Ecco la classifica delle lingue più parlate al mondo

Spagnolo fuori dal podio. Più francese che tedesco.
L’italiano parlato sostanzialmente quanto il turco.

Lingua madre, studiata nel percorso di studi, necessità professionale, hobby o imparata per amore.

Non importa il perchè, tutti ci siamo ritrovati bene o male ad avere a che fare con una o più lingue straniere.

Ma quali sono le lingue più parlate al mondo? Ecco la classifica di Stars Insider.

Partiamo dal basso per poi salire fino al gradino più alto del podio.

Al 30esimo posto il Gujarati, parlato da 61 milioni di persone è strettamente legato alla storia dell’India. Al 29esimo posto il cinese cantonese, parlato da 68 milioni di persone.

28esimo il thailandese parlato da 69 milioni di persone e 27esimo posto per l’hausa, parlato da 70 milioni di persone nell’Africa occidentale.

Si colloca 26esimo il cinese jin, anch’esso parlato da 70 milioni di persone; 25esima posizione per il coreano, parlato da 77 milioni di persone.

Poi troviamo il tamil con 78 milioni di persone, il telogu con 82 milioni di persone che parlano questa lingua legata all’India ed il marathi con 85 milioni di persone: tutte lingue legate all’India.

Al 21esimo posto troviamo il turco, parlato da 85 milioni di persone ed al 20esimo posto l’italiano, con sostanzialmente altrettante persone a parlarlo.

19esimo posto per la lingua vietnamita, parlata da 87 milioni di persone; 18esimo posto per il cinese wu, con 90 milioni di persone che lo parlano.

Il giavanese (Indonesia) si piazza al 17esimo posto con 98 milioni di parlanti, mentre il farsi (persiano) è 16esimo con 110 milioni di persone che lo parlano.

Al 15esimo posto il panjabi che vanta 125 milioni di parlanti tra India e Pakistan; al 14esimo posto, invece, troviamo il tedesco con 135 milioni di persone tra Germania, Austria, Svizzera e un po’ nel Benelux.

Si classifica 13esimo il giapponese con 150 milioni di parlanti e 12esimo l’urdo (Inida-Pakistan) con 4170 milioni.

11esimo l’indonesiano con 200 milioni di persone, decimo lo swahili che va oltre i 200 milioni di parlanti tra Kenya e Tanzania.

Al nono posto il portoghese con 223 milioni di persone che lo parlano, perlopiù in Portogallo e Brasile; ottava la lingua russa con 258 milioni di locutori.

Si collocano settimo il bengalese (265 milioni di persone) e sesto il francese che, lingua ufficiale in 29 Paesi, vanta 300 milioni di parlanti.

Quinto posto in classifica per l’arabo con 372 milioni di persone che lo parlano, mentre appena prima del podio troviamo lo spagnolo che, parlato da 534 milioni di persone, vanta uno status ufficiale in 21 Stati.

Al terzo posto l’hindi con 602 milioni di parlanti, secondo in classifica il mandarino con 1,12 miliardi e primo assoluto, come forse era prevedibile, l’inglese con 1,45 miliardi.

Fuga dei cervelli: l’Italia ne disincentiva il ritorno

Detassazione dimezzata e valida solo per docenti e ricercatori.
Italia non interessata a riportare in patria i cervelli espatriati.

Cambiano le regole per i lavoratori che vogliono tornare in Italia dall’estero, gli impatriati, ed il regime di tassazione agevolata temporaneo che è riconosciuto ai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia.

Dall’anno prossimo, secondo quanto si legge sul “decreto Anticipi” poi ripreso da La Stampa, spariranno le attuali agevolazioni e si passerà ad un nuovo regime di favore, con una stretta però sui requisiti d’accesso.

Si tratta di una detassazione del 50%, entro un limite di reddito complessivo di 600 mila euro, riservata ai ricercatori e ai docenti che trasferiranno la loro residenza fiscale in Italia dal 2024.

Sono immediatamente partite le polemiche. Sul “Gruppo Controesodo” di Facebook, ad esempio, scrivono quanto di seguito:

Il regime impatriati verrà abrogato e sostituito da un regime depotenziato che sarà di portata inferiore sia nella percentuale (50% contro il 70-90%), che nella durata (5 anni anziché 10), non prevederà un’estensione della durata legata a casa e figli (radicamento) ed è notevolmente più stringente in termini di requisiti per l’accesso (alta qualificazione non meglio specificata)”.

Non solo: “obbliga a una permanenza pari alla durata del regime, pena la decadenza totale con richiesta di restituzione di tutti gli importi più interessi e sanzioni”. Da qui la deduzione che i potenziali beneficiari saranno pochissimi.

Poi si continua:

Lo riteniamo un enorme autogol per il Paese, una iniziativa che manda in fumo anni di durissimo lavoro da parte del nostro gruppo, riuscendo addirittura a peggiorare la prima versione della normativa che si era rivelata totalmente inefficace. Proprio ora che i dati ministeriali avevano iniziato a mostrare un forte aumento dei rientri! Non riusciamo a comprendere come un governo che fa della natalità un cavallo di battaglia vada ad abrogare le norme sul radicamento legate alla presenza dei figli. Non riusciamo altresì a comprendere perché le agevolazioni maggiorate previste per il Mezzogiorno vengano cestinate”.

L’Italia, dunque, non pare molto interessata a riportare in patria i propri cervelli, dato che praticamente va a togliere i benefici per i potenziali rimpatri.