Referendum, FederTerziario: “Sul lavoro non si torni alle vecchie rigidità, le MPMI italiane chiedono professionalità e fidelizzazione del personale”

In vista dei referendum la posizione dell’organismo datoriale che rappresenta oltre 90mila micro, piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale.

Licenziamenti, contratti a termine, appalti e responsabilità in materia di sicurezza: l’8 e il 9 giugno gli italiani saranno chiamati a esprimersi su quattro quesiti referendari per abrogare alcuni passaggi normativi legati a tematiche del diritto del lavoro e su un altro che riguarda la cittadinanza. FederTerziario prende spunto dal referendum per chiedere alla politica lo sforzo di uno sguardo sul futuro che superi posizioni anacronistiche di fronte a un mercato lavoro che ormai è sempre più dinamico, esigente e globalizzato.

“Il diritto del lavoro purtroppo da anni subisce modifiche continue più legate alle ideologie che alle reali esigenze del mondo produttivo che negli ultimi 10 anni, cioè dall’entrata in vigore del cosiddetto Jobs Act – spiega Alessandro Franco Segretario Generale FederTerziario –, è totalmente cambiato e avrebbe bisogno di una revisione organica capace di cogliere le nuove frontiere del mondo del lavoro e non certo dell’abrogazione di singole norme che, ormai da anni, garantiscono un discreto equilibrio tra la flessibilità che richiede il mercato e le tutele che vanno garantite ai lavoratori”.

La posizione di FederTerziario si concentra in particolare modo sulle micro, piccole e medie imprese che costituiscono il 99% del sistema produttivo nazionale.

“Si può anche discutere su eventuali cambiamenti normativi – prosegue Franco – ma un’abrogazione tout court che ci riporta indietro nel tempo non è davvero utile a nessuno. Oggi le MPMI non hanno nessun interesse a licenziamenti facili, anzi hanno fame di manodopera e professionalità che sono difficili da reperire, così come non hanno interesse ad implementare la precarietà dei rapporti di lavoro, ma a fidelizzare il personale anche perché ogni nuova assunzione richiede un investimento in tempo, risorse e formazione che incide pesantemente sulla vita di un’impresa, soprattutto se di piccole dimensioni“.

Al centro dell’impegno dell’organismo datoriale permane la volontà di cambiare il paradigma di riferimento dei rapporti tra lavoratori e imprese, superando vecchie rigidità formali che proprio i promotori dell’iniziativa referendaria vorrebbero reintrodurre per i contratti a termine.

“Si tratta di rigidità che non solo non impatterebbero positivamente sull’equità sociale – aggiunge l’esponente di FederTerziario –, ma appesantirebbero una burocrazia che già si sostanzia in una pletora di adempimenti che più che implementati andrebbero razionalizzati. Sul fronte dei licenziamenti, sebbene le norme possano essere migliorate anche alla luce di alcune sentenze della Corte Costituzionale, riteniamo che sia più utile ragionare su eventuali modifiche al testo vigente, coinvolgendo tutti gli stakeholders del mondo del lavoro, piuttosto che abrogare una disciplina che ha dimostrato di essere funzionale al contesto produttivo e che non ha mai generato l’emorragia di licenziamenti che, quando è entrata in vigore, si paventava“.

Sul fronte della sicurezza sul lavoro, oggetto di uno dei quesiti referendari che chiede di ampliare la responsabilità dell’azienda committente in relazione all’eventuale infortunio subito dal lavoratore dipendente di un’impresa appaltatrice o subappaltatrice, FederTerziario, di recente impegnata sui tavoli ministeriali proprio sul fronte della sicurezza, conduce ormai da anni un impegno che promuove un’azione organica su molteplici fronti: formazione, prevenzione, agevolazioni e semplificazioni. Ad esempio estendendo il raggio d’azione della formazione finanziata anche ai datori di lavoro per le imprese con meno di 15 dipendenti.

