Il Mondo di Ketty -La teoria della patente spiegata da un filosofo… claudicante

Dopo aver superato la giungla burocratica degli anni ’80, ero finalmente vicina al traguardo: il foglio rosa.

terza puntata – Quiz, ascelle e incroci.

Dopo aver superato la giungla burocratica degli anni ’80, ero finalmente vicina al traguardo: il foglio rosa.  

Prima quello provvisorio, un A4 anonimo e poco poetico, poi il vero foglio rosa, quello che precedeva il mitico “lenzuolo rosa” che tanto desideravo.  

Per chi non ha vissuto quell’epoca, vale la pena ricordarlo: all’iscrizione alla scuola guida, subito dopo la visita medica fatta lì sul posto, ti consegnavano il foglio rosa che ti permetteva di esercitarti alla guida con un adulto patentato da almeno dieci anni.  

Solo dopo aver superato l’esame di teoria avresti iniziato le guide con l’istruttore.

Chiarito il contesto, posso riprendere il mio viaggio nelle lezioni di teoria dell’omino claudicante, che dispensava spiegazioni con una ricchezza di particolari degna di un’enciclopedia… illustrata male.

Lezioni di teoria: entusiasmo, panico e saponette

Le lezioni si tenevano ogni primo pomeriggio, quando la digestione e la sonnolenza si alleavano contro la mia attenzione.  

All’inizio mi ripetevo: “E che ci vuole? Sono due concetti in croce.”  

Dopo qualche giorno, la frase diventò: “Ma come posso ricordarmi tutto ciò?”  

E infine, il più sincero: “Non ce la farò mai.”

L’omino, che aveva un radar infallibile per le anime smarrite, decise di aiutarmi.  

Visto che ero timida, mi propose di sostenere l’esame orale con la nuova tecnica delle schede a risposta multipla.  

Mi sembrò un dono della provvidenza.  

Non sapevo ancora che sarebbe stato viscido come una saponetta bagnata.

I miei pomeriggi si divisero così: mezz’ora di teoria e mezz’ora di schede.  

La teoria iniziava sempre con il motore a scoppio a quattro tempi, poi quello a iniezione, pistoni, cilindri, carburatori, battistrada, livello dell’olio, acqua della batteria, cinghia di distribuzione, frizione che attacca e stacca l’albero di trasmissione…  

Nel mio cervello tutto questo diventava un’immagine surreale: un albero di Natale montato su pneumatici, con siringhe, bottiglie di benzina, acqua e olio che penzolavano come decorazioni.  

Un caos totale.  

Il metodo di associazione non mi aiutava: era ormai assodato.

“Assettati ccà”

Non so quante schede io abbia compilato, segnando sempre lo stesso errore.  

Finché, spazientito, l’omino fece spostare tutti i ragazzi, mi guardò negli occhi e disse:  

“Assettati ccà.”

Mi sedetti, rigida come un palo della luce.

Mi mostrò un quiz:  

“Mentre percorri la carreggiata, una vettura sopraggiunge dal verso opposto invadendo la tua corsia. Come ti comporti?”  

A – Passi nella carreggiata di sinistra.  

B – Frena subito e mantieni la destra.  

C – Suoni il clacson e ti sposti al centro.

Io rispondevo a volte A, altre C.  

Lui sospirò, poi sfoderò il suo metodo educativo preferito: la metafora teatrale.

“Tu stai camminando tranquilla sul marciapiede, pensi all’appuntamento col fidanzato.”  

Apro bocca per dire che non avevo il fidanzato, ma mi zittisce con un gesto.  

“A 150 metri da te c’è un ragazzo che ti viene incontro con le braccia aperte. Che fai?”

Rifletto.  

Lo guardo.  

E mi viene un lampo di comicità.

“Dipende.”  

Lui alza il sopracciglo: “Da cosa?”  

Io: “Se è giovane e bello oppure vecchio e brutto.”

Risate generali.  

Per la prima volta, i ragazzi si accorgono che esisto.

L’omino, fingendo esasperazione, insiste:  

“E tu che fai?”  

Io: “Scendo dal marciapiede e cambio strada.”

Lui si mette le mani nei pochi capelli rimasti e urla:  

“E no no no! Ti devi FERMARE e metterti alla tua destra!”

Io, con innocenza teatrale:  

“E io dovrei aspettare che questo mi abbracci? E se gli puzzano le ascelle?”  

Altre risate.  

Ero diventata l’attrazione della scuola guida.

Alla fine, mi indica il quiz sbattendo con vigore il dito indice sulla B quasi a volerlo infilare insieme alla risposta esatta nella mia testa:  

“Quindi è chiaro che la risposta giusta è la B?”  

Io: “Chiarissimo. Anche se è un bel ragazzo, io mi fermo, accosto a destra e aspetto che passi, ma almeno gli posso fare l’occhiolino?”  

Applausi e risate.

