ragionando sulla necessità di combinare il ruolo dell’associazione, anche dal punto di vista delle relazioni industriali, con gli aspetti attuativi delle politiche economiche del governo, toccando anche il ruolo della Zona Economica Sociale che sarà una grande opportunità per le imprese. Servirà una Pubblica Amministrazione efficiente e capace, in grado di intercettare tempistiche ed esigenze anche nell’ottica del PNRR e delle Politiche di Coesione, perché si dovranno trasformare queste opportunità in risultati effettivi, a fronte di sfide ormai irrinunciabili a partire da un mercato del lavoro che richiede nuove professionalità ancora da formare e i dipendenti da aggiornare”.

Ad aprire l’evento, l’intervento di Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario, per evidenziare, nell’ambito del grande tema della rappresentatività, come, nel corso degli ultimi trent’anni, “il legislatore e la prassi amministrativa abbiano utilizzato norme e circolari – ben 14 – per orientare l’applicazione dei CCNL ad un unico e solo sistema che ha soddisfatto le esigenze delle grandi aziende con sistemi di relazioni industriali ‘su misura’, che rinviano ai ‘contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative’. Il criterio cosiddetto della maggiore rappresentatività comparata non ha evidentemente funzionato, generando oltre un migliaio di CCNL, il doppio rispetto al 2012, con oltre la metà di lavoratori (54%) a cui sono applicati, secondo il CNEL, dei contratti scaduti. “Occorre guardare – prosegue Alessandro Franco – alla qualità e al contenuto della contrattazione collettiva anche perché i sistemi di rappresentanza delle imprese ‘minori’, almeno considerate tali in quanto poste ai margini del dibattito e dell’agenda politica negli ultimi decenni, vanno invece supportati e tutelati”.  

La sfida che una Confederazione come FederTerziario ha già attivato da anni è proprio quella di ricalibrare il peso specifico delle imprese nell’ambito delle decisioni politiche, procedendo parallelamente in un accompagnamento quotidiano perché non tutti gli strumenti contrattuali si possono adattare a un tessuto così ampio e variegato che invece necessita di un’attenzione precisa. “Le piccole e piccolissime imprese – sottolinea Maurizio Sacconi, già Ministro del Lavoro –, che costituiscono grande parte del flessibile tessuto produttivo italiano, hanno bisogno di una rappresentanza che affermi nelle politiche pubbliche il criterio ‘small first’. Regole e servizi statuali corrispondenti alla microdimensione risultano nondimeno utili alla grande impresa mentre non vale il contrario. Poi, attraverso strumenti sussidiari come gli enti bilaterali, le parti rappresentative delle piccole imprese e dei lavoratori possono aggiungere servizi utili anche alla coesione sociale”.

Imprese che proprio nel territorio dovranno rintracciare quel supporto logistico e strutturale necessario alla crescita. E sul fronte delle opportunità concesse alle Regioni, bisognerà operare con una strategia precisa. “Nei molti studi sullargomento – precisa a titolo personale Renato Loiero, Consigliere per il bilancio del Presidente del Consiglio dei Ministri – è stato approfondito come lefficacia delle politiche di coesione dipenda sia dallammontare delle risorse e dal numero di progetti finanziabili, ma anche e soprattutto dalla qualità dei progetti promossi sulla base di un adeguato fabbisogno, e da un contesto istituzionale e territoriale ben allineato e con una attività regolatoria e organizzativa efficaci e stabili nel tempo, da cui ne potrà discendere una governance anche duratura. Le infrastrutture e la logistica, il capitale umano e i settori emergenti (energia, sanità…) sono i fattori che determinano le potenzialità di un territorio”. Inoltre, aggiunge il Consigliere Loiero, se da un lato è “opportuno investire in settori complementari rispetto ai punti di forza di unarea, daltro canto è necessario favorire nelle regioni la formazione di un capitale territoriale che funga da volano ad un processo di crescita endogena di lungo periodo”. 

Ed è anche in questo passaggio che tornano in gioco gli organismi datoriali, proprio nell’ottica di arricchire il capitale umano, contribuendo alla messa in campo di una strategia unitaria dei processi di istruzione e formazione per preparare lavoratori adeguati a un mercato del lavoro sempre più dominato da nuove professionalità e con richiesta di competenze in crescita. “Alle associazioni datoriali – aggiunge Egidio Sangue, direttore di FondItalia – va riconosciuto anche il merito di promuovere, con grande forza ed in maniera spesso esclusiva, la formazione e l’aggiornamento di tanti lavoratori ogni anno per tramite dei Fondi Interprofessionali”. A questo proposito, proprio FondItalia, promosso da FederTerziario, nel 2023 “ha consentito – prosegue Sangue – la realizzazione di percorsi formativi per oltre 34 mila lavoratori provenienti, per l’80%, da medie, piccole e micro imprese, proprio grazie al lavoro costante delle reti di rappresentanza che si sono fatte carico, in maniera capillare, di raccoglierne le esigenze, animarne la domanda, rappresentandole spesso anche in contesti di mercato ed istituzionali.  Evidenza che ha rafforzato nuovamente la nostra già profonda convinzione che le associazioni datoriali debbano rappresentare uno dei pilastri fondamentali – insieme ai Fondi, le rappresentanze dei lavoratori e gli interlocutori istituzionali – per un efficace e fattivo sistema per le politiche attive”.