“Per ciò che riguarda il quesito sugli appalti – precisa Alessandro Franco -, riteniamo che anche in questo caso la formale estensione della responsabilità del committente, sempre da dimostrarsi nelle opportune sedi, non porterebbe alcun vantaggio in tema di sicurezza. Si continuano ad introdurre norme, ad appesantire le pene, ma purtroppo in Italia si muore ancora troppo a causa del lavoro. Allora crediamo che anche in questo caso vada rivisto l’approccio al problema, puntando su controlli mirati ed efficaci, su investimenti in prevenzione, su sistemi premianti per le imprese virtuose che investono in sicurezza, su strumenti finanziari che aiutino, soprattutto le micro e piccole imprese, a rinnovarsi e a digitalizzarsi“.

Sull’ultimo quesito, che propone di far passare da 10 a 5 il periodo di residenza legale in Italia necessario per presentare la richiesta di cittadinanza, la posizione dell’organismo confederale è positiva, anche nell’ottica, seppur indiretta, delle esigenze del mercato del lavoro.

“In ordine al quesito sulla cittadinanza – conclude Franco –, pur essendo parzialmente al di fuori dell’attività confederale e conseguentemente un tema più legato al sentire di ciascuno di noi, riteniamo che in un periodo in cui il calo demografico rischia di mettere in crisi la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale, rivedere le politiche migratorie e garantire i diritti legati alla cittadinanza in tempi più ragionevoli, possa migliorare l’integrazione di tutti coloro che già contribuiscono al benessere economico e al bisogno di manodopera del nostro Paese“.

DL Infrastrutture, D’Angelo: misure per logistica segno di ascolto comparto

Il presidente ANSI: si evidenzia centralità dei settori nello scenario nazionale. DL che guarda a lungo termine.

“Le misure e le risorse previste dal decreto Infrastrutture e destinate a logistica ed autotrasporti evidenziano ancora una volta la centralità di questi settori nello scenario nazionale”. Così il presidente dell’associazione datoriale Ansi – Logistica integrata Andrea D’Angelo a proposito dell’ultimo provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

“Nel testo – prosegue D’Angelo – non mancano spinta innovativa, visione a lungo termine e attenzione a transizione e sostenibilità. Lo dimostrano, ad esempio, la nuova disciplina dei tempi di attesa per le operazioni di carico e scarico merci, quella relativa ai tempi di pagamento e i fondi per l’ammodernamento della flotta del parco veicolare del settore dell’autotrasporto, pari a 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026: tutti interventi che testimoniano una interlocuzione sempre aperta con gli attori del comparto. Tra questi, anche Ansi è ogni giorno in prima linea su innovazione, sviluppo tecnologico e professionalizzazione del personale”, conclude.

Volvo taglierà 3.000 posti di lavoro

I tagli riguardano soprattutto posizioni in ufficio e sono il 15% della forza lavoro totale.
Si punta il dito sull’alta pressione tariffaria del settore automotive.

La casa automobilistica svedese Volvo Cars ha dichiarato lunedì che taglierà circa 3.000 posti di lavoro nell’ambito di un’importante campagna di riduzione dei costi.

La decisione arriva dopo che la società, che è di proprietà della cinese Geely Holding, ha annunciato un piano d’azione per i costi e la liquidità da 18 miliardi di corone svedesi (1,89 miliardi di dollari) alla fine del mese scorso.

Volvo Cars, come riporta CNBC, ha dichiarato che i 3.000 posti di lavoro tagliati avranno un impatto principalmente sulle posizioni in ufficio in Svezia e rappresenteranno circa il 15% della forza lavoro totale dell’azienda.

Håkan Samuelsson, presidente e CEO di Volvo Cars, ha dichiarato quanto di seguito:

“Le azioni annunciate oggi sono state decisioni difficili, ma sono passi importanti per costruire una Volvo Cars più forte e ancora più resiliente. L’industria automobilistica si trova nel bel mezzo di un periodo difficile. Per affrontare questo problema, dobbiamo migliorare la nostra generazione di flussi di cassa e ridurre strutturalmente i nostri costi. Allo stesso tempo, continueremo a garantire lo sviluppo dei talenti di cui abbiamo bisogno per il nostro ambizioso futuro“.