Così, tra incroci paralizzanti e finestrini aperti che, udite udite, consumano più carburante in velocità, passai l’esame di teoria.

Il foglio rosa era finalmente mio.  

La teoria superata.  

Ora restava la parte più temuta e più desiderata: le guide.  

E soprattutto… l’incontro con l’istruttore, quello che avrebbe trasformato tutta quella teoria in strada vera, rumori veri, errori veri e prime piccole conquiste.La prossima puntata inizia lì: seduta al volante, con il cuore che batte più forte del motore.

La prossima puntata inizia lì: seduta al volante, con il cuore che batte più forte del motore.

Il Mondo di Ketty – La scecca parata e il foglio rosa

Quando per una fototessera serviva più coraggio che per la patente.

Seconda puntata

Ci sono momenti in cui la libertà non arriva con un gesto eroico, ma con una porta che si apre cigolando e un omino che ti squadra come se avesse già capito tutto di te.  

Il mio viaggio verso la patente iniziò così: con un sorriso sgembo, un elenco di tasse da pagare e un outfit che oggi definirei… coraggioso.  

All’epoca, invece, mi sembrava un’opera d’arte.

Era il 3 ottobre 1986: diciotto anni e un giorno.  

Alle 15:30 precise, perché certe cose si fanno con puntualità svizzera, varcai la porta della rinomata autoscuola Manzoni, a poche centinaia di metri da casa.

Mi accolse un omino di statura medio-bassa (non che io potessi vantarmi di molto di più), con un’andatura leggermente claudicante e una corporatura che suggeriva un rapporto affettuoso con i pranzi delle festività… anche fuori stagione.  

Aveva un sorriso sgembo ma irresistibile, e attorno a lui un gruppetto di aspiranti patentati che pendevano dalle sue battute.  

Un uomo empatico, di quelli che i giovani eleggono a mascotte senza nemmeno accorgersene.

Gli parlai del mio desiderio di libertà, movimento, indipendenza.  

Lui, in tutta risposta, mi consegnò un foglio con un elenco puntato: documenti, marche da bollo, tasse.  

La poesia finiva lì.

Così, mogia mogia, andai dal mio papi, il mio personale banco di mutuo soccorso, che aprì il portafoglio con la solennità di un ministro del Tesoro e mi invitò a occuparmi da sola di tutto.  

Detto fatto: mancavano solo le tre fototessera.

La scelta dell’outfit per le foto mi impegnò per buona parte del pomeriggio.  

Quando il mio ego fu soddisfatto del risultato che lo specchio a figura intera della mia camera mi rimandaca, uscii alla volta dello studio fotografico.

Perché sì, ci voleva un fotografo professionista: erano foto destinate a rimanere sul famoso lenzuolo rosa per sempre… o almeno così si credeva.  

In realtà ci rimasero “solo” 31 anni.  

Un’era geologica.

Il mio ego, quel giorno, era in vena di grandi opere.  

Decise che mi sarei presentata dal fotografo come una “scecca parata”.

Per chi non è della mia parte di Sicilia: durante sagre e manifestazioni, prima fra tutte la Sagra del Mandorlo in Fiore, cavalli e asini vengono bardati con ricami, piume e colori sgargianti: giallo, arancione, rosso, i colori della bandiera sicula.  

Ecco, io ero la versione umana di quella tradizione.

Jeans (fin qui tutto bene).  

Sopra, una camicia lunga fino alle ginocchia (nessuno mai mi aveva detto che l’effetto ottico sarebbe stato di rendermi ancora più bassa, se mai fosse stato possibile), color giallo tuorlo d’uovo in un tessuto lucido tipo lamé che avrebbe fatto a pugni con il flash della macchina fotografica.  

Capelli in stile mullet: corti sopra, lunghi sulle spalle.  

Non proprio l’ideale per il mio viso “da ‘o’ di Giotto”.  

Completai l’opera con orecchini a cerchio con pietre blu, che con me c’entravano quanto un cactus in Val Gardena, e un girocollo rigido in oro con rose di Francia, regalo della mia mamma per il mio diciottesimo anno d’età.

Oggi, se guardo quella foto, mi si accappona la pelle.  

Ma la me di allora era fiera, convinta di aver raggiunto l’apice dello stile.  

E così quella foto rimase, per un trentennio, sui registri della Motorizzazione Civile.  

Una testimonianza indelebile della mia creatività adolescenziale.

Il foglio rosa era quasi pronto.  

L’outfit pure.  

Mancava solo l’incontro con l’istruttore: quello vero, quello che avrebbe messo alla prova la mia pazienza, il mio coraggio e, soprattutto, la frizione.

Nella prossima puntata entreremo finalmente in macchina.  

E lì sì che iniziano le curve… in tutti i sensi.

