Violenza donne, Univendita-Confcommercio: lavoro rosa cruciale per nostro comparto

Sinatra: “Possiamo dire che la vendita diretta è donna. Molte nostre aziende associate attuano campagne contro gli abusi”.

Contrastiamo con convinzione ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne. Nel settore della vendita diretta il lavoro al femminile rappresenta circa il 90% degli occupati e senza l’impegno, le competenze, la flessibilità, la creatività e la capacità relazionale delle nostre incaricate semplicemente le attività che svolgiamo non esisterebbero. Senza dimenticare il decisivo apporto che arriva anche dalle manager e imprenditrici in seno al comparto”.

Lo dice Ciro Sinatra, presidente Univendita, la maggiore associazione della vendita diretta, aderente a Confcommercio, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Molte delle nostre aziende associate attuano specifiche campagne contro gli abusi di genere – aggiunge Sinatra – e la vendita diretta rappresenta un’occasione di crescita personale e professionale per tante lavoratrici, il cui valore aggiunto è ingrediente decisivo per la clientela”. 

Possiamo dire che la vendita diretta è donna – conclude il presidente Univendita – e valorizzare il lavoro in rosa è da sempre un fattore chiave del successo nel nostro settore”.

Imprese, Univendita-Confcommercio: non riservare credito al consumo solo a banche e finanziarie

Questa la “denuncia” di Ciro Sinatra, presidente di Univendita.
L’audizione ha avuto luogo presso la commissione Politiche Ue del Senato.

Se la direttiva europea sul credito al consumo venisse recepita riservando esclusivamente alle banche e alle finanziarie la concessione delle dilazioni di pagamento, le aziende del nostro settore, che spesso ricorrono a forme di credito senza interessi, senza altri oneri e accollandosi l’intero rischio d’impresa, potrebbero subire un pesante contraccolpo con inevitabili ricadute occupazionali”.

Lo ha denunciato Ciro Sinatra, presidente di Univendita, la prima associazione della vendita diretta, aderente a Confcommercio, in sede di audizione presso la commissione Politiche Ue del Senato sulla legge di delegazione europea 2024 che dovrà recepire, all’articolo 3, la direttiva Ue sul credito al consumo 2023-2025.  

La dilazione di pagamento senza interessi e senza spese – ha aggiunto Sinatra – è un’importante forma di credito al consumo cui le aziende della vendita diretta in Italia ricorrono per venire incontro alle esigenze delle persone, soprattutto in un momento economico così difficile. Basti dire che ogni anno i nostri clienti sottoscrivono oltre 250mila ordini con pagamento dilazionato senza interessi”.

Il presidente Univendita ha poi spiegato:

D’altro canto la possibilità che abbiamo di fare credito senza interessi e costi è attualmente prevista dal Testo unico bancario e, dunque, adesso è cruciale per la vendita diretta che la definizione di ‘creditore’ inserita nella direttiva sia confermata nella sua attuale versione, così da consentire alle nostre imprese di operare in continuità per offrire forme di pagamento non onerose, differenziate e sostenibili, tenendo sempre in dovuta considerazione i rischi di sovraindebitamento dei consumatori. Se il recepimento dovesse invece riservare a istituti di credito ed enti finanziari questa prerogativa, il nostro comparto andrebbe in difficoltà e i cittadini si troverebbero di fronte a forme di finanziamento in media ben più onerose”.

La nostra ulteriore richiesta è che queste forme di dilazione di pagamento senza interessi e oneri, su cui il rischio di impresa è totalmente a carico dell’azienda, possano mantenere adempimenti formali e burocratici semplificati – ha concluso Sinatra – in modo da preservare la facilità di accesso a beni e servizi che spesso sono di fondamentale importanza per la qualità della vita delle persone”.

Per 116.000 aziende il lockdown non finisce il 26 aprile

Riaprono solo le attività con tavoli all’esterno, ma il 46,6% di bar e ristoranti non ne sono dotati.

Interviene nel merito delle misure volute dal governo Draghi, la Fipe-Confcommercio.

Commentando le nuove disposizioni, infatti, la Fipe (federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha fatto notare che il lockdown in realtà non finirà per tutti il 26 aprile.

Questo perché potranno riaprire solo le attività che hanno tavolini all’esterno.

Più precisamente, nella nota si legge:

Significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi, ma il 46,6% di bar e ristoranti non è dotato di spazi all’aperto, soprattutto nei centri storici delle città.

A queste dichiarazioni ha fatto seguito la richiesta ai sindacati di “mettere a disposizione spazi extra per le attività”.