Nell’ambito degli esuberi, l’azienda ha dichiarato che ridurrà circa 1.000 posizioni attualmente detenute da consulenti, per lo più in Svezia, circa 1.200 dipendenti in Svezia e le restanti in altri mercati globali.

Quando il piano d’azione è stato lanciato il 29 aprile, Volvo Cars ha dichiarato che il programma avrebbe incluso riduzioni degli investimenti e degli esuberi nelle sue operazioni in tutto il mondo. L’azienda ha anche ritirato la sua guidance finanziaria sia per il 2025 che per il 2026, citando la pressione tariffaria sul settore automobilistico.

Partecipazione lavoratori in azienda, Costantino: “Bene introduzione logiche partecipative nel mondo del lavoro”

L’esperto in diritto del lavoro e relazioni sindacali: “Le nuove misure dovranno essere accompagnate dagli statuti societari e dalla contrattazione. Questo per garantire libertà e progressività”.

Approvata in via definitiva la legge sulla partecipazione dei lavoratori in azienda. Promosso dalla Cisl mediante la raccolta di 400mila firme, il provvedimento ha ricevuto, dopo quella della Camera, l’approvazione del Senato, registrando 85 voti favorevoli e 49 contrari o astenuti.

Per Giovanni Costantino, esperto in diritto del lavoro e relazioni sindacali “L’approvazione della nuova legge è certamente una buona notizia in quanto dà maggiore attuazione al modello di relazioni sindacali e lavorative stabilito dalla Costituzione e fondato su due pilastri: il diritto al conflitto (art. 40) e quello alla collaborazione (art. 46)”.

La norma entrata in vigore prevederà, infatti, importanti istituti di partecipazione gestionale, economica e finanziaria, organizzativa e consultiva dei lavoratori.

“Sinora ha nettamente prevalso il modello conflittuale – prosegue Costantino – e ciò a scapito di quello partecipativo. In un’epoca di transizione come quella attuale, occorre però elaborare strategie nuove. In tal senso, favorire il coinvolgimento dei lavoratori rappresenta certamente un valore aggiunto non di poco conto>”

Inoltre, sul piano tecnico “i modelli partecipativi devono essere accompagnati sia dagli statuti aziendali, sia dalla contrattazione collettiva più partecipativa. Questa doppia chiave costituisce un importante elemento di equilibrio e consentirà di avviare un percorso condiviso, senza fughe in avanti di singoli attori e con piena libertà di tutti i soggetti coinvolti”.

“Infine – conclude – bene la previsione di strumenti soft come le commissioni paritetiche aziendali e l’istituzione di una Commissione nazionale permanente presso il Cnel, con compiti di monitoraggio e promozione. Strumenti questi che favoriranno il progressivo ingresso delle logiche partecipative nel nostro tessuto imprenditoriale e la promozione di incentivi ulteriori rispetto a quelli già previsti per il coinvolgimento paritetico dei lavoratori, peraltro potenziati dalla norma per il 2025“.

Primo maggio, FederTerziario promuove l’inclusione: “Valorizzare le persone con disabilità, siano risorsa e non obbligo di legge”

L’organismo datoriale evidenzia gli ultimi dati del CNEL: solo una persona con disabilità non grave su due lavora. Servono incentivi strutturali per operare un cambiamento culturale.

Tra il Giubileo della disabilità, celebrato il 28 e il 29 aprile, e il primo maggio c’è un incrocio importante: sono le persone con disabilità e l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro. Per Federterziario, l’organismo datoriale che rappresenta circa 90mila micro, piccole e medie imprese, è tempo di dare il giusto spazio nelle politiche del lavoro alle persone disabili che trovano scarse opportunità occupazionali: secondo dati Istat lavora il 57% delle persone con disabilità non gravi e il 33% di quelle con gravi limitazioni, a fronte del 62% della popolazione senza condizione di disabilità.