FondItalia: aperto il nuovo Avviso FEMI 2024.01

Stanziati 7 milioni di euro per la formazione dei lavoratori e la spendibilità delle competenze maturate.
Il fabbisogno occupazionale 2023-2027 richiede 3,8 milioni di lavoratori formati.

Quattro milioni i lavoratori. È questo il numero di lavoratori che servirà alle imprese italiane – pubbliche e private – entro il 2027.  Di questi, oltre il 70% servirà a sostituire gli occupati che usciranno dal mercato del lavoro. I dati, diffusi dall’analisi annuale “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia” condotta da Excelsior-Unioncamere, illustrano, inoltre, che le competenze richieste a chi subentrerà nel mondo del lavoro non saranno più specificatamente quelle di chi li ha preceduti, ma necessiteranno di ulteriori skills, tra le quali competenze tecnologiche avanzate, competenze ambientali e decisionali, conoscenza base delle nuove applicazioni di intelligenza artificiale. Considerato che il numero delle nuove leve operative non coprirà il fabbisogno delle imprese, è del tutto evidente che la formazione della forza lavoro attiva del Paese deve prepararsi alle sfide, ormai incombenti, richieste dalla competitività contemporanea, attraverso una formazione costante. Fondamentale in questo senso sarà il ruolo dei Fondi interprofessionali, che hanno già assicurato la formazione ad oltre un milione di imprese sul territorio.

 

Con la pubblicazione dell’Avviso FEMI 2024.01 per il finanziamento di attività di Formazione Continua a favore di Imprese aderenti al Fondo e ai Conti di Rete, FondItalia intende continuare a posizionarsi nel panorama dei Fondi Interprofessionali, proprio per promuovere la crescita e la qualificazione professionale dei lavoratori a supporto dello sviluppo e dell’innovazione nelle imprese. Il nuovo Avviso FEMI 2024.01 con una dotazione economica iniziale di 7 milioni di euro, con procedura a Sportello, è articolato su tre differenti assi formativi: Progetti formativi aziendali, in linea con le esigenze espresse da una sola impresa, Progetti formativi interaziendali, ossia un progetto formativo in linea con le esigenze formative espresse da più imprese, e progetti formativi individuali finanziabili mediante voucher, ossia la partecipazione a percorsi a scelta individuale di alta formazione o specialistica, erogata da specifici Enti erogatori in linea con le esigenze espresse da una o più imprese.

All’interno del nuovo Avviso FEMI 2024.01, il Fondo Paritetico Interprofessionale ha ritenuto prioritario intervenire su alcune tematiche, quali: aggiornamento mantenimento delle competenze; adozione di nuovi modelli di gestione aziendale (risorse umane, qualità, tecniche di produzione) ed amministrazione, sviluppo delle abilità personali, introduzione di elementi di innovazione tecnologica e digitale, incremento della conoscenza del contesto lavorativo e delle competenze linguistiche, supporto all’internazionalizzazione e green economy.

«Anche per il 2024 abbiamo previsto la pubblicazione di un unico Avviso FEMI, articolato in sei Sportelli per consentire la programmazione a lungo termine delle attività formative – spiega Egidio Sangue, direttore di FondItalia – e finalizzato a promuovere la crescita e la qualificazione professionale dei lavoratori a supporto dello sviluppo e dell’innovazione delle aziende italiane. Con questo nuovo Avviso cii auguriamo di poter riconfermare e anche incrementare il dato del 2023 che si è chiuso con 883 Progetti finanziati a fronte di oltre 15.600 milioni di euro spesi in attività formative a beneficio di oltre 2.700 imprese e 34.200 lavoratori».

L’Avviso ha consentito di finanziare anche i percorsi formativi delle imprese che si sono avvalse del Fondo Nuove Competenze, lo strumento di politica attiva, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, destinato alle imprese che hanno stipulato accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro destinati a percorsi di sviluppo delle competenze dei lavoratori; grazie alla sinergia di FondItalia ed FNC, pertanto, l’impresa oltre a non farsi carico dei costi per la formazione, ha ricevuto anche un rimborso per coprire il costo delle ore di lavoro destinate alla frequenza dei percorsi di sviluppo delle competenze da parte dei propri dipendenti (inclusi i contributi previdenziali e assistenziali).

