La Germania riduce le truppe in Iraq

La Germania toglie il 25% delle proprie truppe dall’Iraq spostandole in Giordania e Kuwait.

In attesa di capire l’evolversi della situazione dopo la morte di Qassam Soleimani ordinata dal presidente americano Donald Trump (approfondimento al link) e dopo che il Parlamento iracheno ha votato domenica scorsa una risoluzione in cui invita il Governo a ottenere il ritiro delle truppe straniere dal Paese, la Germania si muove d’anticipo ed opta per riduzione delle proprie forze armate in Iraq.

Il governo tedesco, infatti, ha deciso ricollocare 30 dei 120 militari presenti in Iraq (ovvero il 25% del totale) ed impegnati in operazioni di addestramento delle forze di sicurezza irachene, in Giordania ed in Kuwait.

La milizia tedesca che verrà mobilitata era situata a Baghdad e Taji (città che si trova pochi km a nord della capitale irachena), mentre i restanti 90 soldati stazioneranno nella regione curda (a nord dell’Iraq).

Da Berlino, il governo assicura che le truppe spostate ritorneranno in sede nel caso in cui riprendano le missioni di addestramento ed il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in un’intervista rilasciata alla Zdf ha dichiarato di essere preoccupato di un possibile ritorno in auge dello Stato Islamico.

Nel frattempo, il ministro dell’Interno ha detto alla Cnn di aver innalzato il livello di allerta di sicurezza e che le nuove linee guide per assicurare la protezione dei siti americani sono state prontamente inviate ai 16 land. Le stesse misure di sicurezza, stando a quanto riferisce il Times of Israel, sono state applicate anche ai siti israeliani.

Dal punto di vista dei risvolti economici, invece, sono intervenuti Marcel Fratzscher e Gabriel Felbermayr, rispettivamente presidenti di “DIW” (Berlino) e “IFW” (Kiel), due dei principali istituti tedeschi di ricerca economica. Secondo loro l’economia tedesca dovrà affrontare ulteriori difficoltà se le tensioni in Medio Oriente continueranno a peggiorare, in quanto il rischio è dovuto soprattutto all’elevata dipendenza dalle esportazioni delle società tedesche.

Più nel dettaglio, Fratzscher ha dichiarato alla Dpa:

In questi tempi di enorme incertezza, un conflitto in Medio Oriente sarebbe l’ultima cosa che l’economia potrebbe sopportare”.

Mentre Felbermayr sostiene quanto di seguito:

Queste crisi aumentano l’incertezza politica e sono, quindi, un altro fattore che pesa sull’economia mondiale; alla luce dei crescenti rischi geopolitici, la Germania farebbe bene a prepararsi a scenari difficili rafforzando le forze della propria dinamica economica”.

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Autore: Francesco Puppato

Vive in Polonia dove ricopre il ruolo di Lead Finance Controlling per una multinazionale del tabacco; precedentemente è stato Senior Controller, Supervisore del reparto logistico e BMW Task Force Manager per una holding italiana operante nel settore dell'automotive e prima ancora responsabile del Controllo di Gestione per gli stabilimenti polacchi di una holding italiana del settore del bianco, partendo dal dipartimento finanziario di una multinazioanle italiana attiva nel settore dei motori elettrici. Laureato in "Economia Aziendale" con indirizzo in "Management ed Organizzazione", parla quattro lingue (italiano, inglese, polacco e francese) ed ha poi conseguito 12 Master e 6 certificazioni. Dal 2015 al 2020 ha curato la rubrica "About economy and Social Equity"  per la rivista "Economia - ecaroundworld", dal 2017 al 2019 ha collaborato con "Wall Street Italia", nel 2019 con "Economista.info" mentre dal 2020 collabora con "Wall Street Cina", "Gazzetta Italia" e "Polonia Oggi", dal 2021 con "RisorseUmane-HR". Founder di "General Magazine".

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