“Bisogna aiutare le imprese a prevedere una maggiore inclusione – spiega Emanuela D’Aversa, responsabile relazioni industriali FederTerziario – anche attraverso sistemi premianti perché consideriamo la questione delle assunzioni delle persone con disabilità un fattore strategico per far crescere il sistema produttivo nazionale delle micro, piccole e medie imprese. Un impegno per valorizzare le persone con disabilità, che sono una risorsa e non solo un obbligo di legge, da declinare su alcuni fronti essenziali: sistemi di monitoraggio e tutoraggio, formazione continua, incentivi per le imprese, così da agevolare gli ingressi ed evitare l’abbandono lavorativo ed il depauperamento di competenze e potenzialità utili allo sviluppo e alla competitività del paese”.

Il mondo del lavoro, soprattutto in un contesto di denatalità così preoccupante, deve riuscire a capitalizzare e valorizzare tutte le risorse professionali e produttive a sua disposizione, abbattendo pregiudizi culturali, generazionali, di genere o nei confronti dei lavoratori con disabilità, per superare definitivamente retaggi e preconcetti che erroneamente – in particolare in una fase in cui la concezione di prestazione lavorativa è fortemente mutata nei tempi e negli spazi – associano a queste categorie una presunta minore produttività o una più problematica gestione.

“L’inclusione genera varietà e ricchezza – prosegue D’Aversa – e, oltre che un valore morale, costituisce anche un vantaggio economico capace di determinare una maggiore produttività e una migliore reputazione dell’impresa, ma bisogna anche creare le condizioni perché si possa procedere in questa direzione, a partire dal supporto alla creazione di un ambiente di lavoro adeguato per accogliere le disabilità e all’adozione di misure di sicurezza che devono essere calibrate per consentire di rispettare le esigenze di tutti i lavoratori“.

Nel giorno della festa dei lavoratori e a fronte dei drammatici dati legati alle morti sul lavoro, FederTerziario chiede al governo azioni che puntino su prevenzione, formazione, sistemi premianti e semplificazioni. Nello specifico, per le mpmi, diventa intanto fondamentale allargare il raggio d’azione della formazione finanziata anche ai datori di lavoro per le imprese con meno di 15 dipendenti e permane l’urgenza di implementare i controlli ispettivi e l’attività formativa in materia di sicurezza già a partire dalle scuole.

“Anche in virtù di iniziative di legge già intraprese in materia – aggiunge D’Aversa –, che hanno reso obbligatoria la formazione anche per i titolari d’aziende, si propone di investire nello sviluppo e la messa a disposizione delle imprese, soprattutto le micro e piccole imprese che non avrebbero la possibilità di sviluppare autonomamente simili strumenti, di applicazioni ad hoc che, attraverso ‘un’autoanalisi’, verifichino lo stato di sicurezza di un’azienda, anche mediante la semplice compilazione di una check list, che indichi i rischi legati all’attività e gli adempimenti da ottemperare.”

Un’azione che si lega all’utilizzo dell’intelligenza artificiale che, nel campo della sicurezza, potrebbe essere determinante per la prevenzione dei rischi e per la tempestiva rilevazione di situazioni di pericolo. “Reputiamo fondamentale – conclude l’esponente FederTerziario – aiutare le imprese, soprattutto quelle meno strutturate, ad acquisire competenze digitali che consentano di sfruttare al meglio le nuove tecnologie, anche a vantaggio della salubrità degli ambienti di lavoro e della sicurezza dei dipendenti. Per questo chiediamo che strumenti come Fondo Nuove Competenze che supportano le imprese in questo percorso di transizione, diventino strutturali anche al fine di colmare il gap digitale che distanzia il nostro paese dai competitors internazionali“.