Cronache di una notte senza sonno

Tutto comincia in una notte davanti alla porta dell’autoscuola Manzoni

Ci sono notti che non portano sonno, ma rivelazioni. Notti in cui il silenzio della casa diventa un palcoscenico per i pensieri, e la mente libera da impegni, scadenze e rumori, perché ancora la sveglia era lontana, decide di fare ciò che sa fare meglio: rovistare nei ricordi, accendere immagini, riportare alla luce pezzi di vita che credevamo archiviati. 
Questa è una di quelle notti.

Una notte passata in bianco può produrre effetti che non è scontato siano del tutto negativi.
E infatti, mentre facevo avanti e indietro tra il divano e… il water, passando per un bicchiere pieno d’acqua, ho trovato un po’ di tempo da dedicare alla mia creatività. 

Dopo aver fantasticato, con la rapidità di chi sogna a occhi aperti, su come diventare ricca, bella e intelligente senza il minimo sforzo, ho deciso di tornare con i piedi per terra e dedicarmi a ciò che davvero mi appartiene: raccontare.

Così, nel buio della cucina, con solo il rumore dell’acqua che bolliva nel bollitore e il frigo che ronzava come un vecchio generatore, i miei pensieri hanno iniziato a vagare. 
E si sono fermati lì, in un punto preciso della mia giovinezza: il giorno in cui sono diventata “pilota”. 
Ops… guidatrice. 
Tranquilli, una guidatrice senza danni collaterali, per la precisione.

Era il 3 ottobre 1986. Diciotto anni e un giorno. 
Alle 15:30 in punto varcavo la porta della rinomata autoscuola Manzoni, a poche centinaia di metri da casa mia. 
Non sapevo ancora che quel pomeriggio sarebbe diventato uno di quei ricordi che tornano a bussare quando meno te lo aspetti, come stanotte.

Ogni storia ha un punto di partenza, e il mio viaggio verso la patente comincia proprio qui: una notte insonne, un pensiero che si accende, e una porta dell’autoscuola che si apre. 
Nella prossima puntata entreremo davvero in quel mondo fatto di istruttori improbabili, fogli rosa e sogni di libertà. 
Perché ogni guidatrice nasce due volte: quando compie diciotto anni… e quando incontra il suo primo istruttore.

Lavrov denuncia: relazioni internazionali sono oggi la legge del più forte

Il ministro degli Esteri russo dopo quanto avvenuto in Venezuela, Iran e Groenlandia: Mosca difenderà i suoi interessi senza attentare ai diritti degli altri.

Le relazioni internazionali sembrano improntate oggi alla “legge del più forte“.

Lo ha detto il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, sottolineando che Moscadifenderà i suoi interessi senza attentare ai diritti degli altri e senza lasciare che altri attentino ai suoi“.

Dopo avere citato gli sviluppi in Venezuela, Iran e Groenlandia, Lavrov ha affermato che “bisogna trovare soluzioni che rispettino un equilibrio di interessi” su una base di “eguaglianza e reciproco rispetto“.

Come riportato da Ansa, Lavrov ne ha parlato durante la tradizionale conferenza stampa annuale.

Francia: proteste contro l’accordo sul Mercosur

Macron all’Ue: questo accordo con i Paesi sudamericani non aiuta l’agricoltura francese.
Schelcher: se passa, non acquisteremo i prodotti provenienti dall’accordo.

Diverse infrastrutture stradali ai quattro angoli della Francia sono state bloccate questa mattina dagli agricoltori in rivolta contro il trattato di libero scambio Ue-Mercosur già contestato dalla Polonia (approfondimento al link) e la gestione della dermatite nodulare contagiosa che colpisce alcuni allevamenti del Paese. I cosiddetti “Ultras dell’A64“, che già protestarono durante la crisi agricola del 2024, hanno inscenato nuovi blocchi e proteste a Carbonne, nel dipartimento di Haute Garonne, tra Bayonne e Tolosa.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito ai leader dell’Ue che un accordo commerciale proposto con i paesi del Mercosur non apporta sufficienti benefici all’agricoltura francese, hanno dichiarato martedì funzionari della presidenza francese.

La leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, chiede al presidente Emmanuel Macron di rifiutare l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur, piuttosto che invocare un rinvio del voto normalmente previsto questa settimana a Bruxelles al 2026. Intanto, a Parigi, il premier Sébastien Lecornu, ha convocato una riunione sull’agricoltura. Seduti al tavolo, come riporta Ansa, anche i ministri Annie Genevard (Agricoltura), Laurent Nuñez (Interni) e Gérald Darmanin (Giustizia). Invitati anche diversi prefetti delle regioni colpiti dalla dermatite nodulare contagiosa.

L’amministratore delegato di Cooperative U, Dominique Schelcher, tra i leader francesi della grande distribuzione, annuncia che il gruppo da lui diretto ”non acquisterà i prodotti” provenienti dall’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, definendo quest’ultimo una sorta di ”Shein della concorrenza sleale”.