«FondItalia rappresenta un riferimento importante per le imprese aderenti, soprattutto per le piccole e microimprese, promuovendo formazione di qualità e la valorizzazione delle competenze maturate mediante la formazione – sottolinea Francesco Franco, Presidente FondItalia – Per il 2024 ci siamo fortemente concentrati sull’identificazione e la messa in trasparenza delle competenze acquisite mediante la formazione svolta, per fornire alle imprese un sapiente strumento per la gestione interna delle proprie risorse e per garantire al lavoratore l’attestazione e la spendibilità delle competenze in proprio possesso al termine dei percorsi formativi seguiti».

Importante novità introdotta dall’Avviso FEMI 2024.01 è, infatti, la premialità – anche economica – prevista dal Fondo per tutte le imprese beneficiarie di Progetto che vorranno avvalersi dell’applicazione C+, lo strumento sviluppato, su commissione di FondItalia, in coerenza con le indicazioni contenute nel DL 13/2013 e DM del 5 gennaio 2021, che utilizza l’architettura e i descrittori dell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni per la messa in trasparenza, l’attestazione e la validazione delle competenze in possesso del lavoratore prima e dopo la partecipazione al corso di formazione frequentato, consentendo – di fatto – comparazioni esplicative anche in merito all’efficacia della formazione svolta.

Innovazione e Formazione Continua: le basi per un Made in Italy competitivo e sostenibile

Un convegno al Senato della Repubblica ha messo in luce le difficoltà del Sistema Paese a reperire le professionalità necessarie a mantenere elevati gli standard qualitativi del Paese.

Con i suoi 600 miliardi di euro, l’export Made in Italy vale da solo un terzo del PIL italiano. Secondo i dati diffusi dall’Agenzia governativa per la promozione all’estero (ICE), nel 2022 l’aumento delle esportazioni del nostro Paese sono aumentate del 20% rispetto al 2021 quando erano stati raggiunti i 516 miliardi di euro che avevano segnato un +7,9% rispetto al 2019. Il Made in Italy, dunque, vince e convince, ma rischia un brusco rallentamento dovuto a una situazione endemica del nostro Paese: la mancanza di maestranze e professionalità qualificate. I dati di Banca d’Italia, Unioncamere e Istat, infatti, sono concordi nell’affermare che, ogni anno, il mercato del lavoro lascia per strada oltre 140mila posti ad alta professionalizzazione a cui vanno aggiunti gli oltre tre milioni di NEET, giovani che non seguono nessun percorso scolastico e che non lavorano.

Queste tematiche e come affrontarle sono state oggetto del convegno organizzato da Expo Training in collaborazione con FondItalia (Fondo Formazione Italia) che si è tenuto oggi pomeriggio nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica dedicato all’innovazione e alla formazione continua come fondamenta per un Made in Italy competitivo e sostenibile. L’evento, che ha visto la partecipazione di Paola Frassinetti, sottosegretaria al ministero dell’Istruzione e del merito, Tiziana Nisini, vicepresidente commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Antonello Giannelli, presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici), Egidio Sangue, direttore di FondItalia, Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario e Carlo Barberis, presidente di Expo Training, ha posto l’accento sull’importanza di sviluppare nuove competenze e realizzare investimenti mirati per mantenere l’eccellenza del Made in Italy sui mercati internazionali attraverso una preparazione scolastica adeguata.

Nell’introduzione dei lavori, Valentina Aprea, esperta in politiche della formazione e lavoro, ha introdotto il dibattito, evidenziando «il rischio che i 300mila posti ad alto valore aggiunto, che verranno creati dal PNRR nel solo 2024 per accompagnare le transizioni digitali, ambientali ed energetiche, non siano coperti da tecnologi per mancanza di profili professionali adeguati».

