Podcast per caso: diario sonoro di una musa fuori sede, tra uno straccio e un sogno

Quando anche chi ama scrivere si mette a parlare… e si chiede se qualcuno ascolterà mai.

Partecipare a un corso sui podcast è come essere invitati a un talent show senza saper cantare. Oppure come ricevere in regalo un pianoforte a coda, e tu non solo non sai leggere il pentagramma, ma hai appena capito dove sta il DO. Ti guardi intorno, ti sistemi i capelli, accendi il microfono e pensi: “Io che ci faccio qui?”
Poi qualcuno, con voce entusiasta, ti dice: “Parla di te.”
E lì, cara Musa, ti prende un leggero, elegantissimo attacco di panico.

Perché io, finora, ho sempre parlato con le dita. Ho scritto, scritto, e scritto ancora. Ho fatto dello schermo del mio smartphone un ingorgo permanente di impronte digitali.
E adesso? Dovrei trasformare le parole in voce. In suono. In musica per orecchie altrui. Aiuto.

Nel frattempo, là fuori, è esplosa la podcast-mania. Ce n’è uno per ogni cosa: dalla meditazione al true crime, dalla filosofia in ciabatte alla vita emotiva delle zucchine.
E poi ci sono loro, i podcaster professionisti, quelli con la voce calda e rassicurante, tipo “previsioni meteo dell’anima”.
E io? Io che podcast potrei fare?

Ci ho pensato. Troppo. Ho fatto brainstorming (che ormai è più trendy di “lampi di genio”), ho scarabocchiato idee nei margini dei quaderni del corso. Ne sono usciti titoli tipo:

Pendolare a Milano: sopravvivere con dignità (e una schiscetta)

La collaboratrice scolastica che sognava i Pulitzer

Diario di una Musa che non sta mai zitta – ecco, questo è carino. Mi rispecchia.


Poi ho capito: forse non serve l’idea geniale. Forse serve solo un’idea vera.
Perché chi ascolta i podcast oggi? Gente normale. Gente in treno, in macchina, in pausa pranzo. Gente che cerca compagnia, conforto, o semplicemente una voce che non sia quella dei propri pensieri.

E allora sì, forse potrei farlo.
Potrei raccontare cosa significa trasferirsi a 52 anni, cambiare vita, città, accento. Parlare di scuola, ma non dalle cattedre: dai corridoi.
Raccontare le piccole grandi rivoluzioni quotidiane di chi vive con la valigia piena di sogni, il badge al collo e le parole in tasca.
Potrei parlare della mia terra, di leggende greche travestite da storie familiari, di poesia che sa di spezie, e di piatti che sono dichiarazioni d’amore.

Il mio podcast forse non sarà mai in top ten su Spotify.
Ma se anche solo una persona, una, ascoltando mi dicesse: “Questa potrei essere io”… allora quel microfono avrà avuto senso.

Intanto continuo a imparare, a sperimentare, a prendere appunti… magari vocali.

Perché forse scrivere è casa mia. Ma parlare… parlare è il mio balcone.
E da lì, si vedono passare storie meravigliose.

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Autore: Ketty Zambuto

Nata ad Agrigento il 2 ottobre 1968, ha vissuto nella sua città d'origine fino all'ottobre del 2020, quando una nuova opportunità lavorativa l'ha portata a Milano, città che ha imparato a conoscere e amare. Attualmente lavora come personale ATA in una scuola milanese. Nel corso della sua carriera, ha accumulato una vasta gamma di esperienze professionali: ha iniziato come centralinista per un'impresa edile nel 1991, ha lavorato come contabile nella ditta di trasporti del padre fino al 1993 e, nello stesso anno, si è sposata e ha gestito con il marito un'attività di assistenza e vendita di macchine per ufficio e commercio. Durante le stagioni estive, ha collaborato anche nella cucina di ristoranti. La passione per la scrittura l'ha accompagnata da sempre. Ha esordito con un racconto per il libro saggio "Da un'avversità nasce un'opportunità" (Biblios Edizioni). Successivamente, ha pubblicato autonomamente "Puro Amore" nel 2023, una storia di vita vera, e "Diario di una musa" nel 2025, un'autobiografia che narra la nascita di un amore.

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