Signore e signori, accomodatevi:
il sipario si apre su una giovane donna appena sposata, giugno ’93, ancora profumata di riso lanciato dagli invitati.
La scena è luminosa, romantica, promettente.Poi, colpo di scena.
Luglio ’93: uno dei più diffusi metodi contraccettivi decide di fare sciopero non autorizzato.
La protagonista resta incinta.
Applausi?
Sì, ma con moderazione: perché lo Stato, dietro le quinte, non offre alcun sostegno.
E i due neo‑sposi hanno ancora addosso le spese del matrimonio e della casa.
Ma dalla creazione non si torna indietro:
è un atto sacro, irrevocabile, scritto nel copione della vita.La protagonista accoglie tutto con un sorriso e un cuore pieno d’amore.
E il bambino, ben saldo nel suo ruolo, non molla nemmeno quando la scena cambia improvvisamente:
incidente con la Vespa, caduta, ginocchio squarciato, 13 punti di sutura.
Lei seduta per terra, che guarda il suo bracciale d’argento come se fosse un oggetto di scena rotto.
Un’auto si ferma, la porta al pronto soccorso.
La ricuciono.
Lei chiede del marito.
Lui è dietro la porta, disteso su una barella, pallido come un fantasma di Shakespeare.
«Mi sono sentito male alla vista del sangue…»
E lì, la protagonista capisce:
in sala parto sarà sola.
Lui, al massimo, farà la comparsa.La gravidanza prosegue tra controlli e pressione alta.
All’ottavo mese, la musica cambia: poco liquido amniotico, il bambino non cresce bene.
Monitoraggi quotidiani, eco‑cardio, tensione da dramma greco.Poi, un giorno, le acque si rompono.
Sono sporche.
Il bambino non sta bene.
La scena accelera: corsa in ospedale, ostetrica‑cugina, ginecologo chiamato d’urgenza.
Cesareo immediato.La protagonista viene posizionata sul lettino, piedi legati, pancia scoperta.
Entra l’anestesista.
Parte il duetto:
lui dice che l’anestesia standard la ucciderebbe in tre minuti,
il ginecologo gli dà del coglione.
Lei, nel mezzo, con la sua ironia da attrice consumata:
«Passo più tardi, quando le acque saranno più calme…»
La platea ride.
Le attaccano l’anestesia al polso.
Ancora oggi, quel punto è un ricordo sensibile, come una cicatrice di scena.Il ginecologo non aspetta i minuti canonici.
Incide.
Lei sente tutto.
Vorrebbe gridare, ma l’anestesia la trascina nel buio del backstage.Quando si risveglia, la scena è completamente diversa:
camera di degenza, parenti festanti, luci calde, sorrisi.
Nessuno crede alla sua storia di medici litiganti e tagli a carne viva.
Ma lei sa.
Lei ha vissuto tutto.E poi…
entra lui.
Piccolo, fragile, bellissimo.
Andrea.
Il mioprimogenito.
La luce si concentra su di lui.
lo guardoe capisco che tutto — ogni dolore, ogni assurdità, ogni battuta fuori copione — era solo il preludio all’amore più grande.Sipario.
Applausi
il mondo di Ketty – La mia prima esperienza da mamma.