Il Mondo di Ketty – Colpo di coda del 2025

Cronache semiserie di un anno che scivola via.

Ore 6:30. Mi incammino verso la stazione con la lentezza di chi sa di avere tempo, e con l’anticipo di chi non si fida troppo del destino – o di Trenord, che a suo piacimento dovrebbe concedermi un treno alle 6:59. 
È il penultimo giorno di questo 2025, e i miei pensieri si rincorrono come fogli mossi dal vento: da un lato le preparazioni culinarie del Capodanno imminente, dall’altro i bilanci di un anno che si sta sfilando dalle mani. 
Due mondi che nulla hanno in comune, eppure convivono nella mia testa come coinquilini rumorosi. Il mio cervello, a volte, sembra davvero una macchina da flipper: luci, rimbalzi, traiettorie imprevedibili. 
Dicono che sia multitasking. Io dico che è sopravvivenza.

Ripasso mentalmente dispensa, frigorifero, padelle, stoviglie, e soprattutto le richieste – o pretese – dei commensali: 
chi senza formaggio ma con le cipolle sì, 
chi con formaggio ma le cipolle no, 
e poi io, che inevitabilmente farò confusione. 
Vi farò sapere che forma prenderanno le mignolate e come riuscirò a distinguerle, una dall’altra, prima che finiscano divorate. 
In ogni caso, saranno un successo. Succulento, se non altro.

Con questi pensieri ingombranti che mi fanno da corteo, il mio sguardo fissa a terra – non si sa mai, visto la mia carriera da scivolatrice- noto che il marciapiede brilla. 
Brilla davvero. 
Lo osservo, lo ammiro, mentre i miei passi – ormai milanesizzati, rapidi, decisi – entrano ed escono dal mio campo visivo: destra, sinistra, destra… 
E mi domando da dove arrivi quella luce. 
Che meraviglia, penso. 
Che incanto.

Non faccio in tempo a realizzare che è il ghiaccio, figlio dell’umidità e del gelo della notte, che il mio piede sinistro scivola su un tombino di scolo. 
E in un istante mi ritrovo a terra, con il naso a pochi millimetri dalla geometria delle piastrelle del marciapiede, che ora posso studiare con un’attenzione quasi archeologica. 
Vabbè. Che sia l’ultimo capitombolo dell’anno, almeno questo.

Il 2025 è stato un anno né buono né cattivo, come molti degli ultimi. 
Ho incontrato persone: alcune camminano ancora accanto a me, altre hanno preso strade diverse; alcune mi hanno ferita e me ne sono allontanata, altre mi hanno offerto serenità, sostegno, presenza. 
Tutte, in un modo o nell’altro, hanno lasciato un’impronta su ciò che sono oggi.

Ho riso, ho amato, ho sopportato. 
Ho pianto, ho abbracciato, ho baciato. 
Ho gioito, mi sono emozionata. 
Ho vissuto momenti di luce e momenti di angoscia. 
Sono caduta, e ogni volta mi sono rialzata, con quella piccola ostinata speranza che abita il cuore e l’anima: domani è un altro giorno. 
E un altro anno. Il 2026.

PS. Le mignolate? Un trionfo. Hanno conquistato tutti. Provare per credere

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Autore: Ketty Zambuto

Nata ad Agrigento il 2 ottobre 1968, ha vissuto nella sua città d'origine fino all'ottobre del 2020, quando una nuova opportunità lavorativa l'ha portata a Milano, città che ha imparato a conoscere e amare. Attualmente lavora come personale ATA in una scuola milanese. Nel corso della sua carriera, ha accumulato una vasta gamma di esperienze professionali: ha iniziato come centralinista per un'impresa edile nel 1991, ha lavorato come contabile nella ditta di trasporti del padre fino al 1993 e, nello stesso anno, si è sposata e ha gestito con il marito un'attività di assistenza e vendita di macchine per ufficio e commercio. Durante le stagioni estive, ha collaborato anche nella cucina di ristoranti. La passione per la scrittura l'ha accompagnata da sempre. Ha esordito con un racconto per il libro saggio "Da un'avversità nasce un'opportunità" (Biblios Edizioni). Successivamente, ha pubblicato autonomamente "Puro Amore" nel 2023, una storia di vita vera, e "Diario di una musa" nel 2025, un'autobiografia che narra la nascita di un amore.

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