Ad aprire gli interventi, la sottosegretaria al ministero dell’Istruzione e del meritoPaola Frassinetti, che ha parlato dell’istituzione del Liceo del Made in Italy che, dall’anno prossimo, sarà parte integrante dell’offerta scolastica italiana, che, ha detto, «rappresenta un’opportunità in più per gli studenti italiani. La storia del liceo del Made in Italy –ha continuato– è un’idea nata sei anni fa e che, già dalla sua ideazione, non aveva nessuna intenzione di sostituire i percorsi scolastici esistenti né andrà a toccare i settori specifici quali moda, agroalimentare, pelletteria. Si tratta, invece, di un istituto voluto per tutelare e promuovere il marchio italiano nel mondo. Si studieranno materie scolastiche, dalla storia dell’arte alla geografia economica, passando per la filosofia e il marketing territoriale, che inquadrano le potenzialità del prodotto italiano nei diversi territori con delle conoscenze specifiche che devono a essere approfondite per renderlo sempre più eccellente». Tiziana Nisini, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, ha posto l’accento soprattutto sui giovani: «I problemi delle competenze sono tanti –ha detto– e la mancanza di valorizzazione del capitale umano, lavoratori e studenti, ci ha portato alla situazione di oggi nella quale, lo sappiamo tutti, siamo in deficit di competenze. Soprattutto ai giovani dobbiamo rivolgerci perché abbiamo riscontrato un forte disorientamento scolastico. È stata da poco introdotta la figura dei “docenti tutor” per aiutare i ragazzi nella fase di studio e nel passaggio da un percorso formativo a un altro che ha ottenuto un’ampia partecipazione da parte dei docenti, dimostrando di amare la scuola, la buona scuola, e i nostri ragazzi che, non dimentichiamolo, sono svegli e intelligenti e hanno tanta voglia di porsi al centro della società».

Antonello Giannelli, presidente di ANP, l’Associazione nazionale dei dirigenti pubblici, ha puntato l’attenzione sulla «eccellente qualità dei tecnici e degli scienziati italiani. È vero che agli italiani piace mangiare bene, leggere bene, vestirsi bene e che tutti questi ambiti sono ben riconosciuti da tutti –ha spiegato-, ma è altrettanto vero che sanno realizzare apparecchi di altissima tecnologia e che la ricerca scientifica, la robotica, la meccatronica italiane sono eccellenza in tutto il mondo. L’intenzione del ministero di riordinare gli istituti tecnici è molto positiva perché significa riportare il livello scolastico tecnico ad una qualità superiore. L’idea che le materie umanistiche siano più auliche e formanti di quelle tecnico scientifiche è sbagliatissima. Non si tratta di preparazioni scolastiche in contrasto, e nemmeno in contrasto, ma complementari: utili le une per le altre perché dobbiamo ripartire da qui per rilanciare l’Italia e l’economia di questo Paese».

Egidio Sangue, direttore di FondItalia, ha introdotto il tema della formazione continua dei lavoratori precisando che «il Made in Italy si basa sul capitale umano. Potrebbe sembrare una banalità, ma è il lavoratore che crea la bellezza della nostra economiaAnche in questo ambito –ha precisato Sangue– rileviamo un’esigenza molto forte di sviluppare competenze pertinenti e realizzare investimenti mirati allo scopo di  mantenere alta l’eccellenza del Made in Italy nei mercati internazionali, da sempre icona di stile e qualità ambite in tutto il mondo. Per farlo sono necessari percorsi formativi dedicati per le persone già occupate e che, in tal modo, possono fornire il loro contributo per realizzare e valorizzare le produzioni italiane nel mondo. Parliamo di competenze economiche e di mercato per indagare il funzionamento dei settori produttivi tipici dell’Italia e consentire l’analisi dei contesti storico-geografici e artistici in cui nascono e si sviluppano le eccellenze italiane; competenze di marketing per valorizzare i diversi settori produttivi tenendo conto delle differenti vocazioni delle aree territoriali; competenze imprenditoriali, di tipo organizzativo e gestionale; ed infine, le competenze linguistiche, che ovviamente acquistano un ruolo di primo piano».

Per Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario, la ricetta va ricercata nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro: «In uno scenario di grande transizione globale –ha detto-, crediamo che l’investimento nella formazione e nell’accrescimento delle competenze che supportino lo sviluppo della sostenibilità e delle innovazioni rappresentino degli elementi imprescindibili per imprenditori e dipendenti già attivi ma anche per coloro che sono in procinto di accedere al mercato del lavoro. È un impegno che dobbiamo prendere anche per sanare la frattura tra offerta e domanda di lavoro e offrire alle imprese italiane profili professionali in grado di gestire le sfide globali. In questa ottica, tramite il Pnrr con le risorse aggiuntive di repower, l’UE prevede importanti risorse per la formazione che devono essere messe in campo in modo costruttivo, soprattutto per le Aziende, per migliorare le competenze nel settore energetico».

In conclusione, Carlo Barberis, presidente di Expo Training, nel presentare la prossima fiera del 7 novembre a Milano, ha commentato che «le problematiche emerse, sono alla base di quanto andremo a presentare durante Expo Training di novembre. È necessario prendere coscienza che la formazione è esistenziale per il nostro Paese, e per il Made in Italy in particolare, e che sia sostenuta con forza da tutti gli attori, pubblici e privati, perché la cultura, la preparazione, la formazione, lo abbiamo capito oggi durante questi lavori, sono alla base della nostra competitività in Europa e nel Mondo».