Danone: CEO accusato di scarso rendimento

La Bluebell critica il rendimento finanziario del titolo in Borsa.
La società difende l’operato di Faber.

Emmauel Faber, CEO e presidente della Danone, è sotto attacco.

A chiederne simbolicamente la testa è il fondo d’investimento Bluebell, perché non soddisfatto del rendimento in Borsa del titolo.

L’impero francese dello yogurt, nonostante una capitalizzazione da 37 miliardi di euro, dal 2014 (anno in cui Faber ha preso nelle sue mani le redini del gruppo) ha guadagnato sui listini appena il 2%.

Per avere un’idea dell’andamento in Borsa dei concorrenti, la svizzera Nestlè nello stesso arco di tempo ha fatto registrare un +46%.

Per questo motivo la Bluebell, fondo con sede a Londra ma fondato dall’italiano Giuseppe Bivona e che in Danone ha investito, chiede che la voce degli azionisti sia ascoltata; più precisamente, chiede un cambio alla guida del gruppo o, quantomeno, che la figura di CEO sia staccata da quella di presidente (attualmente unificate).

Stando a quanto riportato dal “Financial Times”, la Danone avrebbe risposto di “apprezzare il dialogo costruttivo con tutti gli azionisti”, sottolineando però che l’azienda “è concentrata sul creare valore nel lungo termine” e soprattutto mettendo in evidenza che sotto la gestione Faber si sia registrata una crescita del 5o% degli utili per azione.

JP Morgan taglia le stime economiche italiane

Crescita azzerata nel primo trimestre secondo le previsioni, a causa della proroga dello stato d’emergenza.
Al ribasso anche le stime annuali.

Il prolungamento delle misure restrittive anti Covid, ovvero la proroga dello stato d’emergenza che proprio pochi giorni fa il ministro della Salute Roberto Speranza ha ritenuto opportuno (approfondimento al link), ha portato la banca JP Morgan a rivedere le previsioni di crescita economica italiana.

Le previsioni hanno letteralmente tagliato la crescita, azzerandola per quanto riguarda il primo trimestre dell’anno; una riduzione drastica rispetto alle precedenti previsioni, dove si ipotizzava una crescita del 3,5%.

Nonostante si preveda poi un rimbalzo, sono state riviste a ribasso anche le stime annuali che sono passate dal 5,8% al 5,5%.

Parma, Cft: ok da autorità tedesca per l’acquisizione

Il controllo passerà alla Ats Automation Holdings Italy.
La Bundeskartellamt dà l via libera.

La Ats Automation Holdings Italy, attraverso un’opa su tutte le azioni ordinarie, effettuerà un’operazione di acquisizione del controllo della Cft.

Il via libera all’operazione è arrivato dall’autorità tedesca garante della concorrenza, la Bundeskatellamt.

La Cft, attiva nelle soluzioni di automazione e nella pianificazione, progettazione, costruzione, messa in opera e manutenzione di sistemi automatizzati di produzione e assemblaggio, è stata fondata nel 1945 ed ha sede a Parma; vanta un mercato globale ed un portafoglio di marchi leader di mercato con 8 impianti sparsi tra Italia, Spagna, Germania ed Ucraina.

Moncler acquista Stone Island

Operazione da 1,6 miliardi di euro.
Possibile convergenza tra abbigliamento funzionale e casual di lusso.

Continua la marcia trionfale di Moncler.

Dopo aver lanciato nel 2018 il progetto Genius, che sta dando ottimi risultati riuscendo ad assorbire la logica dei drop e delle collaborazioni eccellenti incamerando e mettendo in circolo ogni volta livelli di creatività solitamente riservati al ready to wear che sfila in passerella, l’azienda guidata da Remo Ruffini ha messo a segno un colpo decisamente importante: l’acquisizione di Stone Island.

Il costo dell’operazione, come annunciato in una nota dei due marchi italiani, è di 1,6 miliardi di euro.

È proprio la co-nazionalità dei due brand la spinta giusta a far pensare che l’intento sia quello di far convergere l’abbigliamento funzionale di Moncler con il “casual di lusso” (così definito da Business of Fashion) di Carlo Rivetti. La base comune su cui creare una piattaforma di sinergie è l’abbigliamento tecnico, sviluppato sotto forme diverse dalle due aziende ma entrambe per mercati di lusso.

Stone Island, infatti, rivoluzionando la sua filiera produttiva ha trasformato l’abbigliamento tecnico e militare in moda casual di alta qualità, ovvero quella che oggi viene definita streetwear di lusso.

TIM vende l’1,8% di INWIT

Canson Capital Partners (Guernsey) Limited esercita l’opzione di acquisto.
Operazione da 161 milioni di euro.

Canson Capital Partners (Guernsey) Limited ha deciso di esercitare l’opzione di acquisto per un valore di 161 milioni di euro ed acquistare la restante quota di TIM in INWIT, che equivaleva all’1,8%.

La transazione è stata registrata in data 4 dicembre 2020, ma le precedenti comunicazioni erano avvenute il 24 giugno ed il 2 ottobre di quest’anno.

Con questa operazione TIM esce integralmente dalla partecipazione diretta di INWIT, pur continuando ad esercitarne il co-controllo tramite Daphne 3, insieme a Vodafone.

Daphne 3 è la holding che controlla il 30,2% di INWIT e che appartiene al 51% alla stessa TIM.